La società civile può fare la sua parte
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Housing sociale

Sussidiarietà contro il disagio abitativo?

Il “social housing”, l’insieme di alloggi e servizi messi a disposizione per migliorare lo svolgimento della propria personalità e condizione a chi non riesce a soddisfare sul mercato il proprio bisogno abitativo, riprende quota, ma avremo le prime risposte durante il 2010.

Specialmente in periodi di profonda crisi economica e sociale come quello che stiamo vivendo, bisogna porre l’attenzione alle questioni più spinose e basilari per una adeguata convivenza. Una di queste è senza alcun dubbio l’emergenza abitativa che attanaglia soprattutto quella che viene chiamata la “fascia debole” della popolazione e che riguarda più persone di quanto una definizione di questo tipo potrebbe far pensare: anziani, giovani coppie, nuclei familiari a basso reddito, studenti, immigrati regolari, impiegati fuori sede e via dicendo.

Cos’è il social housing

L’housing sociale significa mettere a disposizione casa ed affitto a prezzi calmierati, di regola non più del 3% dello stipendio, così da poter venire incontro alle fondamentali necessità di ognuno di noi. Questa è una pratica molto attinente alla sussidiarietà in quanto deve per forza essere portata avanti sia dalle politiche pubbliche, sia però con l’iniziativa, l’esperienza e la prontezza dei privati; è per questo che si cerca di rilanciare le aziende soprattutto no profit, la società civile, le cooperative, il mondo imprenditoriale, insomma tutti quei soggetti che possono affrontare professionalmente delle questioni che abbiamo visto arenare negli anni.

Un’emergenza da affrontare

Infatti leggendo i dati forniti in questi giorni dalla stampa, risulta evidente il calo dei bandi e delle aggiudicazioni dell’edilizia abitativa; ma la priorità delle politiche territoriali è evidente a tutti, non per caso pare esserci, come sempre, accordo sull’urgenza nell’affrontare i nodi fra tutti i protagonisti della vita pubblica: Stato, regioni, province, partiti di tutto l’arco politico. E vedremo nel 21 ed oltre, i risultati dell’odierno interesse per l’edilizia sociale che pare stia dando vita, soprattutto al nord, ad un incremento di idee, progetti, bandi portati avanti da fondazioni bancarie soprattutto, ma anche, si spera, dalla società civile più direttamente.

E’ proprio l’importanza sociale dell’housing che lo mette al centro dell’attenzione: sono chiare le sua implicazioni sulla cittadinanza e sulla convivenza, sulla integrazione ed una più piena vita di comunità garantite soprattutto dalla stabilità (in questo caso di un alloggio) all’interno di una società fin troppo liquida.

Come agire

Lo Stato ovviamente ha il compito, oltre che di controllare, di dettare la linea e rendere possibile un miglior impegno civile in questo campo. Può farlo applicando varie scelte: prima fra tutte fornendo a prezzi calmierati, se non gratuiti, le aree edificabili e non utilizzate che in Italia non mancano; inoltre deve responsabilizzare le amministrazioni locali, alla ricerca dei migliori prezzi, delle migliori modalità di finanziamento delle eccellenze (e quindi risparmiando), detassando e permettendo anche ai privati, alla società civile di agire.

L’orizzonte deve essere per tutti, quello della responsabilità sociale per poter dare la possibilità al maggior numero di persone, colpite dal continuo caro prezzi dell’immobile, di vivere in una condizione dignitosa. Le varie tipologie di intervento possono essere le più varie: cohousing, autocostruzione, affitto calmierato, strumenti finanziari (etici), immobiliare sociale.

La sussidiarietà come bussola

La sussidiarietà in questo caso entra in un circolo virtuoso presentandosi inizialmente come motore di maggiori possibilità nell’housing sociale, poi tornando come diritto più solido attraverso le concrete esperienze di chi riesce a vivere in un ambiente più dignitoso e ricco di significative relazioni umane.



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