l'Arci studia e si studia in un sondaggio curato da Unicab dove una volta di più viene fuori il distacco della società civile dalla politica dei partiti
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Volontariato: piace al 30% degli italiani

Solo al 10% degli italiani interessa la politica

Un sondaggio Unicab commissionato dall'Arci che festeggia i cinquant'anni. Il presidente dell'Arci, Beni: "Restiamo fuori dalla politica dei partiti. Il nostro modello è cittadinanza partecipata dal basso". E' la terza associazione no profit più conosciuta in Italia dopo wwf e Unicef. Un milione e 200 mila iscritti, 5000 circoli. L'articolo è tratto da www.repubblica.it del 3 aprile.

Ha cinquant’anni di vita, un milione e duecentomila tesserati in tutta Italia – una cifra superiore alla somma degli iscritti dei partiti della coalizione di maggioranza – si occupa di tutto, dall’ambiente alla pesca, dal pacifismo al volontariato, dal cinema alla musica e ha un sola grande certezza: non sarà mai una sigla della politica italiana.

O meglio, per dirla con le parole del presidente Paolo Beni presidente dell’Arci, "l’Arci fa politica nel senso vero del termine, quello di sperimentare nuovi luoghi di cittadinanza attiva, ma non diventerà mai un partito o un simbolo in qualche tornata elettorale".

Nascita dell’Arci
Cinquant’anni di vita – promesse che di questi tempi è sempre bene ribadire. Arci, appunto.
Cinquant’anni di vita, era il 25 maggio 1957 quando a Firenze si riunirono i sodalizi di base di Bologna, Firenze, Novara, Pisa e Torino e approvarono lo statuto dell’Arci.

Oggi sfilano davanti agli occhi le immagini di quegli anni, le Case del popolo ancora diroccate, i primi manifesti, gli striscioni delle marce per i diritti dei lavoratori ma anche quelli dei primi concerti.

E si può ascoltare in video il racconto di Arrigo Deodati, partigiano e fondatore dell’Arci, tra i milioni di storie di questa associazione, senza dubbio la più importante.

Il sondaggio
Con mezzo secolo di vita e un patrimonio di tessere che farebbe invidia a qualunque leader politico, l’Arci studia e si studia in un sondaggio curato da Unicab dove una volta di più viene fuori il distacco della società civile dalla politica dei partiti.

Le iniziative promosse dai partiti e dai sindacati riscuotono solo il 1% e il 1,7% delle adesioni, la percentuale più bassa tra tutte le voci indagate.

Il sondaggio è stato effettuato tra il 22 e il 27 febbraio. Telefonicamente è stato intervistato un campione di mille persone, tutte maggiorenni distribuite in tutto il territorio nazionale e suddivise in tre fasce di età: 18-34 anni; 35-54 anni; oltre i 54 anni. Il campione è stato scelto a prescindere dal’orientamento politico.

"Vivo bene e andrà meglio"
La maggioranza delle persone dichiara di vivere "molto bene" (il 37.4%) e "abbastanza bene" (46.9%) nel proprio Comune.

La quota dei soddisfatti cresce più è piccolo il comune di residenza, "perché nel piccolo cresce – spiega Carlo Buttaroni, direttore di Unicab – la percezione di una rete di assistenza e di solidarietà più certa e sicura".

Nella ricerca Unicab, e in controtendenza con le stime generali, prevale il popolo degli ottimisti: tra il 39 e il 43.4% è "molto" e "abbastanza" convinto del proprio tenore di vita e il 43% è convinto che "migliorerà".

La quota di felici e scontenti pende di poco verso questi ultimi quando la domanda è "se negli ultimi anni il tenore di vita è migliorato o peggiorato": il 36.7% risponde sì contro il 37.9 per cento.

I consumi culturali sono ancora bassi rispetto alle medie europee: 23 italiani su cento vanno al cinema una volta al mese; quattro al teatro, 6 a mostre d’arte, 7 ad eventi musicali.

S’informano attraverso i quotidiani (il 56,4 per cento sfoglia almeno un giornale tre o quattro volte alla settimana) ma leggono pochi libri (il 56 per cento arriva al massimo a 3 libri l’anno).

E però è in continua crescita la domanda di cultura: il 67,1% (all’incirca 32 milioni di italiani) è interessato a rassegne cinematografiche, il 63,3% a quelle teatrali, il 61,1% a mostre d’arte.

Meno partiti, più sociale
Nel campione intervistato il 41 per cento non ha mai sentito parlare dell’Arci e solo il 2,6% è iscritto. Eppure quasi il 29 per cento, all’incirca quattordici milioni di italiani, è interessato al volontariato e ad iniziative che riguardano il sociale o attività ricreative e culturali.

Dai giovani agli anziani, dai poveri ai disabili, dall’ambiente alla pace passando per l’integrazione e i migranti: il trenta per cento degli italiani in Italia cerca questo tipo di impegno mentre solo il dieci per cento s’interessa ancora ai partiti e ai sindacati.

La festa
L’Arci festeggerà lungo tutto l’anno e in tutta Italia. Il clou degli eventi sarà a Firenze il 25-26 maggio con una cerimonia a cui parteciperà il presidnete della camera Fausto Bertinottti.

"Siamo la più grande organizzazione popolare in Italia – dice con orgoglio Paolo Beni – cinquemila circoli e oltre un milione di associati. Siamo una rete di spazi e di opportunità di incontro, occupiamo i vuoti del paese facendo cittadinanza attiva dal basso".

E soprattutto, l’Arci "è e resta autonoma rispetto a partiti e sindacati perchè al centro vogliamo tenere le persone".



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