Per far funzionare lo scaldabagno elettrico ci vuole un lungo, costoso e complicato processo.
Il punto di Labsus

Il 5 per mille e lo scaldabagno

Da contribuenti rassegnati a contribuenti attivi

I cittadini, sulla base di una propria autonoma scelta, utilizzano le proprie capacità e risorse per prendersi cura dei beni comuni

Il 5 per mille ha la stessa base teorica del principio di sussidiarietà e per capirlo può essere utile un paragone, secondo il quale il 5 per mille sta al sistema fiscale tradizionale come lo scaldabagno solare sta allo scaldabagno elettrico.

Nello scaldabagno solare il sole scalda direttamente l’acqua con cui poi mi faccio la doccia. Per far funzionare lo scaldabagno elettrico invece ci vuole un lungo e complicato processo: il gas o un altro combustibile viene bruciato per produrre calore con il quale si produce vapore che a sua volta fa girare le turbine che producono elettricità la quale viaggia negli elettrodotti e poi nei cavi elettrici nelle case e infine scalda le resistenze dello scaldabagno elettrico che a loro volta, finalmente, scaldano l’acqua per la doccia!

Un sistema complicato ed
inefficiente

Nel sistema fiscale tradizionale succede qualcosa di simile: il contribuente affida i propri soldi allo Stato che li usa per far funzionare apparati complessi, costosi e spesso inefficienti, i quali a loro volta forniscono servizi al contribuente, che però non percepisce quei servizi come il risultato del conferimento da parte sua di risorse allo Stato, perché in mezzo ci sono stati nel frattempo troppi passaggi.

In entrambi i casi ci sono enormi sprechi: di energia, da un lato, perché nei vari passaggi dal gas fino alle resistenze elettriche dello scaldabagno una quantità notevole di potenziale energetico va sprecata nei vari passaggi; di risorse economiche, dall’altro, perché una parte più o meno grande dei soldi del contribuente serve per far funzionare gli apparati, non per fornirgli servizi.

Nel 5 per mille invece il contribuente non delega allo Stato la decisione circa l’uso dei suoi soldi, bensì li attribuisce direttamente a soggetti privati e pubblici che ritiene stiano fornendo servizi importanti, magari anche servizi che lo riguardano direttamente.

Ed è appunto questa caratteristica del 5 per mille che consente di assimilare tale istituto, sul piano teorico, al principio di sussidiarietà, grazie al quale i cittadini sulla base di una propria autonoma scelta utilizzano le proprie capacità e risorse per prendersi cura dei beni comuni, nell’interesse generale. Anche nel caso del 5 per mille, infatti, c’è un’assunzione di responsabilità circa l’uso delle proprie risorse, in questo caso economiche. Certo, non sono i cittadini in quanto tali a prendersi direttamente cura dei beni comuni, come accade quando si applica l’art. 118, u.c.; ma i soggetti a cui i cittadini affidano direttamente le proprie risorse finiscono con l’operare come "strumenti", per così dire, dei cittadini.

I quali in questo caso sono dunque non tanto "cittadini attivi", bensì semmai "contribuenti attivi", consapevoli e responsabili. Mentre nel rapporto con il sistema fiscale tradizionale sono contribuenti rassegnati, che danno i propri soldi ad apparati anonimi e sconosciuti, senza mai poter verificare l’uso che di tali soldi verrà realmente fatto.

Con il 5 per mille si aggiunge,
non si toglie!

In sostanza, il 5 per mille si inserisce all’interno di una tendenza storica molto forte all’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini attraverso scelte non egoistiche, una tendenza che, come dimostra il successo inaspettato che il 5 per mille ha avuto nella sua prima applicazione, era evidentemente già presente nella nostra società ma non trovava sbocchi. Il 5 per mille non va dunque considerato come un’eccezione alla fiscalità tradizionale bensì, insieme con la cittadinanza attiva di cui all’art. 118, u.c., come uno dei modi con cui si manifesta oggi il superamento del principio della delega e l’affermarsi di forme di libertà solidale.

E’ importante sottolineare che, così come nell’esercizio della cittadinanza attiva, anche nel caso del 5 per mille si aggiungono, non si sottraggono risorse. Il 5 per mille infatti non comporta una redistribuzione di risorse attraverso il sistema fiscale a organizzazioni non profit, del terzo settore, etc., ma rappresenta una forma di circolazione di risorse pubbliche che restano risorse pubbliche e hanno finalità pubbliche sulla cui destinazione decidono però i cittadini.

Esse poi acquistano valore aggiunto grazie al fatto che, come nello scaldabagno solare, fra il destinatario delle risorse e l’obiettivo specifico che tale soggetto persegue c’è un rapporto diretto, cosa che non accade per le risorse attribuite agli apparati dello Stato attraverso il sistema fiscale. E dunque è presumibile che le risorse attribuite attraverso il 5 per mille siano utilizzate in maniera più efficiente e diano risultati migliori di quanto non accade con le risorse utilizzate dagli apparati pubblici.



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