Silvia Francescon, coordinatrice della campagna del Millennio dell'Onu: "Gli aiuti alla cooperazione? Sono insufficienti per onorare gli impegni internazionali"
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Sviluppo: Italia indietro tutta

Obiettivi del Millennio: il ritardo del Belpaese

A metà del percorso per il raggiungimento degli obiettivi del Millennio l’Europa raggiunge il traguardo, l’Italia resta indietro

Il bilancio di medio termine verso il raggiungimento degli obiettivi del millennio non è confortante per l’Italia che resta, secondo i dati dell’Ocse usciti oggi, agli ultimi posti tra i paesi ricchi per percentuale del Pil destinata all’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps), con uno scarso ,2%.

Tale percentuale scende allo ,11% al netto della cancellazione del debito. L’Italia si era impegnata in importanti forum internazionali, insieme ad altri paesi ricchi, a raggiungere – entro il 215 – lo ,7% Pil/Aps.

Tale impegno è stato ulteriormente ribadito in sede europea, dove l’Italia si è impegnata a raggiungere anche delle scadenze intermedie. In particolare: lo ,33% entro il 26 (obiettivo evidentemente non raggiunto) al Consiglio dei ministri dell’Ue a Barcellona nel 22, e lo ,51% entro il 21 al Consiglio Europeo di Bruxelles nel 25.

Altri donatori stanno invece onorando gli impegni internazionali, alcuni anche superandoli: la Svezia ha già raggiunto l’1,3%, la Danimarca lo ,8%, il Lussemburgo lo ,89%, i Paesi Bassi lo ,81%, la Norvegia lo ,89%.

Tutti i partner europei stanno mantenendo le scadenze intermedie tranne, oltre all’Italia, Grecia e Portogallo. “I dati pubblicati oggi dall’Ocse riflettono le disposizioni della finanziaria 25 – afferma Silvia Francescon, coordinatrice della campagna del Millennio delle Nazioni Unite – e sono molto preoccupanti: l’Italia è agli ultimi posti tra i paesi donatori.

Sappiamo che questa non è la richiesta degli italiani, che sono sempre più sensibili alle politiche di lotta alla povertà e al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio”.

“Sebbene con l’ultima finanziaria il governo Prodi abbia aumentato gli aiuti alla cooperazione, essi sono pur sempre insufficienti per onorare gli impegni internazionali, come riconosciuto dallo stesso ministro degli Esteri D’Alema nel suo discorso al Senato del 21 febbraio scorso”.

“Siamo ancora in tempo per invertire la rotta – sostiene la Francescon- Sia il presidente del Consiglio Romano Prodi, che il ministro degli Esteri D’Alema, hanno ribadito in Parlamento che la lotta alla povertà rappresenta un asse portante dell’azione internazionale del governo.

Questo ci fa ben sperare per il prossimo Dpef, che sta per essere predisposto, e naturalmente per la prossima finanziaria, dalla quale – viste le dichiarazioni del governo di dare priorità alla lotta alla povertà – ci aspettiamo degli incrementi sostanziali per la cooperazione allo sviluppo.”

“Sappiamo poi che la viceministra Sentinelli, che si sta molto impegnando in tal senso, sta valutando la possibilità di proporre di intervenire a sostegno della cooperazione allo sviluppo con strumenti quali una tassa sulle transazioni valutarie internazionali.

A tal fine l’Italia è entrata recentemente nel gruppo di quei paesi che sta portando avanti questa discussione a livello internazionale e anche questo è un segnale di volontà di ripresa di protagonismo nella scena internazionale su questi temi.”

“È importante, poi, che il tema della qualità degli aiuti, e quindi la garanzia della loro efficacia, sia sempre presente nelle strategie di lotta alla povertà", conclude Francescon.

È in quest’ottica che la campagna del Millennio delle Nazioni Unite ha lanciato, in Italia, un’iniziativa sullo ,7 alla quale stanno rispondendo molti cittadini italiani.



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