La crisi non ferma la generosità delle imprese: il non-profit conta sulle donazioni del profit
Sussidiarietà ed economia

Il profit sostiene il non-profit

Un esempio di sussidiarietà fiscale

Il rapporto “Impresa e filantropia” presentato a Napoli, in occasione della quarta conferenza nazionale della donazione in collaborazione con l’Istituto italiano della donazione (IID), la Camera di commercio e il consorzio Promos ricerche, delinea un quadro positivo della corporate social responsibility delle imprese.

Nonostante la crisi, non cessano le donazioni delle imprese verso il terzo settore e il non-profit. Complice la legge 8 del 14 maggio 25 nota come: “più dai, meno versi”.
“La novità più confortante, chiarisce Franco Vannini, consigliere delegato dell’IID, è che l’impegno delle aziende nei confronti del Terzo settore non fa segnare alcun arresto. Le imprese continuano a sostenere i settori più prossimi ai propri consumatori, come la difesa della salute e il contrastro all’esclusione sociale”.

La rivoluzione copernicana delle donazioni

La legge, “più dai meno versi”, permette di dedurre le donazioni fino ad un tetto massimo di 7mila euro ed entro il 1 percento dell’imponibile.

Secondo l’indagine dell’IID, solo il 38 percento delle imprese utilizza il beneficio per ogni donazione effettuata, mentre il 31 percento vi fa ricorso solo per quelle economicamente più consistenti e il restante 31 percento lascia perdere.
Ben il 55 percento delle aziende, inoltre, dona oltre un milione di euro mentre sono l’11 percento quelle che donano tra 1mila e 5mila euro.

 

La legge viene sfruttata maggiormente dalle aziende che effettuano donazioni più contenute, in quanto ne deriva un notevole vantaggio in termini di detrazione. Altro discorso da farsi per le imprese che donano somme consistenti, per le quali detrarre fino a 7mila euro non fa una gran differenza.

Dati sulla generosità

Scopo dell’indagine è stato quello di comprendere in che modo le aziende, impegnate nella corporate social responsibility,(Csr), si rapportano ai soggetti del terzo settore e come scelgono le organizzazioni da sostenere e con quali strumenti.

 

E’ stato inviato un questionario, via mail, ad un campione di 19 imprese con un fatturato superiore al miliardo di euro. Questa la modalità d’indagine.

 

E’ emerso che lo strumento maggiormente utilizzato dalle imprese nel sostegno al non-profit è il finanziamento a specifici progetti (79 percento); inoltre, il 27 percento di esse utilizza unicamente questo mezzo, mentre la restante parte impiega anche il cause related marketing o le sponsorizzazioni, che sembravano aver subito una battuta d’arresto in passato ed oggi, invece, sono tra gli strumenti preferiti dalle aziende.

 

La selezione dei progetti finanziati dalle imprese, invece, viene effettuata da una figura specializzata, il responsabile Csr che compare nel 47 percento del campione considerato. Il suo impiego è passato dal 26 percento del 26 al 47 percento del 29 a dimostrazione dell’importanza di questo ruolo.

 

Altre figure che si occupano della selezione sono: il responsabile marketing e la direzione generale.

I settori sostenuti e la selezione delle Onp

Una nota interessante è che solo un’azienda sulle 19 prese in esame, dichiara che, come misura anticrisi, ha ridotto del 4 percento l’impegno economico verso il non-profit mentre le restanti 18 sembrano fedeli agli impegni assunti. “La generosità batte la crisi”.

 

Ma quali sono i settori maggiormente sostenuti dalle imprese? Ai primi posti emarginazione sociale, salute e ricerca scientifica. Nella scelta della causa da sostenere le aziende sono generalmente legate alla propria mission, invece in quella dell’organizzazione non-profit prevalgono criteri eterogenei e non facilmente classificabili.

 

I parametri prevalenti, però, restano: la conoscenza diretta (79 percento), i suggerimenti dei dipendenti (53 percento) e il buon nome (47 percento).

 

Più l’Onp è vicina al territorio dell’azienda e più prevalgono tali criteri, al contrario, più è lontana e più vengono considerati elementi oggettivi, quali: bilancio e certificazione dell’IID.

 

Un metodo di selezione potrebbe essere rappresentato dall’adozione di un codice etico da parte delle Organizzazioni non profit da finanziare, come, ad esempio, la carta della donazione. Una serie di norme etiche che potrebbero essere linee guida nella scelta dell’associazione da sostenere da parte delle aziende.

 

Infine solo il 67 percento delle imprese richiede una rendicontazione dei progetti sostenuti, mentre il 33 percento non controlla come i fondi donati sono stati spesi. La maggior parte delle imprese si accontenta di giustificativi di spesa o altra documentazione solo a fine progetto.

In conclusione

La crisi non ha fermato le donazioni, anzi le aziende sono sempre più consapevoli del loro fondamentale ruolo nel rapporto con il non-profit.

Soprattutto settori come l’emarginazione sociale e la salute, che rischierebbero una drastica riduzione di aiuti da parte dei privati, vedono, invece, il maggior impegno del profit. Qualcosa si muove.



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