Dal basso. La soluzione per garantire la sicurezza sulle strade e nelle piazze italiane non può partire che dal territorio. E da chi sul territorio ci lavora.
Sicurezza

Sicurezza, la soluzione è nelle reti sociali

Una conferma dell'importanza delle azioni di sussidiarietà orizzontale

I tavoli locali tra associazioni, comitati cittadini, vigili urbani e forze dell'ordine e singoli cittadini permettono di ridare fiducia a chi l'ha persa a vantaggio della sicurezza collettiva.

Dal basso. La soluzione per garantire la sicurezza sulle strade italiane non può partire che dal territorio. E da chi sul territorio ci lavora. “Non serve alcun piano calato dall’alto, piuttosto si punti sui tavoli locali, riunendoli sotto una direzione nazionale”, propone Lucio Babolin, presidente del Cnca, Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, “è l’unico modo sensato per affrontare le paure sociali”.

Lucio Babolin, membro della commissione sicurezza del governo, in questi giorni un documento al ministro Amato. “Proposte concrete per ogni ambito, dai rom alla tratta, dal disagio giovanile alla tossicodipendenza”, spiega, “in cui il punto di partenza sono esperienze già esistenti di situazioni che migliorano grazie a reti locali”. Buone prassi della lotta all’insicurezza sociale che spesso vedono come coprotagonisti alcuni dei 26 enti non profit aderenti al Cnca.

I rom e le famiglie di Lamezia Terme

Come nel caso di Lamezia Terme, in Calabria, dove famiglie rom italiane vivono da decenni a stretto contatto con i locali. Una convivenza difficile, spesso impossibile, tanto che il campo che li ospita è ancora oggi delimitato da un muro. “Ma oggi la parola integrazione non è più un tabù”, dice Marina Galati, responsabile della Comunità progetto sud di Lamezia. Un fitto lavoro di rete tra Comunità e scuole, parrocchie, associazioni cittadine ha fatto sì che oggi i rom siano cittadinanza attiva. “Abbiamo creato molteplici occasioni d’incontro, luoghi in cui entrambi, rom e non, potessero prendere la parola e confrontarsi sulle diffidenze reciproche”, prosegue Galati. “Ben 31 delle 114 famiglie rom presenti oggi vive in case di muratura, mentre almeno 15 persone lavorano nella raccolta rifiuti, in una cooperativa sociale. E solo 7 dei 631 rom ha guai con la legge”. Gran parte del lavoro è stato fatto sui giovani, a scuola, “dove due anni fa i ragazzi rom hanno scritto una lettera ai loro coetanei facendosi conoscere”. Il risultato? “Molto positivo. Non è stato facile ma da quel momento è iniziata una comunicazione laddove prima c’erano solo pregiudizi”, spiega Augusto Leone, professore di lettere e presidente della circoscrizione cittadina di Lamezia che più ha a che fare con i rom. “ora ci vuole continuità, per questo chiediamo l’appoggio delle istituzioni”.

Bologna: una rete per ridare dignità a Piazza Verdi

Lo stesso appoggio che invoca a gran voce la Consulta cittadina, formata da 61 enti, che a Bologna lavora per ridare dignità a Piazza Verdi, storico luogo del centro storico rovinato da anni di degrado. “La piazza è il luogo di ritrovo del mondo universitario, e attira gente di strada, spacciatori. C’era sporcizia, noncuranza, per gli abitanti il disagio peggiorava ogni giorno”, spiega Teresa Marzocchi, presidente della Consulta e responsabile della cooperativa La rupe. “L’anno scorso ci siamo messi tutti al tavolo: rappresentanti di studenti, comitati di quartiere, operatori sociali, vigili urbani”, continua Marzocchi. Oggi Piazza Verdi è rinata. “Nella consulta ogni problema viene affrontato fino a trovare una soluzione”, aggiunge Otello Ciavatti, responsabile del Comitato di quartiere. “Ad esempio, abbiamo 12 bacheche in strada e da quel momento i muri delle case non sono più stati tappezzati di annunci”, racconta Ciavatti, “ancora, l’aggiunta di bagni chimici ha fatto sparire i cattivi odori negli angoli delle strade. Si è potenziata poi l’offerta culturale, con iniziative che hanno portato nella piazza nuova gente”. E lo spaccio? “È diminuito, grazie a una giusta repressione. Necessaria di fronte alla criminalità”.

Firenze: contro tratta e prostituzione

A Firenze, infine, grazie al tavolo locale tra associazioni, comitati cittadini e forze dell’ordine, problemi come tratta e prostituzione vengono affrontati oggi con maggior efficienza che in passato. “Si crea confidenza fra i servizi in rete, e tutti ne traggono beneficio”, spiega Ilaria Maggini dell’associazione Arcobaleno, che un’unità di strada e uno sportello. I contatti sono aumentati fino ad arrivare a un centinaio ogni mese. “Ci arrivano segnalazioni da parte di cittadini, si presentano le vittime, e qualche volta anche i clienti. C’è sempre più consapevolezza”.



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