I cittadini potranno far sentire la propria voce in merito alla spesa pubblica, ai servizi offerti dallo stato e al loro funzionamento
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La finanziaria partecipata

In Gran Bretagna nasce la finanziaria dei cittadini

La scorsa settimana, David Cameron, primo ministro da poco eletto, ha annunciato una manovra finanziaria senza precedenti per far fronte alla crisi che ha colpito duramente la Gran Bretagna. Una manovra che fa già discutere parecchio e che presenta importanti novità.

Si tratta, infatti, di quello che è stato definito, dallo stesso primo ministro, il più grande progetto di tagli economici dalla fine della seconda guerra mondiale. La situazione finanziaria inglese che il nuovo governo deve affrontare è peggiore di quanto ci si potesse attendere. I numeri parlano chiaro: la Gran Bretagna ha il disavanzo maggiore tra i paesi del G-7, a oggi 156 miliardi di sterline, destinato a crescere se si non si porrà un freno a questa costante emorragia.

Il piano sarà presentato, nelle sue linee generali, il 22 giugno per essere discusso nei mesi successivi in modo che sia pronto per fine novembre, data entro la quale la nuova finanziaria dovrebbe essere approvata.

Sono due le maggiori novità che dovrebbero essere inserite nel programma.

La prima è la creazione di una commissione, la cosidetta star chamber, con il compito di supervisionare i tagli imposti ai vari ministeri e di svolgere una vera e propria attività di controllo sui loro bilanci.

La seconda, di grande rilevanza, è la decisione presa da Cameron, sotto la spinta del cancelliere George Osborne, di coinvolgere la società civile, attraverso il prezioso contributo che cittadini, organizzazioni sindacali, enti locali e associazioni no profit possono dare nell’individuare quei settori che potrebbero essere tagliati o destinati a nuove forme di gestione fondate sull’alleanza tra pubblico e privato no profit.

Tutto questo avverrà sia attraverso la possibilità di avanzare proposte via web, sia attraverso pubbliche consultazioni tra le parti. Per la prima volta, quindi, i cittadini avranno la possibilità di far sentire la propria voce in merito alla spesa pubblica, ai servizi offerti dallo stato e al loro funzionamento, nonostante alcune voci critiche sostengano che si tratti solamente di un modo per limitare gli scioperi e il malcontento popolare.

Tra l’altro questa è un iniziativa senza precedenti in Europa, ma già sperimentata con successo dal Canada negli anni Novanta. Fu proprio il governo canadese, infatti, a creare questo modello nel 1992 per superare la grave crisi economica che aveva colpito il Paese causando un gravissimo deficit di bilancio. Ci riuscì a tempo di record, in soli 5 anni, chiudendo il bilancio del 1997 in leggero surplus.

Nonostante i tagli operati nel settore della sanità e del welfare sociale, la crescita economica costante in quegli anni consentì al Canada di neutralizzarne gli effetti. Data la situazione economica mondiale è difficile che questa crescita possa ripetersi anche per la Gran Bretagna.

E’ proprio questo che spaventa i cittadini britannici, che ad essere colpiti siano proprio loro, con la perdita di posti di lavoro e una diminuzione della qualità dei servizi. In questi giorni il cancelliere Osborne ha dichiarato che i risparmi ottenuti con la riorganizzazione dei costi della sanità, della scuola, della difesa e dello sviluppo saranno reinvestiti negli stessi settori, considerati frontline ma, naturalmente, bisognerà attendere per averne la certezza. Sarà, quindi, importante verificare quanto effettivo sarà il contributo di idee ed esperienze fornito dalla società civile, per assicurarsi che non si tratti di una mossa puramente demagogica.

Ma se fosse confermata la genuinità di questa politica si tratterebbe di un nuovo modo di gestire le decisioni di maggior impatto sulla vita dei cittadini, quelle sulla finanza pubblica. Questo nuovo metodo decisionale promette ai cittadini di renderli finalmente protagonisti assieme alla istituzioni pubbliche in conformità ai precetti della democrazia partecipativa e deliberativa.



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