Una democrazia deliberativa è una forma di governo in cui non solo i rappresentanti, ma anche i cittadini discutono e dibattono le scelte pubbliche
Il punto di Labsus

Deliberative democracy 101

Le basi della democrazia deliberativa

Con un certo ritardo rispetto ad altre democrazie avanzate, sta crescendo anche in Italia l’interesse per la pratica e lo studio della democrazia partecipativa e deliberativa. Questo è un segnale positivo, poiché numerosi problemi pubblici si possono risolvere in maniera più efficace coinvolgendo i cittadini nella governance pubblica. Ma soprattutto, come fa notare Elena Fagotto, "Il processo deliberativo ... contrappone alla logica del voto e dell’aggregazione delle preferenze quella del dialogo e della possibile trasformazione delle preferenze di chi vi partecipa".

Allo stesso modo, “attivare” i cittadini ha delle ripercussioni positive per il bene comune e per la democrazia in genere. I cittadini attivi si impegnano nel volontariato, partecipano più volentieri alla vita pubblica e politica, ed esercitano un’importante funzione di controllo sulle istituzioni, con esternalità positive per tutti.

Deliberazione vs. partecipazione

Da un punto di vista concettuale, molti sembrano intendere la democrazia partecipativa come un’apertura dei processi decisionali ai cittadini, allargando il momento della partecipazione da quello del voto alla vera e propria inclusione nelle decisioni pubbliche e nella governance. La partecipazione così intesa può avere un impatto più o meno forte, può essere vera e propria governance condivisa oppure una consultazione poco vincolante per i policy-makers. Sembra esserci però una certa confusione quando andiamo ad esaminare cosa si intenda per democrazia “deliberativa”. Molti sembrano usare gli aggettivi “partecipativa” e “deliberativa” in maniera intercambiabile, altri invece li usano come un binomio indissolubile. Eppure vi sono differenze di rilievo che è utile chiarire per comprendere fino in fondo il fenomeno deliberativo e le sue potenzialità.

Il verbo “to deliberate” significa discutere una questione a fondo, valutandone pro e contro per raggiungere una decisione più informata, mentre l’accezione italiana di deliberare richiama soprattutto l’atto finale del decidere, più che le modalità attraverso cui la decisione è stata raggiunta. Il processo deliberativo è quindi basato sullo scambio di idee e informazioni fra partecipanti per permettere una comprensione più approfondita ed articolata dei fenomeni e raggiungere una decisione condivisa. Contrappone alla logica del voto e dell’aggregazione delle preferenze quella del dialogo e della possibile trasformazione delle preferenze di chi vi partecipa. Chiaramente, perché questo accada, è necessario che chi partecipa sia anche disposto a rivedere le proprie posizioni in luce delle opinioni e giustificazioni espresse dagli altri. Alcuni vedono proprio nella trasformazione delle opinioni il vero valore aggiunto della deliberazione pubblica, senza focalizzarsi troppo sul raggiungimento di una decisione comune. Il celebre Discorso di Pericle agli Ateniesi condensa bene lo spirito deliberativo: “non pensiamo che il dibattito arrechi danno all’azione; il pericolo risiede piuttosto nel non chiarirsi le idee discutendone, prima di affrontare le azioni che si impongono”. Deliberare e dialogare porta dunque a scelte migliori, più ponderate, razionalmente giustificate e condivise da tutti.

Deliberazione vs. rappresentanza

Una democrazia basata su questi princìpi è una forma di governo in cui non solo i rappresentanti, ma anche i cittadini discutono e dibattono le scelte pubbliche per raggiungere decisioni ben ponderate e condivise da tutti. La democrazia deliberativa, però, non si propone come alternativa a quella rappresentativa, ma piuttosto come complementare ad essa. I cittadini eleggono i loro rappresentanti, ma in più continuano ad essere coinvolti nel processo deliberativo della formulazione delle scelte pubbliche. Una democrazia così intesa è chiaramente più legittima poiché l’esercizio del potere non poggia esclusivamente sulla delega affidata dai cittadini ai loro rappresentanti, ma anche sulle ragioni e giustificazioni condivise tra cittadini liberi, eguali e ragionevoli. La democrazia deliberativa coinvolge dunque i cittadini nella governance pubblica, ma pone particolare enfasi sulle modalità di questo coinvolgimento. L’ipotesi di una democrazia diretta, ad esempio, potrebbe realizzare il massimo grado di partecipazione, tuttavia, senza lo scambio, il dialogo e l’articolazione dell’opinione pubblica garantiti dal modello deliberativo avremmo sì partecipazione ma non otterremmo scelte ben ponderate e condivise da tutti.

La deliberazione nel "nuovomondo"

I critici della democrazia deliberativa nutrono perplessità su questo modello. Alcune sono di natura organizzativa, quali i costi elevati, la difficoltà dal punto di vista logistico di coinvolgere i cittadini, il rallentamento dei processi decisionali. Altre critiche sono sostanziali, come il rischio di affidare decisioni a cittadini non esperti e il pericolo che le assemblee deliberative siano poco rappresentative o vengano “catturate” da interessi particolari ben organizzati. Analizzare l’esperienza americana può fornire alcune risposte a queste perplessità. Gli Stati Uniti hanno infatti una lunga esperienza di democrazia deliberativa, a cominciare dai celebri town meetings del New England, dove i cittadini si riuniscono per formulare insieme le scelte di bilancio. Inoltre, numerose fondazioni e ONG si dedicano alla promozione della pratica deliberativa ed hanno dimostrato sul campo la sua fattibilità.

Per quanto riguarda gli aspetti di costo e logistici, vi sono modelli ben rodati, ad esempio le deliberazioni ad alto contenuto tecnologico proposte da AmericaSpeaks, che sono state utilizzate anche in ambito europeo. Le nuove tecnologie hanno abbassato immensamente i costi della partecipazione dei cittadini, rendendola accessibile a costi relativamente modesti. Sistemi deliberativi ben rodati non solo non rallentano, ma contribuiscono alla qualita’ delle decisioni pubbliche. E’ chiaro che se i decision-makers sono ostili i tempi saranno dilatati, ma un’amministrazione dove la deliberazione pubblica diventa “embedded”, che internalizza, quindi, le pratiche di coinvolgimento si muoverà in tempi più snelli. Coinvolgere i cittadini con successo può essere un’enorme risorsa, specie in tempi di budget risicati, perché i cittadini motivati dedicano tempo ed energie alla tutela del territorio, al buon funzionamento delle scuole e ad una miriade di altri progetti di interesse pubblico. I cittadini mobilitati dagli study circles, un modello deliberativo di community organizing messo a punto da Everyday Democracy, sono riusciti a trasformare quartieri degradati impegnandosi là dove le amministrazioni locali avevano ormai gettato la spugna.

I cittadini non sono esperti, ma per quanto riguarda il governo del territorio conoscono i bisogni locali assai meglio degli amministratori e, applicandosi, possono diventare esperti anche su temi molto ostici. Un bell’esempio è quello della British Columbia Citizens’ Assembly, un gruppo di circa 16 cittadini che per un anno si sono dedicati nei finesettimana allo studio di un nuovo sistema elettorale per la provincia canadese. Infine, il modello deliberativo non vuole sostituire quello rappresentativo, ma integrarlo. E anche preparando forum statisticamente non rappresentativi, si possono comunque coinvolgere i gruppi che tendono a partecipare di meno: le minoranze, le donne, i giovani. Alcuni modelli, come il sondaggio deliberativo sviluppato da James Fishkin, correggono questo deficit poiché i partecipanti non si autoselezionano, ma vengono scelti ed offrono quindi un campione rappresentativo della popolazione.

Oltre la moda

Fugati questi dubbi, è comunque importante resistere alla “moda” della democrazia deliberativa. Osservando l’esperienza italiana, ad esempio, si nota una certa diffusione dei bilanci partecipati, mutuati dalla celebre esperienza di Porto Alegre ed altre comunità brasiliane. Non è chiaro però perché si sia deciso di adottare queste pratiche, e ad amministrazioni superficiali i cittadini hanno risposto con una partecipazione assai scarsa. E’ importante considerare il valore strumentale della democrazia deliberativa: non coinvolgimento fine a se stesso, dunque, ma mezzo per il raggiugimento di certi obiettivi. Chiedersi a cosa serva la partecipazione aiuta a calibrare le energie e scegliere temi e modelli deliberativi adeguati. Allo stesso modo le amministrazioni devono non solo chiedere l’input dei cittadini, ma anche essere disposte ad ascoltare. Un coinvolgimento che lascia il tempo che trova rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalla sfera pubblica, danneggiando una già fragile fiducia.



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