La partecipazione dei giovani immigrati al servizio civile per un futuro di convivenza tra culture
StranItalia

“Scuola di cittadinanza” per giovani immigrati

Una proposta di legge per l'integrazione

Riecheggia negli ambienti politici e non solo, grazie all ' impegno di Livia Turco, deputato e presidente del Forum immigrazione e politiche sociali del Partito Democratico, una proposta di legge che aprirebbe le porte del servizio civile anche agli immigrati. Per la precisione si tratterebbe degli stranieri di seconda generazione.

L’input della proposta di legge deriva dall’esperienza, ormai triennale, promossa dall’Assessorato alle politiche di integrazione degli immigrati del comune di Torino, che ha istituito il servizio civile per giovani immigrati. L’arricchimento culturale e sociale, la qualità della convivenza e il rischio di sgretolamento della società sono tutte legate alle condizioni di vita e alle possibilità di diventare cittadini attivi offerte alle nuove generazioni di immigrati.

E’ una situazione di continua incertezza quella che si trovano ad affrontare i giovani nati in Italia ma da genitori stranieri. Diventa faticoso gestire il rapporto tra la cultura della famiglia di appartenenza e la società di accoglienza o nascita.

Per questo Livia Turco ritiene che il servizio civile possa rappresentare un’offerta di integrazione con tutti i diritti e i doveri e secondo le modalità e le finalità previste dal nostro ordinamento (vale a dire: legge 64 del 6 marzo 21, che istituisce il servizio civile e decreto legislativo 77 del 5 aprile 22).

La proposta in breve

La proposta, ( ” Norme per la promozione della partecipazione dei giovani immigrati al servizio civile nazionale ” ), che porta la firma della Turco, appunto, si compone di 4 articoli (finalità ; ambito di applicazione; ruolo e funzione dell’Agenzia per il servizio civile e copertura finanziaria), e si rivolge ” ai giovani immigrati, in età compresa tra i diciotto e i venticinque anni, che non possiedano la cittadinanza italiana ” , che siano ” regolarmente soggiornanti ” e che abbiano ” una buona padronanza della lingua italiana scritta e parlata ” .

Il contributo economico (434 euro mensili), che viene corrisposto ad ogni giovane, dovrebbe costituire titolo per il rinnovo del permesso di soggiorno nonché ” credito per favorire l’acquisizione della cittadinanza italiana ” .

” Il fondo nazionale per il servizio civile, (articolo 19 della legge 23 dell’8 luglio 1998), al fine di promuovere la partecipazione dei giovani immigrati, è incrementato a partire dal 21 di 2 milioni di euro ” , cosìsi legge nella proposta di legge.

Una disposizione che nasce dall’esigenza di riequilibrare il rapporto tra domande presentate e posti disponibili nella speranza che i giovani stranieri non debbano contendersi i pochi posti fruibili con i coetanei italiani. Non a caso per il 29, sono stati meno di 25mila i posti finanziati, rispetto ai 27mila del 28 e ai 43mila del 27.

Le seconde generazioni tra fùsis e nomos

Una proposta, questa, che nasce anche dall’osservazione dei dati riguardanti i bambini nati in Italia da coppie straniere e la situazione giuridica in cui vengono a trovarsi. I bambini nati da genitori stranieri restano tali per via della nostra legge sulla cittadinanza che non permette l’acquisizione della stessa per nascita sul territorio nazionale (jus soli).

I dati recenti comprovano la necessità di rivedere la legge attuale alla luce di un fenomeno destinato a crescere. Difatti i bambini nati sono stati più di 57mila nel 26, il 1 percento di tutti i nati in Italia e 7mila nel 28. Questi i numeri che l’esponente del Partito Democratico rimarca.

La legge che istituisce il servizio civile, ha avuto l’obiettivo di impegnare i giovani nel sociale, di far vivere loro a tutto tondo la realtà del proprio paese gettando le basi per la formazione di una coscienza civica. Il contatto diretto con la comunità di appartenenza permette di coglierne le sfaccettature, di arguire il meccanismo della macchina amministrativa, avvicinandosi ai servizi che essa ha da offrire. Questo, con tutta probabilità , potrebbe essere il punto di partenza per la formazione di futuri cittadini responsabili e solidali.

L’integrazione passa anche per il senso civico. La formazione di una coscienza civica, la possibilità di conoscere il paese di nascita e il suo contesto culturale e sociale, può creare un sentimento di appartenenza, nonché di filìa, (come direbbero gli antichi greci), ovvero di affetto, amicizia. Questa la portata del servizio civile volontario.

Allora perché non allargare gli orizzonti e sperimentare una ” scuola di cittadinanza ” anche per giovani stranieri?

Il progetto potrebbe apparire ambizioso agli occhi dei detrattori, ma quantomeno si propone di affrontare una tematica, che nel contesto attuale, non solo italiano, rischia di essere presa sottogamba. Esistono nuovi percorsi di cittadinanza e nuovi cittadini che vogliono e devono far sentire la propria voce.



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