L ' amministrazione pubblica cede alla passione del comitato promotore
Beni e attività culturali

Il Museo della Grande Guerra di Cortina

Quando caparbietà rima con sussidiarietà

A Passo Volparola, nel cuore delle Dolomiti, c ' è un suggestivo luogo dove rivive la storia della Prima Guerra Mondiale: è il Forte Tre Sassi, fortezza costruita nel 1897 a difesa dei confini austro-ungarici, che dal 2003 ospita il Museo della Grande Guerra a Cortina d ' Ampezzo.

L’apertura di questo museo ha però dovuto incontrare in diversi decenni numerosi impedimenti che di volta in volta sono stati superati grazie all’ostinazione di Loris Lancedelli, collezionista ed esperto storico, desideroso di esporre i propri reperti bellici, frutto di anni di ricerche, e di offrire a tutti i visitatori della Valle d’Ampezzo e della Val Badia un ” pezzo ” di storia contemporanea.

Un iter burrascoso

L’iniziativa di costituire questo spazio espositivo nacque nel 1966 nella mente di Loris Lancedelli il quale ebbe immediatamente l’appoggio della famiglia, ma faticò a trovare chi supportasse questo suo progetto. Dapprima, dovette scontrarsi con i molti reduci di guerra, che avevano ancora il dente avvelenato per le sofferenze patite; successivamente, l’ostacolo più grande fu quello dei finanziamenti pubblici. Nel 1979, con la speranza di vedere concretizzato un museo permanente venne fondato un Comitato Promotore per la creazione in Cortina d’Ampezzo di un Museo della Grande Guerra.

Ma, ancora niente. I finanziamenti pubblici non arrivavano, o meglio, l’amministrazione pubblica agiva o finanziando o mettendo a disposizione locali dove realizzare solamente mostre temporanee: la prima venne finanziata a titolo gratuito dalla regione Veneto in occasione del bicentenario della scoperta delle Dolomiti, la seconda venne predisposta nel 1997 dal comune di Cortina che concesse un locale per la realizzazione di questa mostra, ma questa volta a pagamento.

Dopo il successo di queste e di altre analoghe esposizioni temporanee, il 27 Settembre 22 venne inaugurato il museo che rimase aperto per soli due giorni, in attesa che i lavori di restauro della fortezza venissero portati a termine; nell’agosto 23, finalmente, il museo ha aperto i battenti al pubblico.

I visitatori possono cosìimmergersi nella storia, esaminando e toccando con mano i documenti che testimoniano la tragica realtà della guerra: il nucleo espositivo è dedicato alla Prima Guerra Mondiale, in particolare al dramma vissuto dal popolo dei Ladini e degli Ampezzani ed esso vuole celebrare il loro valore di soldati e non di combattenti di questo o quell’esercito.

Il rapporto con l'amministrazione

Il breve accenno sull’iter burrascoso, che ha contrassegnato l’apertura di questo luogo di cultura, mette in luce due importanti aspetti. Innanzitutto, la caparbietà e la determinatezza di un uomo, Loris Lancedelli, e del Comitato promotore che non solo hanno speso anni di ricerche sul campo per trovare reperti bellici, ma che, soprattutto, hanno investito tempo e notevoli risorse finanziarie personali per concretizzare e far diventare un museo la passione della loro storia.

Il secondo aspetto riguarda i diversi atteggiamenti dell’amministrazione pubblica: da una iniziale apatia, si è passati a piccole concessioni per poi alla fine arrivare a capire il valore dell’iniziativa, forse perché più consapevole del principio della sussidiarietà o forse per il grandissimo successo riscosso tra i visitatori.

Il comune di Cortina d’Ampezzo ha cosìdeciso di affidare la gestione del museo alla famiglia Lancedelli, proprietaria della maggior parte dei reperti esposti e soprattutto per la competenza e la passione dimostrate.

Incoraggiando questa iniziativa, oltre a promuovere l’attività culturale, si è agito indirettamente su altri due beni comuni, come l’ambiente e lo sviluppo della persona. Infatti, attraverso queste testimonianze viene tutelato e valorizzato il territorio circostante e, contemporaneamente, si provvede alla crescita culturale dell’individuo e gli si dà la possibilità di partecipare attivamente all’ampliamento del nucleo espositivo, reperendo e inviando al Comitato promotore documentazioni inerenti alla Grande Guerra.



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