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Saggi

Legge, ‘legge europea’ e partecipazione

Non tutti gli interessi sono eguali davanti al legislatore

Il saggio di Francesco Bilancia "Legge, 'legge europea' e partecipazione della società civile ai processi decisionali" prende le mosse da un'attenta disamina del significato storico politico della "legge", elemento centrale nel sistema delle fonti del diritto dello Stato.

L’Autore ripercorre le dottrine giuridiche basate sulla distinzione tra legge formale e sostanziale, paradigma del conflitto tra Parlamento e Corona nella Germania del XIX secolo; si sofferma sulla positivizzazione del concetto di competenza e sul valore della rappresentanza, che rende la legge "espressione della volontà generale".

L’analisi delle costituzioni del secondo dopoguerra evidenzia il cambiamento del ruolo e della struttura formale della legge, cambiamento dovuto principalmente alla rigidità delle costituzioni del XX secolo, le quali sottraggono alla legge il primato politico nel sistema delle fonti, seppure permane la centralità di quest’ultima nell’articolato sviluppo dell’ordinamento, in quanto "voce della rappresentanza politica".

Alla luce di queste premesse l’Autore osserva criticamente le istanze e la partecipazione della società civile nei processi decisionali, seppur con una precisazione: l’intera analisi è incentrata sull’ampia dimensione politica dei processi decisionali su base nazionale e sovranazionale; restano pertanto escluse quelle esperienze a livello di governo locale riconducibili all’alveo della democrazia deliberativa.

Lo sguardo critico dell’Autore si sofferma in particolare sul ruolo dei cittadini europei nei processi decisionali così come tratteggiati nel "Libro Bianco" sulla Governance europea, e il rischio che vi intravede è la riduzione dei cittadini a consumatori, e l’impossibilità di rendere la partecipazione uguale per tutti.

Bilancia analizza infine la categoria della "legge europea" risutante dal Trattato che stabiliva una Costituzione per l’Europa sottolineando l’impossibilità di ridurre l’ordinamento comunitario al paradigma classico della divisione dei poteri proprio degli ordinamenti statuali. Elemento essenziale del primo è la neutralizzazione di ogni istanza politica, ricondotta nell’alveo della disciplina dei Trattati. Solo la rigorosa attività di controllo posta in essere dalla Corte di Giustizia può costituire un impulso politico all’intero sistema comunitario; l’estrema procedimentalizzazione delle attività delle altre istituzioni rende pertanto arduo individuare le procedure di decision making da democratizzare.

BILANCIA F., Legge, "legge europea" e partecipazione della società civile, in AA.VV., In memoria di Giovanni Motzo, ESI, Napoli, 24, 51 ss.



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