L'iniziativa combina le finalità proprie di un progetto di recupero urbano con le esigenze di giovani studenti in cerca di case a basso costo.
Infrastrutture

“Coabitazione solidale” per il recupero urbano

Il Comune di Torino ha emanato in data otto ottobre un bando per “la selezione di progetti per la realizzazione e gestione di coabitazioni solidali in quartieri pubblici”, finalizzati al recupero di edifici di edilizia residenziale in aree urbane degradate o a rischio.

Al bando potranno rispondere soggetti del terzo settore con progetti che abbiano come protagonisti giovani tra i 18 e i 3 anni, che in cambio di 4 ore di lavoro volontario al mese potranno godere dell’abbattimento del canone di affitto del 9%.

L’iniziativa nasce sulla scia di alcuni esperimenti, avviati in collaborazione con l’associazione Acmos, in alcune aree della città (Via San Massimo 31 e 33, complesso di Corso Mortara 36/7, ex Villaggio Olimpico 26) e si propone di favorire nelle aree individuate un “mix sociale e culturale il più possibile ricco e coeso”, prevenendo l’insorgenza di forme di disagio o di esclusione.
In pratica si tratta di una forma di collaborazione tra giovani studenti e il comune nell’ambito della quale i primi si impegnano a “rendersi utili” all’interno del proprio condominio favorendo la conoscenza reciproca tra gli abitanti, organizzando servizi informativi per gli anziani, forme di intrattenimento per i bambini, recupero delle aree comuni (giardino, atrio del palazzo) e il comune si impegna a “ricompensarli” offrendo loro una consistente riduzione del costo dell’affitto.

Con questa iniziativa, Torino ripropone esperimenti già avviati in altre città d’Italia, quali “Prendi in casa uno studente” a Milano e Parma, dei quali si era già dato notizia sulle pagine di questa rivista.
L’aspetto interessante di tale iniziativa, è quello di combinare le finalità proprie di un progetto di recupero urbano con le esigenze di giovani studenti in cerca di case in affitto a basso costo. Allo stesso tempo si è scelto di adottare una prospettiva nuova che chiama in causa la tutela dei beni comuni da parte dei cittadini (i ragazzi sono invitati, laddove necessario, a ristrutturare da soli i loro appartamenti e le aree comuni), senza dimenticare che il recupero delle zone disagiate passa prioritariamente attraverso la ricostituzione del tessuto sociale e delle reti relazionali.



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