Il contatto tra enti pubblici e giovani si sta lentamente intensificando, anche grazie all ' attivismo di associazioni e gruppi di giovani
Il punto di Labsus

Giovani e sussidiarietà

Il motore ruggente della cittadinanza attiva

Il mondo dei giovani precari non è alimentato semplicemente dalla volontà di realizzarsi professionalmente e dalla necessità di una indipendenza economica dalle famiglie di provenienza. Esiste ancora il desiderio di appartenere ad una comunità attiva e coesa, capace di occuparsi delle esigenze della società e non solo di quelle del singolo. La riappropriazione della cosa pubblica, da parte dei suoi cittadini, parte dal basso e sono proprio i più giovani ad alzare il volume delle loro voci.

Promuovere la cultura della democrazia non è un compito di esclusiva competenza delle istituzioni e non deve essere vincolato solo all’azione della pubblica amministrazione e alle iniziative, necessarie, che essa propone o dovrebbe proporre per avvicinarsi ed avvicinare i giovani cittadini. L’opportunità di partecipare alla vita pubblica è un diritto ed un dovere che dovrebbe entrare a far parte della logica di ogni comunità organizzata. La volontà di essere prima di tutto cittadini, spogliandosi di connotati di appartenenza, e rivendicare il valore dei beni comuni: contribuire alla cosa pubblica porta alla creazione di punti di vista comuni che coincidono senza confondersi, sviluppando cosìuna coscienza collettiva, all’interno della quale si realizza la cittadinanza attiva.

La mano tesa della/dalla pubblica amministrazione

I bisogni del cittadino dovrebbero essere alla base della cultura del servizio pubblico e la popolazione più giovane andrebbe coinvolta non solo allo scoccare dell’età giuridicamente adulta. Il primo vero contatto percepito, con la pubblica amministrazione e lo Stato, è quello del voto: la prima forma di partecipazione che un individuo ha la reale percezione di praticare.

Questo tipo di atteggiamento sta cambiando: il contatto tra enti pubblici e giovani si sta lentamente intensificando, anche grazie all’attivismo di associazioni e gruppi di giovani che per libera iniziativa, si sono organizzati e svolgono un’azione di intermediazione tra la gente comune e la pubblica amministrazione. Un esempio è l’associazione ” Giovani per la Costituzione ” , composta da studentesse e studenti provenienti dalle facoltà di Giurisprudenza e Scienze politiche che hanno come obiettivo il confronto con i ragazzi delle scuole, dalle primarie alle scuole superiori, parlando della Costituzione attraverso lezioni frontali e laboratori, creando cosìun canale comunicativo tra i ragazzi e la cosa pubblica.

Esiste quindi la volontà da parte di molti giovani di partecipare e di apportare un contributo reale alla formazione di una cultura collettiva, ricostruendo un rapporto anche con le amministrazioni. Le opportunità direttamente offerte dagli enti pubblici appaiono ancora come timidi tentativi di avvicinare i giovani, offrendo loro soprattutto opportunità legate al campo universitario ed inserite, spesso, in progetti di natura europea, promossi quindi a livello sovranazionale. La necessità primaria sarebbe quella di aprire un canale di comunicazione circolare tra le amministrazioni e il mondo dei giovani, spesso etichettato come sfiduciato e indifferente e quindi difficile da coinvolgere.

Associazionismo e pubblica amministrazione

La società civile che si organizza e che interviene, contribuisce alla creazione del ciclo vitale e produttivo del paese. L’esistenza di un ” privato sociale ” e di organizzazioni, dalle associazioni di quartiere ai centri sociali, vede svilupparsi una rete attiva necessaria sul territorio. I centri sociali nascono proprio da un’esigenza spontanea di libera espressione, attraverso la rottura di determinati schemi e la libera circolazione di saperi; fornendo nella maggior parte dei casi, aiuto di fronte al lavoro precario e all’inserimento di immigrati in nuove realtà .
Spesso è possibile trovare un ascolto reale in strutture autogestite presenti sul territorio a livello locale ed addirittura di quartiere dai circoli arci ai centri culturali, potendo contare su di un aiuto non solamente pratico ma anche morale ed educativo. Molti sono i giovani attivi in questo senso e molti sono anche gli scontri che si verificano con le Istituzioni riguardo, soprattutto, a questioni di ordine pubblico e inconciliabili punti di vista tra le parti. Queste visioni contrapposte, ed un dialogo insufficiente e approssimativo tra i giovani appartenenti a centri sociali organizzati e le istituzioni, hanno portato ad un sempre maggiore distacco dalle politiche pubbliche. Questo tessuto di attivismo civico andrebbe valorizzato cercando di raggiungere compromessi capaci di restituire strutture sempre meno presenti sul territorio, che continuano ad avere un ruolo fondamentale nella formazione di una coscienza politica e sociale. Le generazioni future possono sempre meno contare su realtà territoriali stabili e funzionali che fungano da strumento di partecipazione organizzata.
La capacità di attivare i cittadini all’interesse verso la cosa pubblica, sviluppando una coscienza civica e sociale, parte proprio da realtà spesso indipendenti dalle istituzioni, capaci di rispondere alle esigenze pratiche della cittadinanza. I giovani con la volontà di partecipare e con ancora la curiosità di scoprire nuove possibili soluzioni difficilmente si rivolgono ad enti pubblici e allo Stato, guardato con sospetto da una generazione di lavoratori precari e non flessibili.

Educare alla partecipazione

Si parla ormai da anni di crisi dei valori e di generazioni opache, poco interessate alla società se non per muovervisi in direzione contraria. L’intermediazione dei partiti non esiste più ed una generale sfiducia nei confronti della politica certo non aiuta a creare una rete di reale scambio tra la cittadinanza e lo Stato in tutti i suoi livelli di governo.
La pubblica amministrazione, più che tendere una mano, risponde alle richieste di chi già possiede un forte senso civico ed una volontà di contribuire alle azioni pubbliche ed anche le proposte formulate dall’alto si rivolgono a questa categoria che, se pur ampia, non abbraccia l’intera popolazione giovanile. Questa ultima andrebbe stimolata attraverso una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei temi pubblici, creando cosìun terreno fertile per porre le basi verso una educazione alla partecipazione e alla sussidiarietà , che cresca di pari passo con l’individuo.
L’assenza di una normativa specifica di settore conferma l’esigenza di interrogarsi anche all’interno della sfera pubblica, sia nazionale che locale, sull’opportunità di emanare norme che regolino l’intera materia e conseguentemente il rapporto tra pubblica amministrazione e giovani cittadini.
Questa assenza di sensibilità da parte dell’apparato pubblico, rischia di trasformarsi in una carenza di prospettive reali di crescita e di volontà che possono essere presenti all’interno della società , confermando un rapporto connotato da elementi di patologia. La sussidiarietà orizzontale potrebbe essere uno strumento efficace nella ricostruzione di una collaborazione tra la cittadinanza e la cosa pubblica in un futuro dove i giovani cittadini e la classe politica dovrebbero avvicinarsi creando una rete condivisa di valori e aspettative per il futuro.

di Carla Falzone e Erica Scigliuolo



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