Democrazia e democrazie

Prin, le unità operative si presentano

Incontro a Trento il 27 novembre

Un pomeriggio di lavori per coordinare gli indirizzi delle cinque unità operative impegnate sul Prin “Il federalismo come metodo di governo. Le regole della democrazia deliberativa e partecipativa”.

La capofila, l’unità trentina, con a capo Gregorio Arena, ha ospitato più di venti tra docenti, ricercatori e collaboratori afferenti alle unità Roma Luiss, Perugia, Ferrara. Assenti, a causa di un imprevisto, i partecipanti di Milano.

I lavori si sono aperti con una breve introduzione del coordinatore nazionale del progetto, Arena, che ha toccato, oltre ad alcuni punti di merito, anche il tema della metodologia di lavoro per assicurare risultati omogenei.

Arena, condividere un metodo

“Il tema del Prin sta diventando centrale, non solo in Italia”. Lo ha affermato, introducendo i lavori, Gregorio Arena. “Da un lato – ha spiegato – i cittadini si ‘riprendono’ la delega dalla politica. Dall’altro la politica porta avanti un’idea di democrazia maggioritaria. Assistiamo quindi a una scissione tra ideologia e pratica”. Se, dunque, Arena vede il tema già molto radicato nella realtà, vede anche la “necessità di dare delle regole a queste forme di democrazia partecipativa e deliberativa, pur non irrigidendole”.

La stessa idea del Prin “è nata – ha raccontato – in una riunione di redazione di Labsus di due anni fa. Oltre alla sussidiarietà orizzontale, ci si è resi conto che esiste un altro profio: quello della partecipazione. Riguarda cittadini attivi ma che non rientrano sotto ‘l’ombrello’ del 118. I cittadini chiedono di essere consultati e di partecipare alla decisione, ma anche al processo di formazione di tale decisione”.

Se, dunque, l’ambito della ricerca è ampio e in parte ancora da delineare, Arena ha però sottolineato con quale metodo è possibile raggiungere i migliori risultati: “una ricerca come questa – ha detto – può avere successo solo se c’è continuo scambio di materiali e informazioni tra le cinque unità, per far sì che si crei un punto di vista comune”. Oltre ai necessari incontri in presenza, Arena ha affermato che il modo di far circolare continuamente le informazioni “è quello di uno spazio web, gestito e governato dall’unità trentina”.

Un sito accessibile solo a chi viene coinvolto, ma costruito secondo la filosofia del web 2.. Ogni materiale del progetto confluisce nello spazio web, con immediata notifica per tutti i partecipanti. Periodicamente alcuni materiali possono essere resi pubblici, su web o su rivista. “È uno strumento importante – ha sottolineato Arena – per garantire l’omogeneità dei risultati”.

De Martin, nuove forme di cittadinaza

“L’unità operativa della Luiss si occuperà di cittadinanza e democrazia partecipativa”. Gianni De Martin, coordinatore dell’unità romana, ha spiegato lungo quali linee si muoverà la ricerca. “L’obiettivo specifico – ha detto – è quello di ragionare sull’estensione del concetto di cittadinanza e mettere a fuoco le forme concrete per favorire una partecipazione attiva delle collettività territoriali alle decisioni”. Sullo sfondo “le forme già regolate di partecipazione, per poter mirare soprattutto ai fenomeni ‘atipici’, nuovi”.

La ricerca si articolerà in due fasi: “una prima fase sarà dedicata alla riflessione teorica per mettere a punto le distinzioni concettuali, mettendo a fuoco il quadro normativo nuovo (a partire dalla riforma del Titolo V) che può favorire queste forme di partecipazione. Con un occhio anche alla legislazione regionale e agli statuti per quanto può promuovere questo tipo di esperienze”. In un secondo tempo la ricerca “approfondirà alcune esperienze comparate (francese e spagnola, e un paese dell’America Latina)".

De Martin ha poi spiegato che il secondo anno della ricerca, dovrebbe concentrarsi su “una verifica attraverso l’analisi delle esperienze sul campo, in ragione dei problemi concreti, per verificare le forme delle regole applicate”. L’obiettivo finale è quello di realizzare “un quadro aggiornato dello stato dell’arte su un tema ancora difficile da definire compiutamente”.

Il coordinatore romano ha accolto l’idea del coordinamento continuo tra le diverse unità: “Sarà necessario – ha detto – rafforzare l’idea di uno scambio dei paper in modo che ciascuno sappia cosa fa l’altro, anche per evitare inutili sovrapposizioni e facilitare il coordinamento. Questo può tradursi in osservazioni che singole unità possono fare alle altre durante il percorso, fornendo anche informazioni. Gli incontri generali – ha avvertito De Martin – vanno comunque previsti, ma dopo periodi che consentano di fare almeno un primo bilancio intermedio”.

Valastro, un linguaggio comune

“La preoccupazione delle regole è una chiave di lettura costante, assieme a quella dell’efficacia e delle garanzie”. Così Alessandra Valastro, coordinatrice del gruppo perugino. Anche secondo Valastro, lo scambio dei materiali è opportuno, sia per diradare gli incontri, sia perché le sovrapposizioni saranno inevitabili. “I temi sono vicini – ha spiegato – ci sono punti di contatto da gestire”.

“Uno dei difetti della riflessione sulla partecipazione – ha continuato Valastro – è stata la mancanza di comunicazione tra i diversi settori che se ne sono occupati, con ambiguità concettuali. Mettere in collegamento i vari settori è fondamentale per costruire quella ‘teoria generale della partecipazione’ della quale parla Cotturri”.

L’unità perugina ha come tema portante “fondamento e metodologie della democrazia partecipativa”. “Il metodo che ci siamo dati – ha spiegato Valastro – riunisce ricognizione teorica, studio di casi e comparazione. Abbiamo scelto di affrontare il tema attraverso diversi profili: lessico del federalismo, declinazione della partecipazione, soggetti della partecipazione, partecipazione e informazione istituzionale, partecipazione ai processi normativi, partecipazione e garanzie, partecipazione e funzione di controllo, partecipazione e formazione, comparazione”.

“Il lavoro sul lessico – ha spiegato Valastro – è funzionale e strumentale a ogni ulteriore indagine. Vogliamo risalire alle prime letture del federalismo, che evidenziavano anche la dimensione di rete tra i soggetti coinvolti nei processi decisionali e non solo il criterio di distribuzione territoriale del potere. E avviare una contemporanea ricognizione dei termini associati alla partecipazione a livello normativo”.

Per quanto concerne la “scelta” di quale partecipazione indagare, “ci si muoverà sulla partecipazione funzionale al federalismo come metodo di governo. Si vuole superare la dimensione riduttiva per vaorizzare la dimensione complementare alla democrazia rappresentativa”. Anche quello dei soggetti “è un nodo problematico. Entrano in gioco molte categorie: cittadinanza, cittadinanza attiva, inclusione. E ancora: quali sono i criteri per la legittimazione, o per la responsabilità dei soggetti? Quali le competenze?”

Altrettanto centrale è, per Valastro, il rapporto con l’informazione e la comunicazione che sono “presupposto della partecipazione. Spesso, però, si spacciano per processi partecipativi attività di mera divulgazione. La comunicazione istituzionale può mettere a disposizione della partecipazione canali comunicativi già consolidati. Nei settori specializzati e tecnici (ad esempio la sanità) la partecipazione vive proprio attraverso l’informazione”. Insomma, secondo Valastro bisogna indagare le “asimmetrie informative e la qualità dell’informazione”.

Per quanto concerne la partecipazione ai processi normativi, “esistono – ha proseguito Valastro – resistenze e complessità nella messa in atto di strumenti stabili di partecipazione”. Rispetto, poi, alla valutazione della qualità normativa, “un caso di analisi è quello delle autorità indipendenti come soggetti regolatori e per tipologie di decisioni. Se, infatti, parliamo di federalismo come metodo di governo, dobbiamo capire anche come interagiscono e partecipano in un sistema i diversi decisori”.

“A questo punto – ha continuato – è d’obbligo porsi il problema delle garanzie per il rispetto delle regole della partecipazione. Ragionare sull’utilità di strumenti procedurali, oppure sulla creazione di strumenti ad hoc (come nel caso dell’autorità istituita in Toscana)”. Strettamente connesso a questo tema, è la partecipazione alla funzione di controllo. “Ci si chiede se non si possa immaginare una forma di partecipazione anche per la funzione di controllo. Qui esistono casi di studio in ambiente e sanità”.

Il profilo della formazione, secondo Valastro, “chiude il cerchio”. “Come si consolida una cultura politica della partecipazione?”. Infine, Valastro ha sostenuto l’importanza della comparazione: “Sono già stati attivati contatti, in particolare l’Olanda che ha una cultura della partecipazione ma in una realtà di stampo federale in uno Stato unitario. L’ipotesi è di realizzare a giugno un incontro con colleghi stranieri”.

Bin, il ‘lato oscuro’ della partecipazione

“L’unità ferrarese promuoverà un atteggiamento ‘cattivista’”. Con una battuta, il coordinatore Roberto Bin ha illustrato i nodi critici attorno ai quali intende portare avanti la ricerca. “Non si può non essere interessati al fenomeno, pur essendo ormai chiare le cause: crisi politica, della rappresentanza, ma anche dell’interesse generale come categoria politica. Eppure – ha aggiunto Bin – l’ideologia dell’interesse generale è servita a edificare una struttura dello Stato, producendo anticorpi di garanzia”.

Secondo Bin, è utile diffidare dell’utilizzo di termini quali ‘advocacy’, ‘soft law’, ‘sussidiarietà’, ‘governance’. “La partecipazione è un fenomeno molto interessante, ma dietro a tutto questo, spesso il messaggio è legato alla costruzione del consenso. È il ‘risvolto demoniaco’ della partecipazione, il volto allarmante. Governance e partecipazione, in Europa, hanno portato a una legislazione imposta dai poteri forti”.

“Il sistema rappresentativo, se funzionasse – ha continuato Bin – avrebbe i suoi vantaggi. La sussidiarietà se è la privatizzazione dei servizi pubblici non va bene. Ancora: lo spazio nei meccanismi partecipativi, di governance e di sussidiarietà che hanno le associazioni dei consumatori e utenti potrebbe ‘togliere’ diritti ai cittadini, non sempre sovrapponibili a queste categorie”. “A chi sottrae diritto l’istanza di partecipazione di qualcuno – si è chiesto Bin – se i diritti sono a somma zero? Alla comunità, alla cittadinanza. Basti pensare alle reti di infrastrutture: si rischia di sostituire con ‘parole di contrabbando’ il ‘vecchio’ interesse generale”.

Bin ha anche sottolineato l’allarme sulle garanzie. “L’ipotesi di lavoro del gruppo vuole guardare ai momenti deboli dei processi partecipativi. Ci sono difficoltà oggettive e controindicazioni interessanti dal punto di vista critico. Sarebbe utile costruire nella giurisprudenza italiana e straniera degli osservatori su queste zone grigie”. Rispetto al coordinamento con le altre unità, Bin ha sostenuto “lo scambio non solo dei risultati ma anche dei dati”.



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