Labsus si rivolge alle amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli, per convincerle che anche le più efficienti hanno bisogno dell ' aiuto dei cittadini attivi
Il punto di Labsus

Un potere nascosto

Ripartire dai cittadini

Ci sono in Italia milioni di persone, semplici cittadini, uomini e donne che vivono vite normali che non hanno quello che usualmente viene chiamato “potere”, cioè il dominio sulle persone e sulle cose.
Ma hanno qualcosa che i potenti della politica, della finanza, dell’informazione, del sapere non hanno e non avranno mai.

Essi hanno la conoscenza capillare, precisa, dettagliata della realtà in cui vivono e lavorano. E inoltre hanno gli strumenti per migliorare questa realtà, purché lo vogliano, in quanto possono intervenire su di essa modificandola in modo che le loro vite siano migliori, più piacevoli, meno faticose.

Dunque un potere ce l’hanno, anche se non lo sanno. Ed essendo un potere che hanno tutti i cittadini esso non si esprime attraverso il dominio sugli altri, bensì attraverso gesti di cura.

Migliaia di semplici cittadini hanno infatti il potere, se vogliono, di prendersi cura dei beni comuni. Possono produrre, mantenere e sviluppare i beni comuni. Nessuno glielo può impedire.

Essi “possono”, dunque hanno nel senso letterale del termine un potere. Ma non lo sanno, perché non sanno che da alcuni anni c’è nella Costituzione un principio antico ed al tempo stesso modernissimo, chiamato sussidiarietà, che riconosce e legittima il ruolo attivo dei cittadini nel perseguire l’interesse generale, prendendosi cura dei beni comuni.

Un’opportunità costituzionale

L’obiettivo di Labsus, la ragione stessa della nostra esistenza, è proprio quello di far sapere al maggior numero possibile di persone che essi possono prendersi cura dei beni comuni e che, se lo fanno, la Costituzione li protegge e li legittima, imponendo alle amministrazioni di agevolarli nel loro nuovo e prezioso ruolo di cittadini attivi.

L’articolo 118, ultimo comma della Costituzione infatti è chiarissimo: tutti i soggetti pubblici debbono favorire "l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà ".

Questa norma modifica radicalmente il rapporto fra poteri pubblici e cittadini. Questi ultimi non sono più soltanto amministrati, cioè passivi destinatari di provvedimenti o prestazioni, bensì diventano alleati delle amministrazioni nella cura dei beni comuni, quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono tutti.

Alleati, non utenti

Per le amministrazioni la collaborazione dei cittadini può risultare preziosa, in alcuni casi addirittura indispensabile per risolvere i problemi sempre più complessi e difficili del vivere quotidiano nel nostro Paese. E dunque Labsus si rivolge anche a tutti coloro che operano nelle amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli, per convincerli che anche le amministrazioni più efficienti hanno bisogno dell’aiuto dei cittadini attivi.

Non è infatti questione di mezzi, di personale, di risorse economiche, etc.: è proprio che le amministrazioni da sole non ce la possono fare più, perché il mondo è diventato troppo complicato per pensare di poterne risolvere i problemi in base al vecchio paradigma bipolare, secondo cui da un lato ci sono le amministrazioni con i loro complessi apparati e dall’altro ci sono milioni di "utenti", cioè di passivi destinatari di ogni genere di interventi pubblici.

Oggi, finalmente la Costituzione legittima i cittadini ad uscire da questo ruolo passivo per prendersi cura, insieme con le amministrazioni, di beni comuni quali il territorio, l’ambiente, l’acqua, l’aria, la sicurezza, la fiducia nei rapporti sociali, la legalità, i diritti dell’uomo, la salute, l’istruzione, i beni culturali, i servizi pubblici, la regolazione del mercato, le infrastrutture e altri beni simili a questi.

Risorse da non sprecare

Dunque sarebbe assurdo se adesso le amministrazioni sprecassero lo straordinario patrimonio di risorse che i cittadini attivi possono mettere in circolo sotto forma di tempo, conoscenze, competenze e idee. Anche perché essere cittadini attivi è una nuova forma di libertà solidale e responsabile alla portata di tutti, non richiede chissà quali doti o competenze, né l’iscrizione ad associazioni di volontariato, del terzo settore, o simili. E’ sufficiente fare cose concrete, anche molto semplici, prendendosi cura di beni il cui mantenimento ed arricchimento è nell’interesse di tutti.

Quando gli amministratori pubblici, soprattutto a livello locale, capiranno le enormi potenzialità della cittadinanza attiva sarà possibile "ripartire dai cittadini", usando la sussidiarietà come fondamento per un’inedita alleanza fra istituzioni e cittadini. E migliaia di cittadini si mobiliteranno per prendersi cura dei beni comuni insieme con le amministrazioni in una sorta di quotidiana "manutenzione" del Paese, con un effetto complessivo straordinario, sia in termini di crescita del livello della convivenza civile, sia in termini pratici, di miglioramento della qualità della vita di tutti.

Cittadini per l’innovazione

Sarà come un’iniezione di ricostituente per un organismo debilitato, perché una società con una forte presenza di cittadini attivi non soltanto è una società in cui tutti vivono meglio ma è anche una società più competitiva, perché la cittadinanza attiva è un fattore potente di innovazione dell’intero sistema.

Non dovrebbe essere particolarmente difficile realizzare, nelle varie articolazioni del sistema amministrativo, progetti per promuovere e sostenere i cittadini che desiderano prendersi cura dei beni comuni. Ci sono già esperienze in tal senso e soprattutto ci sono, sia nelle amministrazioni centrali sia in quelle locali, le persone su cui far leva. D’altro canto nelle nostre città e paesi ci sono migliaia di cittadini potenzialmente attivi che, se adeguatamente sollecitati, sicuramente risponderanno, come già hanno risposto in tante altre occasioni.



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