L'autodeterminazione dei contenuti attraverso spazi condivisi
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Terzo settore: al lavoro per la riforma

Dopo l ' assemblea, l ' ufficializzazione delle proposte

Maggiore coordinamento, riconoscimento delle reti e pubblicazione di un registro nazionale. Dopo l’assemblea nazionale del volontariato, le organizzazioni del Terzo settore sono al lavoro per affermare le proprie volontà attraverso una riforma della legge 266 del 1991 sul volontariato. A questo fine entro gennaio sarà presentato ufficialmente un Libro verde.


Nell’assemblea nazionale del volontariato erano state individuate le priorità, ora è giunto il momento di definire concretamente le proposte di riforma. Le organizzazioni procedono attraverso un coordinamento delle istanze, un comportamento necessario se si vuole costruire un’autonoma politicità del settore, così come affermato nel documento finale dell’assemblea e ribadito da Andrea Olivero, presidente Acli e portavoce del Forum terzo settore, a “Il sole 24 ore”: “Da quell’appuntamento siamo usciti con la volontà di tornare protagonisti nelle scelte che riguardano il welfare e più in generale il futuro della nostra comunità”.

Le Odv in Italia sono circa 4mila, con 6 milioni di iscritti secondo fonti Istat. Per Michele Mangano, presidente dell’Auser, “è arrivato il momento di mettere in comune le buone pratiche e costruire spazi condivisi che ci permettano l’autodeterminazione dei contenuti”. Lo scopo è quello di evitare “che siano sempre gli altri a dire quello che deve fare o non fare il volontariato”, ha concluso Mangano sul quotidiano economico.

Il Forum a tal fine sta preparando un Libro verde, che verrà presentato a gennaio, in cui ufficializzare le proposte scaturite dagli incontri fra le associazioni del volontariato: la disciplina delle organizzazioni, datata 1991, dovrebbe quindi trovare un nuovo assetto. In primo luogo si chiede il riconoscimento degli enti di coordinamento Si propone quindi la creazione di un registro nazionale del volontariato per mettere ordine fra la moltitudine di elenchi regionali e provinciali già esistenti, evitando in questo modo che le molteplici strutture territoriali rispondenti alle stesse sigle possano essere involontariamente soggette a trattamenti diversificati. Richiesta inoltre una riforma del servizio civile, in particolar modo dei criteri di ammissibilità dei progetti.



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