Il principio di sussidiarietà è nemico dell ' accentramento del potere quand ' esso è a scapito della ricerca delle soluzioni più conformi al bene comune
Saggi

Luci e ombre della sussidiarietà

Il saggio di Francesco Viola, "Luci e ombre del principio di sussidiarietà", pubblicato in Ragion Pratica, 2009, si propone una riflessione sul significato generale del principio di sussidiarietà ed analizza in modo particolare la sua dimensione preferenziale per l’autorità più prossima ai cittadini, approfondendo così il criterio della vicinanza nonché il significato dell’elemento territoriale o, meglio, locale.

Il principio di sussidiarietà ha suscitato sia un grande interesse nel diritto internazionale, comunitario ed interno sia un vasto consenso e ciò ha comportato una serie di malintesi che attualmente investono il suo significato e ne offuscano i reali obiettivi.

Si spiega così l’esigenza di una riflessione sul significato generale del principio di sussidiarietà e sul suo corretto uso nel diritto e nella politica, riflessione che inizia facendo riferimento ad alcuni rilevanti testi normativi. E ciò che accomuna tali testi è il principio preferenziale che nell’amministrazione della cosa pubblica l’autorità più competente sia quella più vicina ai cittadini.

Ma perché un’autorità più vicina al cittadino è preferibile rispetto ad una più lontana? E, prima ancora, quando un’autorità è vicina o lontana?
Per rispondere a queste domande il saggio effettua un’accurata analisi del significato di “locale” nonché, parallelamente, dei sensi in cui un’autorità può essere vicina o lontana ai cittadini.

E così l’Autore giunge a rispondere alla prima domanda, ossia a spiegare perché la vicinanza dell’autorità possa essere un elemento di legittimazione. In primo luogo, un’autorità più vicina ai problemi da risolvere è in grado di conoscerli meglio nonché sa apprezzare adeguatamente le circostanze ed i contesti particolari che ne fanno da scenario. Un’autorità più vicina permette una maggior partecipazione del cittadino; ma riflettendo accuratamente sul punto, su questo valore del principio di sussidiarietà, emerge chiaramente una delle maggiori difficoltà che il principio stesso pone: “Questo principio deve seguire il criterio dell’interesse diretto o quello della maggior competenza materiale?”. In altri termini, e semplificando, si potrebbe quasi dire: autonomia locale e partecipazione e nuove forme di democrazia o efficienza dei risultati? Ed ancora, sposando una terminologia non cara all’Autore, come risolvo i rapporti tra sussidiarietà verticale e sussidiarietà orizzontale?

Da ultimo, altra ragione a sostegno della sussidiarietà come preferenza per le autorità più vicine è quella connessa alla parcellizzazione del potere che la sussidiarietà stessa permette.

Sempre al fine di chiarire il significato vero del principio di sussidiarietà l’Autore prosegue poi analizzando le relazioni del principio stesso con le problematiche dell’autodeterminazione politica, con il federalismo e con la democrazia.

Emergono così le caratteristiche proprie dei diversi concetti nonché le possibili reciproche interferenze.

Infine, per trarre delle conclusioni si può dire che il principio di sussidiarietà, dando per presupposti principi politici preesistenti ed istituzioni già stabilite, nonché facendo ricorso a criteri da attingere altrove, si esplica in una complessa dinamica tra il basso e l’alto, dinamica che richiama molte domande ancora senza risposta e, prima fra tutte, questa: chi è legittimato a giudicare dell’adeguatezza dell’operato delle istituzioni più prossime? Ma, come nota lo stesso Autore, ciò attiene alle condizioni esterne di funzionamento del principio di sussidiarietà, mentre di per sé esso è “solo nemico dell’accentramento del potere quand’esso spoglia le associazioni di cittadini della loro autonomia e quando è a scapito della ricerca delle soluzioni più conformi al bene comune.”

VIOLA F., Luci e ombre del principio di sussidiarietà, in Ragion Pratica, 29, 17-132.



Lascia un commento