Ricominciare da Napoli. Minori e sussidiarietà , le proposte uscite da un interessante Convegno
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Disagio minorile a Napoli, le proposte

Docenti ed associazioni a confronto sui problemi dei minori

Alla giornata di presentazione dell’iniziativa, promossa dall’Università Federico II, Facoltà di Giurisprudenza, a Napoli il 26 maggio sul “Disagio minorile a Napoli: bisogni, valori, regole. Istituzioni e formazioni sociali confronto” hanno preso parte le formazioni sociali per prime aderenti: Fondazione onlus “'A voce d’è creature”; Comunità di Sant’Egidio; Neapolis 2000 di legambiente; Associazione centro di solidarietà; Centro territoriale Mammut, Associazione etica pubblica; Cittadinanzattiva onlus e personalità istituzionali impegnate con i minori nonché il presidente del Comitato UNICEF Campania e il Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania.

Mercoledì 26 maggio non si è chiuso un convegno, ma avviato un dialogo che vede nei docenti della "Federico II" gli osservatori vigili che prima ascoltano dalle associazioni i problemi del disagio minorile, e poi indicano una possibile soluzione normativa, non nel chiuso dell’Università, ma nel rapporto libero e costruttivo anche con le istituzioni politiche. Insomma, la novità, annunciata dal preside De Giovanni, del “metodo” di lavoro è il filo rosso che condurrà anche i laboratori di settore già disegnati.
Si riportano nel prosieguo i pensieri, le idee e le proposte formulate da alcuni professori coinvolti nell’iniziativa (1).

Lucio De Giovanni, preside della Facoltà di Giurisprudenza

“La Facoltà di Giurisprudenza, accanto al più rigoroso svolgimento dei propri compiti istituzionali, è indispensabile che metta a disposizione le proprie competenze, proiettandole sul territorio intorno a temi di grande rilevanza sociale, in stretta collaborazione con le Istituzioni, le formazioni sociali in campo e, più ampiamente, con la cittadinanza, nella piena consapevolezza che, ovunque sussistono saperi, energie, volontà, risorse, è necessario che essi si mobilitino (…) Si vuole arrivare alla possibilità di fare proposte di legge interessanti, che possano coinvolgere i nostri studenti e coloro i quali operano in questo settore per dare luogo a proposte concrete (…) Non possiamo aspettare in questo momento un solista ovvero un unico carismatico personaggio che risolva tutti i problemi della nostra città, dobbiamo unire chi vuole battersi, chi vuole rendere il proprio servizio per la collettività”.

Giovanna De Minico, docente di Diritto costituzionale

“Ho contribuito a questo ‘convegno non convegno’ per due motivi: domandarci quale siano i rapporti tra la cittadinanza attiva, cioè la sussidiarietà orizzontale, e il decisore politico. La sussidiarietà non significa delega in bianco di funzioni alle associazioni, ma neanche iperattivismo dello Stato, bensì equilibrata divisione dei ruoli: allo Stato la regolazione del fenomeno associativo, l’orientamento anticipato della loro attività sociale e il controllo sui risultati; alle associazioni la gestione di taluni servizi in concorso ovviamente con il polo pubblico. Che la competizione anche nelle attività sociali tra pubblico e privato possa renderli reciprocamente migliori? Io sono una studiosa di concorrenza e credo fermamente in ciò. Il secondo motivo è molto personale: mi piacerebbe che l’Università diventasse un luogo di accoglienza piena per i ragazzi, i quali possano tramite uno sportello incontrare le associazioni operanti sul territorio e offrire loro un po’ del proprio tempo a vantaggio di attività comuni. Il resto si vedrà".

Lorenzo Zoppoli, docente di Diritto del lavoro

“Il tema della ‘dialettica interistituzionale’ – cioè della compresenza di tanti soggetti e livelli di governo che, per ragioni varie, rendono più difficile affrontare il disagio minorile a Napoli – fornisce alcuni spunti su come intervenire su questa ineliminabile dialettica, indirizzandola verso una direzione utile a risolvere i problemi concreti piuttosto che a complicarli”.

Sergio Moccia, docente di Diritto penale

“Al di là dei notevoli profili di impegno civile che già da soli legittimano questa iniziativa, da teorico generale del sistema penale vorrei segnalare la realizzazione, con queste giornate di studio, di un’ipotesi scientifica: quella del diritto penale sussidiario o minimo, che vede attivate le istituzioni destinate al controllo penale unicamente dopo che siano sperimentati interventi, non repressivi, di altra natura, orientati a prevenire o a rimuovere fattori socio-individuali che spingono alla devianza, criminale e non".

Massimo Villone, docente di Diritto costituzionale I cattedra

“La condivisione tra pubblico e privato di compiti sociali è anche una questione di ripartizione di risorse. Da qui due domande: chi ci garantisce che i privati spendano meglio del pubblico? La seconda: in una situazione di federalismo fiscale e di una conseguente disponibilità differenziata di risorse avremo di riflesso associazioni sostenute nell’azione e altre, quelle del sud, condannate all’inattività per carenza di fondi? Ma il diritto di esistere delle associazioni non ha forse una latitudine nazionale?".

Pasquale De Sena, docente di Diritto internazionale

“Molte sono le ragioni per cui è per me importante partecipare a quest’iniziativa, benché, tra l’altro, sia uno studioso di diritto internazionale. Mi limito a ricordarne due. In primo luogo essa rappresenta un’occasione di ‘misurare’ la riflessione che porto avanti (da anni) in tema di diritti fondamentali con l’aiuto di un prisma particolarmente significativo – quale quello del disagio minorile a Napoli – per valutare la portata effettiva di prescrizioni normative rilevanti, anche di origine internazionale. Inoltre, in questo quadro generale, mi si offre l’opportunità (apparentemente paradossale) per valutare se, ed in che misura, la situazione del minore straniero (per lo più, figlio di cittadini extra-comunitari) sia davvero configurabile come ‘atipica’ rispetto a quella dei locali minori disagiati".

Carmine Donisi, docente di Diritto civile

"La novità dell’iniziativa in corso di svolgimento risiede anche nell’idea di creare un ‘laboratorio permanente’ sullo stato di attuazione dei diritti del minore a Napoli, nel quale riflettere, sempre in un’ottica interdisciplinare, sui risultati acquisiti nel corso delle sette ‘giornate seminariali’ condotte in sinergia con le formazioni sociali, con le istituzioni, con gli operatori sul campo e con i cultori dei saperi interessati; ciò nell’intento di fornire un meditato contributo al miglioramento della condizione dei minori nella nostra città. A tal fine, ci si augura di pervenire all’elaborazione di proposte – anche in forma di progetto di legge da sottoporre all’ente regione – non astratte e generalizzanti, se non addirittura velleitarie, ma concrete e operative in quanto rigorosamente documentate e sempre attente al contesto socio-economico di riferimento. Alla loro formulazione saranno chiamati anche i nostri studenti, i quali da questa esperienza innovativa potranno trarre elementi utili all’arricchimento della loro formazione umana, culturale e professionale".

Angelo Abignente, docente di Filosofia del diritto

"L‘iniziativa che il preside De Giovanni ha intrapreso con passione, contagiandoci e coinvolgendoci, ha una grande rilevanza per il suo oggetto e per il metodo prescelto. Il tema dei minori è un punto nevralgico del discorso sulla legalità; sceglierlo come argomento di riflessione e discussione vuol dire superare quei discorsi stereotipati sulla legalità che molto spesso, inflazionando l’uso del termine, lo spogliano della sua pregnanza specifica. E’ stato soltanto avviato un percorso che produrrà esiti significativi nella misura in cui troverà i modi e i contenuti adatti per intervenire costruttivamente nel tessuto politico e sociale della nostra città, per esempio, come auspico, producendo elaborazioni regolative e normative da proporre alle istituzioni, con ciò realizzando uno specifico della facoltà proponente. Mi sembra, però, che qualche risultato sia stato già prodotto e vada valorizzato.
La nostra città soffre di una diffusa crisi della partecipazione democratica che crea steccati, disaffezione alla cosa pubblica, rinunzie. Molte sono le ragioni di questo processo e qui non si possono esaminare. Ma una con le altre mi sembra particolarmente evidente: mancano nella nostra città luoghi di confronto, di dibattito, di discernimento che soli possono generare una consapevole e attiva partecipazione. Aver riunito intorno ad uno stesso tavolo docenti universitari di varia specializzazione, studenti, associazioni, operatori del volontariato, scuole vuol dire aver posto una pietra significativa nella costruzione di un luogo. Risultati attesi e già intravedibili; risultati raggiunti ma da consolidare; il percorso si rivela interessante! Un’ultima annotazione critica: benché più volte sollecitati, sia nella preparazione che nell’incontro di apertura, sono risultati assenti i rappresentanti degli enti locali: si tratta solo di un caso?".

(1). Questo resoconto dell’iniziativa è stato curato dalla Prof. Giovanna De Minico.



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