Insegnare la cittadinanza attiva
Cittadinanza e Costituzione

Cittadinanza e Costituzione

La tavola rotonda sul nuovo insegnamento

Alla Luiss si è tenuta la tavola rotonda promossa dall'Osservatorio sulla scuola dell'autonomia e titolato “Cittadinanza e Costituzione: un filo rosso nella formazione scolastica”. Numerosi esperti di diversa formazione si sono confrontati intorno alle problematiche sulla efficiente messa in atto della nuova materia sperimentale.

Il 2 febbraio si è svolta presso l’università Luiss di Roma la tavola rotonda “Cittadinanza e Costituzione: un filo rosso nella formazione scolastica” titolo che prende spunto dal volume curato da Luciano Corradini e che raccoglie contributi diversi riguardo l’insegnamento nelle scuole di questa ri-pensata educazione civica.

E’ proprio questo il tema intorno al quale discutono i numerosi partecipanti alla conferenza, cercando di definire le linee e fornire gli spunti per non perdere l’importante occasione che può derivare dalla messa a regime di una vera educazione alla cittadinanza che l’ insegnamento “Cittadinanza e Costituzione” introdotto in via sperimentale nel sistema di istruzione, può fornire.

La tavola rotonda

E’ infatti il ruolo dell’insegnamento di una cittadinanza attiva il punto focale al quale ci si deve interessare in quanto è da questo che passa il futuro della nostra convivenza, così provata dai problemi odierni che tutti conosciamo. Come delinea il coordinatore dell’incontro, Gian Candido De Martin, Direttore del centro Bachelet Luiss – osservatorio sulla scuola dell’autonomia, questa nuova “materia” riguarda sia la trasmissione della conoscenza di diritti e doveri, sia il senso ed il valore delle istituzioni democratiche; è quindi importante sottolineare l’importanza della Costituzione come centro fondamentale del nostro “diventare insieme cittadini” per “promuovere una consapevole partecipazione delle giovani generazioni alla vita democratica” per citare le parole del Presidente Napoletano.

Come evidenzia lo stesso Corradini, la Costituzione è il centro di riferimento per la continuità delle istituzioni ed il suo rapporto con la scuola è naturale se si vogliono raggiungere le finalità dell’ordinamento.

Tutto ciò può pervenire proprio attraverso l’insegnamento nelle scuole di “cittadinanza e costituzione” ed è quindi compito dei responsabili tutti (esperti, insegnanti, governanti) rispondere al più presto alle domande che la questione ci pone.

Le domande

Come insegnare la cittadinanza? Come materia autonoma (tipo la vecchia educazione civica) o come materia trasversale?

Che tipo di novità deve avere rispetto la sua “fallimentare” antenata?

Che tipo di materia deve essere?

Che formazione devono avere i docenti?

Solo la scuola deve farsene carico o pure altri soggetti?

Cultura della proposta

Anna Paola Tantucci, presidente Eip, sottolinea come sia importante cogliere l’opportunità di coniugare l’autonomia della materia alla sua trasversalità per arrivare all’obiettivo di fornire competenze ai futuri cittadini così che possano far propria la “cultura della proposta”, come qualità di una cittadinanza attiva. La cultura di rete e i buoni partenariati saranno i punti migliori dai quali muoversi.

Conoscenze agite

E’ lo stesso coordinatore del gruppo di lavoro che assiste il Ministero sulla questione, Giovanni Biondi, a puntare l’attenzione sul fondamentale collegamento fra competenze e conoscenze. Alle nozioni, ideali o giuridiche che siano, devono corrispondere comportamenti pratici, conoscenze agite. Per far questo è importante non indugiare in sterili sperimentazioni e portare l’educazione materialmente dentro le classi.

Comportamenti vs insegnamenti

Stesso tipo di preoccupazioni vengono espresse da Alessandro Cavalli, dell’università di Pavia. Finchè i comportamenti saranno in contraddizione con gli insegnamenti sarà difficile riportare dei successi; cita come esempi tre malcostumi usuali nelle scuole: l’assenteismo dei professori (soprattutto in vista dei ponti festivi), la tolleranza nella copiatura fra studenti, e la perdita di autorità legata alla valutazione: l’emergenza pare proprio essere l’insegnamento di etica pubblica per il corpo docenti.

Uno studio critico

Sofia Ventura dell’università di Bologna concorda con l’urgenza nell’affrontare tali problemi soprattutto alla luce della difficile situazione attuale delle istituzioni italiane. E sposta l’attenzione sul non dover per forza scegliere se fare dell’insegnamento della cittadinanza una materia autonoma o trasversale, essendo entrambe necessarie e sul non fare della Costituzione in idolo, bensì studiarla in senso critico in vista di una educazione alla cultura civica.

Materia “dura”

L’educazione alla cittadinanza ed alla virtù pubblica (soprattutto nelle scuole) sono il centro anche per Annamaria Poggi (università di Napoli) che da parte sua non vede necessariamente come un fatto negativo l’insegnamento della Costituzione attraverso una “materia dura”, con le sue rigidità scolastiche. L’importante che non sia l’ennesima scusa per ulteriori infinite progettazioni.

Pragmatismo

Nicolò Zanon, dell’università di Milano, si trova in parte d’accordo con chi come Galli della Loggia indica i pericoli di un eccessivo appiattimento su una Costituzione della quale proprio in questi giorni si propongono modifiche. E propone un approccio pragmatico anziché ideologico così che si possa discutere materialmente come mettere in atto l’insegnamento, senza cadere nei tecnicismi giuridici e favorendo esempi pratici di cittadinanza.

Insegnare a stare in una comunità

E’ proprio sulla pratica della cittadinanza che punta l’attenzione il presidente di Labsus Gregorio Arena. Soprattutto nel momento in cui ci confrontiamo con decine di migliaia di ragazzi che nascono stranieri in patria, come le cosiddette seconde generazioni, viene da interrogarci sul significato del diventare cittadini; perché per tutti i ragazzi, diventino burocraticamente italiani a 18 anni oppure siano italiani sin dalla nascita, è la formazione che crea i cittadini.

L’insegnamento deve quindi contenere valori e comportamenti tali da insegnare come stare in una comunità. Sono le regole per stare in una comunità a fondare l’importanza della Costituzione stessa. La cittadinanza attiva, riconosciuta dalla Costituzione attraverso il principio di sussidiarietà presente all’articolo 118 secondo comma, deve avvenire promuovendo la responsabilità, valorizzando i beni comuni così da riuscire a creare un paese migliore.

I giovani

L’importanza delle concrete esperienze di cittadinanza vengono sottolineate anche da Antonio de Napoli, responsabile del “Forum dei Giovani” e da Silvia Vitelli, redattrice di Labsus nonché responsabile dell’associazione “Giovani per la Costituzione”. Il primo cita positivamente la cooperazione di decine di organizzazioni giovanili e propone proprio di raccontare le positive esperienze dell’associazionismo ai giovani. La seconda racconta come l’esperienza della propria organizzazione nello spiegare ai giovanissimi la Costituzione, se fatta nei dovuti modi partecipativi, ha dato ottimi risultati, trovando i ragazzi molto ricettivi all’argomento.

La Costituzione è bilanciamento

Alessandro Pajno, Presidente di sezione del Consiglio di Stato, mostra come non ci si debba incartare, nel pensare questo insegnamento sperimentale, con le apparenti contraddizioni che ne sorgono, perché proviene proprio dall’insegnamento costituzionale, carta più che mai figlia di bilanciamento e condivisione, che proviene l’esempio più alto su come moderare varie diversità; la Costituzione deve quindi avere una dimensione concreta.

Le conclusioni

Le conclusioni temporanee della tavola rotonda che ha visto la partecipazione di esperti in diversi campi, pedagogisti, politologi, operatori sociali, giuristi sono affidate ad Ugo de Siervo vice presidente della Corte costituzionale che mette subito in risalto il ritardo culturale della scuola italiana; non solo l’educazione alla cittadinanza deve essere ripensata, ma tutte le materie devono consentire ai giovani di formarsi come cittadini in un momento storico in cui sembrano perdersi le regole della convivenza; per questo considera importante l’insegnamento giuridico nelle scuole, attraverso anche una materia con strumenti didattici chiari, col quale concorda anche l’ex direttore di Rai tre Paolo Ruffini che da parte sua conferma il ruolo che può avere la televisione nella formazione generale della società.

In definitiva l’incontro ha visto grande accordo sull’urgenza di una sperimentazione concreta dell’insegnamento di una cittadinanza attiva. Da definire ulteriormente è il come affrontare tale “materia”: se in un modo più duro che ricorda da vicino la vecchia educazione civica, o una modalità più concreta, che abbia come punti cardinali la cittadinanza attiva, la responsabilità, la sussidiarietà ed il bene comune.



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