I cittadini sono costretti a pagare due volte per ottenere un servizio soddisfacente
Vivibilità urbana

Netturbino fai da te

Colletta di residenti per tenere in ordine la piazza

I partenopei, è noto, brillano per creatività e arte d ' arrangiarsi. Due qualità che se da un lato possono fruttuosamente incrociare percorsi di sussidiarietà dall ' altro contribuiscono a rimarcare alcuni elementi critici di tale paradigma.

Insoddisfatti del servizio comunale, gli abitanti della centrale piazzetta Santa Maria la Fede, a Napoli, hanno deciso di prendersi cura autonomamente degli spazi comuni. Si affidano dunque ad un ragazzo del posto per potare le piante e raccogliere cartacce e rifiuti, il quale viene ricompensato con una colletta comune.

Il Corriere del Mezzogiorno, dal quale riprendiamo la notizia, racconta inoltre della soddisfazione manifestata dallo spazzino comunale per l’inatteso aiuto. Anche i cittadini sembrano gradire l’iniziativa, sebbene con qualche perplessità : ” rende questo quartiere più vivibile ma ci sentiamo abbandonati dal comune. Prima questa zona era veramente degradata ” .

Insomma, sembra una situazione sussidiaria da manuale: l’ente pubblico incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini, e questi ultimi che si ingegnano da soli. Resta una perplessità : dov’è finito il ” favoriscono ” costituzionale? I cittadini, in questo caso, pagano due volte: prima il comune per avere un servizio insoddisfacente, poi un volontario per completare il lavoro.

Purtroppo, dietro la dignità di chi paga di tasca propria per garantirsi standard soddisfacenti di vivibilità urbana si celano problematiche sociali importanti che i soggetti pubblici non possono più ignorare, pena la creazione di nuove forme di disuguaglianza ed emarginazione.



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