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Non basta rendere pubbliche le informazioni affinché ci sia trasparenza
Il punto di Labsus

Trasparenza, evasori, democrazia

La trasparenza amministrativa ha bisogno di internet

Il presidente di Labsus analizza in un articolo in www.lavoce.info ("Contribuenti fra trasparenza e privacy") le questioni di carattere giuridico sollevate dalla pubblicazione su Internet delle dichiarazioni dei redditi, mentre in questo editoriale ricostruisce da un punto di vista teorico più generale il significato ed il ruolo attuale del principio di trasparenza applicato all’amministrazione. Ne emerge un'idea innovativa di trasparenza amministrativa, fondata sul passaggio dal segreto alla conoscibilità, da questa alla conoscenza, e dalla conoscenza alla comprensione.

La trasparenza amministrativa è un principio essenziale della democrazia applicato all’amministrazione in quanto, come afferma Norberto Bobbio, la “democrazia consiste nell’esercizio del potere pubblico in pubblico”.
Tuttavia chiedere che l’amministrazione sia “trasparente” è qualitativamente diverso dal chiedere che l’esercizio del potere amministrativo avvenga, in quanto potere pubblico, in pubblico.
Questo, ormai, è almeno in teoria universalmente accettato. Ma la pubblicità, intesa come conoscibilità, dell’azione amministrativa è solo una delle condizioni necessarie affinché possa aversi dall’esterno dell’amministrazione un controllo sull’esercizio del potere amministrativo.

Trasparenza e pubblicità


Emerge qui la differenza fra trasparenza e pubblicità. Si ha infatti applicazione del criterio della pubblicità quando informazioni detenute dall’amministrazione vengono messe a disposizione di coloro che desiderano prenderne visione, su loro richiesta (diritto di accesso ai documenti amministrativi) o per iniziativa autonoma dell’amministrazione (legge n. 15/2 sulle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni).
Questo tuttavia non comporta necessariamente una maggiore trasparenza dell’amministrazione, come dimostra il caso dei bilanci comunali, il cui esser pubblici non aumenta realmente la trasparenza delle amministrazioni comunali, essendo essi di fatto spesso incomprensibili per i cittadini. Le informazioni in essi contenute sono certamente pubbliche ma non servono o servono solo in misura minima ad assicurare la trasparenza di quella amministrazione.

Conoscibilità, conoscenza, comprensione


In realtà quando si dice che l’amministrazione deve essere trasparente si dice qualcosa di più che non semplicemente che devono essere pubbliche le informazioni che essa detiene. La pubblicità è fondamentale, ma è solo il passaggio intermedio per uscire dal segreto e arrivare alla trasparenza.
Il segreto è infatti non conoscibilità, non conoscenza e quindi non comprensione. La pubblicità è conoscibilità, ma non necessariamente conoscenza. La trasparenza è insieme conoscenza e comprensione.
Un’informazione pubblica è un’informazione conoscibile, ovvero è una potenziale fonte di conoscenza. Ma affinché si abbia il passaggio dalla pubblicità alla trasparenza è necessario il passaggio dalla conoscibilità alla conoscenza vera e propria, su cui può a sua volta fondarsi la comprensione.

Trasparenza vuol dire comprensione


Pertanto assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa vuol dire assicurare la conoscenza reale, vera, di tale attività, quella che consente la comprensione e di conseguenza anche il controllo.
Se l’attività è segreta non può essere conosciuta. Se è pubblica, è conoscibile, ma non è detto sia anche conosciuta né che sia anche compresa. Solo quando si realizzano queste due ultime condizioni si ha veramente la trasparenza di quell’attività amministrativa e, dunque, la possibilità di un controllo sull’esercizio del potere che quell’attività comporta.
Ecco perché l’Agenzia delle entrate ha interpretato correttamente il proprio ruolo e la normativa di riferimento pubblicando anche su Internet le dichiarazioni dei redditi, dando ai cittadini la possibilità di passare dalla mera conoscibilità alla conoscenza e, quindi, alla comprensione.



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