Le decine di migliaia di ragazzi e ragazze volontari sono un valore aggiunto da tutelare.
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Quale futuro per il servizio civile?

Fra normative e fondi

Attriti fra Governo, Regioni, Comuni, enti locali e del terzo settore rendono difficile il futuro del servizio civile. I nodi riguardano nuove normative, finanziamenti pubblici e una perdita dell’etica su come impiegare il volontariato.

I progetti presentati all’Ufficio nazionale del servizio civile (Unsc) sono passati dai 7 del 25 ai 18 del 28; questa è la conferma che il Servizio civile nazionale non è in crisi per problemi interni, cosa dimostrata anche dalle verifiche effettuate sulla qualità del lavoro che per la maggior parte dei casi si sono concluse positivamente. Il problema del servizio civile oggi è tutto legato alle normative ed ai finanziamenti.

A difesa del Servizio civile

La Conferenza nazionale enti per il servizio civile (Cnesc), organismo nazionale che raggruppa diversi enti ha presentato anche quest’anno il rapporto sullo stato del servizio e questa è stata l’occasione anche per il Forum del terzo settore e per la Consulta nazionale del servizio civile (Cnsc), organismo che garantisce l’autonomia e la democrazia del servizio stesso, per lanciare il “Manifesto per la difesa del servizio civile nazionale” attraverso il quale si ribadisce l’importanza di una riforma del sistema.

In realtà il Governo, sostenuto dalla Consulta, ha approvato un disegno di legge che è però stato bocciato dalle Regioni e da alcune organizzazioni lombarde che rilanciano con una appello “per la rinascita del servizio civile” . La questione è più spinosa di quello che si crede in quanto dietro si celano scontri fra Stato e Regioni, fra enti del terzo settore ed enti locali e fra gli stessi enti del terzo settore che competono per ritagliarsi spazio.

Le Regioni chiedono spazio

Le Regioni lamentano scarsa qualità del servizio civile come è stato svolto sino ad ora e quindi chiedono una forte decentralizzazione: ma, non a torto, lo Stato fa notare che il servizio civile è oggi considerato, come il servizio militare, una forma di difesa della Patria e quindi da gestire centralmente e imparzialmente su tutto il territorio nazionale; semmai le Regioni potrebbero avere un ruolo di valutazione e verifica.

Il Servizio civile è una risorsa nazionale

Così nella persona del sottosegretario Carlo Giovanardi il Governo ha sottolineato che sarà il Parlamento a decidere come regolare il servizio civile, ma ha anche aggiunto che se le Regioni e i Comuni vogliono poter sfruttare questa risorsa devono essere disponibili a finanziarla anche perché i fondi disponibili sono passati dai quasi 3 milioni del 27 ai 125 del 211. Questione che non trova tutti gli operatori d’accordo in quanto, soprattutto in ambito comunale, se il servizio civile viene gestito direttamente dalle amministrazioni locali c’è il pericolo che questo perda il suo carattere originario e diventi esclusivamente una sostituzione impropria del lavoro regolare.

Un valore aggiunto

Quindi oltre ad essere normativo e finanziario il problema è di carattere più ampio ed investe il modo in cui viene pensato il servizio civile: questo oggi si occupa di vari ambiti quali assistenza, promozione del territorio, patrimonio artistico culturale, ambiente, protezione civile e dovrebbe svolgersi promuovendo una logica di sussidiarietà. Le decine di migliaia di ragazzi dai 18 ai 28 anni che ogni anno si impegnano in questa difesa non armata della Patria non dovrebbero essere utilizzati per tappare buchi delle amministrazioni, bensì dovrebbero essere il valore aggiunto in un percorso di crescita personale e di tutta la comunità nazionale.



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