Servizi sociali

Le politiche sociali partecipative in Italia

Il rapporto finale della ricerca CRISS, condotto da Giulio Marcon, Mario Pianta e Duccio Zola, pone l’accento su una delle questioni di maggiore rilevanza per quel che riguarda lo sviluppo delle politiche sociali nazionali e delle novità che, soprattutto negli ultimi anni, hanno contribuito ad arricchirne il quadro, in particolare il tema della partecipazione.

Il punto di partenza della riflessione condotta dagli autori è quello, più generale, della riforma del sistema di Welfare e al mutamento verso una progressiva attenzione ai profili qualitativi degli aspetti erogativi, a fronte dei ben noti e crescenti vincoli. Contemporaneamente, la tematica della governance delle politiche, che ha visto il consolidarsi del metodo di coordinamento aperto in sede comunitaria, e quello della partecipazione alla elaborazione delle politiche stesse.

Qualunque sia l’apporto che i cittadini possano fornire, diviene fondamentale comprendere quale sia il livello di coinvolgimento: iniziativa autonoma dalla sfera politica tesa all’affermazione di proprie istanze, influenza sulle scelte politiche o, ancora, in termini di coinvolgimento.

Partecipazione e politiche sociali trovano, naturalmente, un importante punto di snodo con l’approvazione della legge 328 del 2 e a seguito del successivo riforma del Titolo V della Costituzione. Da una parte, infatti, la 328 disegna un sistema in cui la programmazione degli interventi si lega a forme di coinvolgimento e partecipazione del cosiddetto terzo settore (con la importazione della definizione dei livelli essenziali, rimasta sostanzialmente incompiuta); dall’altra, il nuovo disegno costituzionale lascia agli enti infra statali la gestione delle politiche sociali. Tuttavia, forti sono le distonie rilevate in termini di reale coinvolgimnto, anche alla luce della questione della sostanza della rappresentatività (chi? come?) in seno al terzo settore.

Gli autori, alla luce di questo quadro di sfondo, passano in rassegna alcune tra le esperienze locali di maggiore rilevanza, indagando anche su aspetti particolarmente innovativi, come, ad esempio, il bilancio partecipato.

Quali le prospettive? Anche se le best practices locali scontano inevitabilmente il prezzo della difficile trasferibilità a livello nazionale, politiche sociali informate alle migliori esperienze partecipative possono presentare vantaggi in termini di costi e di efficacia della spesa che si coniughi con reali e effettivi processi partecipativi della società civile, non solo in termine di organizzazioni non profit ma anche di cittadinanza attiva.



Lascia un commento