La rete di relazioni che innescano le fondazioni di comunità è la cosiddetta 'micro-sussidiarietà
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La Community foundation si è fermata ad Eboli?

Il dono diventa risorsa della comunità .

Amministrare un patrimonio creato con il contributo dei donatori erogando contibuti finanziari a vantaggio della comunità di riferimento. E’ la formula vincente delle Community foundations. Il dono è il bene della comunità e, stimolando gli attori sul territorio, si passa dalla vecchia concezione di beneficenza a un nuovo percorso di sviluppo.

“Una community foundations è un’organizzazione filantropica indipendente la cui finalità è di migliorare la qualità della vita di una comunità nel lungo periodo. Essa deve coinvolgere i cittadini e generare nuove risorse permanenti volte al sostegno dei bisogni della comunità a livello locale e territoriale” (Suzanne Feurt 1999). Le community foundations sono enti senza scopo di lucro che non si limitano ad erogare fondi per altri enti ma agiscono su un determinato territorio. Il dono non è solo la base della filantropia, ma riveste un carattere più ampio coinvolgendo tutte le categorie sociali. La prima community foundations, la Cleveland foundation, realizzata nel 1914 nello stato dell’Ohio ad opera del banchiere Frederick Harris Goff, è un esempio che poi ha avuto successo e si è diffusa in maniera rapida anche oltreoceano. Questi enti, sorti nel sistema nordamericano, hanno trovato un rapido sviluppo, dapprima in alcuni sistemi appartenenti alla medesima famiglia giuridica (Inghilterra, Canada, Nuova Zelanda) e, successivamente, in alcune aree di civil law (tra cui la Germania, il Messico e l’Italia).

Le community foundations in Italia

In Italia, precisamente da Bologna in su, sono presenti sul territorio diverse fondazioni di comunità, già a partire dagli anni Ottanta, facenti capo alla Fondazione Cariplo quale ente promotore.

Nel Mezzogiorno, invece, questo fenomeno non ha avuto sviluppo. La Fondazione della comunità salernitana, presieduta da Giovanni Vietri, è la prima fondazione di comunità del Mezzogiorno. Il progetto ha come base-obiettivo un capitale di 2,5 milioni di euro, ha coinvolto già 62 soggetti sul territorio: il Comune, la Provincia, il Prefetto, cinque diocesi salernitane, cooperative, organizzazioni imprenditoriali, Bcc, Banca Proxima, il volontariato, singoli privati. Un enorme contributo lo ha dato la Fondazione per il sud raddoppiando i grants per il progetto. Proprio quest’ultima ha sostenuto le proposte di costituzione di due nuove fondazioni di comunità: la ‘Fondazione di comunità del centro storico di Napoli’ e la ‘Fondazione di comunità di Messina’.

In Italia il network di fondazioni che fanno capo alla Fondazione Cariplo hanno l’obiettivo di creare endowment indipendenti che garantiscono, dopo un certo periodo di tutela da parte della fondazione, di fluire progettualità a livello locale stimolando la partnership degli attori sul territorio. Una partnership animata dalla volontà di chi vive e agisce sul territorio, che coniuga le esigenze e i bisogni della comunità di riferimento sollecitando il ruolo delle istituzioni.

La micro-sussidiarietà del dono

Le community foundations, nel loro essere enti promotori, uniscono capacità di erogazione di risorse finanziarie, competenze manageriali, conoscenza del territorio ad una oculata gestione del patrimonio e permettono di investire localmente in progetti di carattere sociale. La rete di relazioni che innescano le fondazioni di comunità è la cosiddetta ‘micro-sussidiarietà’. Assumere la sussidiarietà come valore significa essere consapevoli che le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità e che è possibile che queste siano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale.



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