Mercoledì, 3 marzo, Palazzo Valentini, Roma, ore 14.30
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Stati generali della cittadinanza

Diritto di cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione

A Roma, presso Palazzo Valentini, il 3 marzo si terranno gli Stati Generali della cittadinanza, un’iniziativa promossa dall’assessore alle Politiche sociali, Claudio Cecchini, assieme all’assessore alle Politiche culturali, Cecilia D’Elia, per affrontare la questione del diritto di cittadinanza degli immigrati di seconda generazione. L’incontro, che sarà aperto dal presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, prevede l’intervento di Andrea Sarubbi (Pd) e Fabio Granata (Pdl), promotori del disegno di legge sulla cittadinanza.

Gli Stai generali della cittadinanza rientrano nel progetto politico della Provincia di Roma che ritiene prioritario il tema della cittadinanza per queste nuove generazioni di giovani con origini straniere ma nati e cresciuti nel nostro paese. Non a caso, il presidente della provincia, Nicola Zingaretti, ha dato il via alla costruzione di una fitta rete di associazioni, scuole e volontari per diffondere l’impegno a riconoscere come veri e propri cittadini italiani questi giovani.

L’impegno della Provincia di Roma

Già lo scorso dicembre, Zingaretti, difatti, aveva posto in evidenza, in una lettera rivolta ai 121 comuni del territorio e ai presidenti dei municipi di Roma, la necessità di affrontare le problematiche relative agli immigrati residenti stabilmente in Italia e dei loro figli nati in Italia.

Si legge nella lettera, infatti: “Sono maturi i tempi per affrontare con spirito costruttivo e bipartisan la grande questione legata ai diritti di cittadinanza, con l’obiettivo di favorire una piena integrazione di quei migranti che vivono stabilmente in Italia e che dimostrano di voler essere attivamente coinvolti nel tessuto sociale e civile del nostro Paese. Su questo tema è necessario un approccio nuovo, in cui le istituzioni promuovono e favoriscono la partecipazione attiva di quel migrante al processo che lo porterà in tempi certi a diventare cittadino”.

E continua, il presidente della Provincia, rimarcando la portata della proposta di legge Sarubbi-Granata: “(…) La proposta di legge Sarubbi-Granata, attribuendo proprio agli Enti Locali gli strumenti per rendere concreto e valido il percorso di piena integrazione, può rappresentare una risposta forte e condivisa a quei preoccupanti e sempre più frequenti episodi di intolleranza e di violenza verso gli stranieri che purtroppo si sono verificati anche nelle nostre città”.

L’obiettivo dell’incontro è soprattutto quello di sostenere la proposta di legge bipartisan Sarubbi-Granata sul diritto di cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione e del disegno di legge (ddl) del senatore Roberto Di Giovan Paolo. L’iniziativa intende coinvolgere gli studenti, gli insegnanti e i genitori delle scuole superiori di Roma e della sua provincia, partendo dal film documentario “Fratelli d’Italia” di Claudio Giovannesi. La pellicola è stata girata nell’istituto tecnico commerciale di Ostia, Paolo Toscanelli, e i protagonisti sono gli stessi studenti, tra i quali immigrati di seconda generazione. Sarà questa, anche l’occasione per presentare le iniziative, promosse dalla provincia, per sensibilizzare ed informare la comunità sul significato di cittadinanza.

La proposta di legge Sarubbi-Granata

La proposta di legge, che ha visto l’impegno bipartisan di Andrea Sarubbi, esponente del Pd e Fabio Granata, esponente del Pdl, prospetta di ridurre i tempi per diventare cittadino italiano, da 1 a 5 anni e il passaggio dallo “jus sanguinis” allo “jus soli” per i figli di stranieri regolarmente e stabilmente soggiornanti in Italia da almeno 5 anni (video).

“Non possono vivere in una terra di nessuno ma è necessario lavorare per l’integrazione”, queste le parole di Sarubbi, in occasione della conferenza stampa per la presentazione della proposta. Si intende passare da una cittadinanza burocratica ad una effettiva integrazione. Questi giovani nati da genitori stranieri residenti regolarmente nel nostro paese, hanno studiato o seguono percorsi formativi in Italia, parlano dialetto, sono, nella sostanza, italiani, ma non nella forma. Da un’ottica “concessoria e quantitativa” bisogna passare ad un’ottica “attiva e qualitativa”, questa la sfida della legge. “La cittadinanza deve diventare per lo straniero adulto un processo certo, ricercato e formativo; il punto di arrivo di un percorso di integrazione sociale, civile e culturale e il punto di partenza per il suo continuo approfondimento”, si legge nella proposta.

Si mira a valorizzare, dunque, elementi qualitativi di una cittadinanza sostanziale e certa senza perdersi nei meandri della burocrazia. Diventerebbe italiano, infatti, lo straniero che soggiorna da 5 anni in Italia e previo superamento di un test per verificare la reale integrazione linguistica e sociale nel nostro paese. Chi è nato, poi, da genitore immigrato che risiede in Italia da almeno 5 anni, e il minore straniero che concluda con successo un ciclo di studi nonché lo straniero che sia sposato con un cittadino italiano da almeno 2 anni.

L’impegno della provincia di Roma si muove in questa direzione perché la cittadinanza non è uno status legale ma rappresenta l’identità del singolo, l’insieme dei diritti e dei doveri. La cittadinanza deve essere costruita, passo per passo, e non può essere qualcosa di “empiricamente dato”, così si esprime il senatore Di Giovan Paolo nel ddl.



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