Cittadini e amministrazione cooperano per sostenere la crescita del nostro paese
Il punto di Labsus

Più sussidiarietà per sconfiggere la corruzione

La cultura della legalità nella pubblica amministrazione

La cultura della legalità nella pubblica amministrazione, di cui la corruzione rappresenta la patologia più grave e diffusa, emerge sempre di più quale condizione non solo per garantire il buon funzionamento dei servizi pubblici, ma quale condizione più generale per garantire competitività al sistema sociale ed economico del Paese.

Purtroppo, l’Italia è al 41° posto della classifica mondiale compilata da Transparency International relativa alla trasparenza (penultimi nella CEE). Questo dato, pressoché taciuto dai media nazionali (4° posto nella classifica per la libertà di stampa), comporta conseguenze gravissime sia sui conti pubblici che sulla competitività del sistema paese (al 47° posto nella classifica mondiale a cura di Transparency).

I costi della corruzione sono altissimi. Il danno erariale annuale causato in Italia dalla corruzione corrisponde almeno a 7 miliardi di euro. Enorme si conferma il peso per la competitività del paese. La stessa spesa pubblica ne è influenzata perché, come spiegano gli studi internazionali, le risorse impegnate in modo illecito sono sottratte a voci fondamentali del bilancio nazionale: in primo luogo l’istruzione e, in misura minore, i servizi sociali.

I costi "vivi" della corruzione
Tra i costi "vivi" della corruzione si possono segnalare i seguenti: l’aumento dei costi a parità di servizi, il mancato gettito tributario, gli investimenti mancati dall’estero, gli investimenti mal diretti internamente, lo spreco di competenze manageriali e intellettuali, la sofferenza morale ed economica inferta alle vittime dei reati.

Fatto particolarmente grave è che la classe dirigente e le istituzioni politiche italiane piuttosto che costituire un muro di difesa contro il fenomeno, molto spesso lo alimentano. Basti pensare all’intreccio perverso della sanità pubblica con i numerosi scandali che hanno visto implicati (in Calabria, Sicilia, Piemonte e Lazio) pezzi di istituzioni regionali, clan mafiosi e amministratori di servizi sanitari regionali. Basti pensare alla mancanza di politiche per la legalità e al vuoto legislativo che hanno caratterizzato la scorsa legislatura. Basti pensare, infine, ai numerosi parlamentari italiani che sono attualmente condannati, indagati, imputati per questo genere di reati.

Confiscare i beni corrotti per garantire la legalità
Proprio per fronteggiare questi problemi, e in attuazione all’articolo 118, ultimo comma della Costituzione, Cittadinanzattiva – in collaborazione con Libera, Avviso Pubblico e Transparency International -promuove pertanto Il disegno di legge per la confisca e l’uso sociale dei beni dei corrotti al fine di assicurare la legalità nel nostro paese. La legalità e la trasparenza sono beni comuni senza i quali il benessere complessivo di una nazione è messo in pericolo e si deteriorano le condizioni di base per assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione pubblica e lo sviluppo civile ed economico della società.

Nella logica della sussidiarietà, inoltre, bisogna ricordare che la trasparenza dei decisori e degli amministratori pubblici ha un ruolo essenziale perché consente che il rapporto tra cittadini e amministrazioni non sia fondato sulla diffidenza reciproca ma sulla collaborazione in vista di obiettivi comuni di interesse generale. Viceversa, le Istituzioni caratterizzate da comportamenti illeciti non hanno ovviamente alcun interesse a condividere informazioni, punti di vista, risorse e poteri con i cittadini. Inoltre, la lotta alla corruzione e il recupero dei beni sottratti alle vittime dei reati, alle istituzioni e alle comunità locali permette di liberare risorse ed energie da impiegare per lo svolgimento di attività di interesse generale e lo sviluppo sociale.

Gli obiettivi del disegno di legge
In concreto, il disegno di legge in questione mira ai seguenti obiettivi:

1. in primo luogo, aggredire i patrimoni indebitamente accumulati dagli amministratori e dai funzionari pubblici corrotti.

Si tratta di una misura di sicuro effetto nella lotta alla corruzione perché colpisce al cuore i comportamenti illeciti così come ha fatto la legge Rognoni-La Torre per i reati di mafia. E’ forse vero che esistono già norme sulla confisca. Ma è troppo facile spiegare che una proposta come questa, collegata anche all’esperienza della legge 19 sulla mafia, con la possibilità di istituire un’agenzia ad hoc per l’attribuzione dei beni confiscati, assume una forza – sia simbolica che operativa – tutta particolare, specie nella fase dell’implementazione.

Qualcuno sostiene che ‘scovare’ beni che sono perlopiù immateriali in quanto monetari e finanziari è impresa ardua. Tuttavia, l’iniziativa è utile e innovativa proprio perché, per attuarla, serve una modifica sostanziale ed una maggiore efficacia delle azioni di intelligence.

A che serve, infatti, la lotta alla corruzione se permette ai corrotti di continuare a godere di beni provenienti da atti illeciti e non riesce a restituirli ai cittadini che sono stati danneggiati? Solo così sarà possibile, inoltre, esercitare una capacità di deterrenza nei confronti dei comportamenti illeciti.

2. in secondo luogo, restituire alle istituzioni, alle comunità locali e alle organizzazioni di cittadini risorse pubbliche in una logica sussidiaria.

Si tratta di un obiettivo molto concreto. Non ci si limita a denunce moralistiche o alla difesa della legalità come bene comune. Si vuole, invece, con queste norme, mettere nuovamente a disposizione delle istituzioni locali risorse che devono essere destinate ad uso pubblico oppure favorire le iniziative dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale.

Beni confiscati utilizzati per la promozione di finalità sociali
In pratica, emerge una circolarità virtuosa in cui la cittadinanza attiva promuove il recupero di beni che vengono d’autorità confiscati dalla forza pubblica. Questa li trasferisce ai soggetti della società civile organizzata che li riutilizza per promuovere finalità sociali e fronteggiare problemi di interesse pubblico. In questo modo, si realizza allo stesso tempo il trasferimento di poteri e risorse ai cittadini e lo sviluppo civile ed economico delle comunità locali.

Cittadini e amministrazioni, quindi, non si limitano a combattere insieme l’illegalità costruendo migliori condizioni etiche per la convivenza civile, ma cooperano per conseguire finalità di interesse generale e sostenere la crescita complessiva del nostro paese.



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