Acqua per turisti ed animali ma non per la popolazione indigena
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Boscimani senza diritto all’acqua

Un diritto negato condanna a morte un popolo

E’ del 21 luglio la sentenza dell’Alta Corte del Botswana che nega il diritto all’acqua ai boscimani. L’indecente decisione s’innesta nella battaglia tra governo e boscimani nelle zone ricche di pietre preziose. La popolazione chiede solo di poter continuare a vivere sulle proprie terre con la possibilità che il pozzo di Mothomelo unica fonte d’acqua, sigillato dal governo nel 2002, quando i boscimani furono costretti ad abbandonare le proprie case, venga riaperto.

Per questo motivo la popolazione boscimana, lo scorso 9 giugno, si è rivolta nuovamente all’Alta Corte che già nel 26 aveva dichiarato incostituzionale l’atto di forza del governo che aveva espulso illegalmente la popolazione allontanandola dalle terre ancestrali. Questa volta, però, la sentenza della Corte, tanto attesa, è sconcertante (leggi anche qui e vedi in allegato le motivazioni del processo sull’acqua): i boscimani hanno si il diritto di abitare le proprie terre ma senza accesso al pozzo e né la possibilità di costruirne uno nuovo.

Diamanti e turismo: la rotta da seguire per il governo

Questo significa condannare a morte un popolo che vive nella Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle regioni più aride del mondo. E’ da aggiungersi, poi, la decisione del governo di aprire un resort di lusso della Wilderness Safaris con bar e piscine per i turisti e la costruzione di nuovi pozzi per abbeverare gli animali selvatici, il tutto finanziato dalla Fondazione Tiffany & Co. E, come se non bastasse, la Gem Diamonds ha ottenuto il nulla osta ambientale per aprire una miniera di diamanti nella riserva in cui vive la popolazione indigena ad un’unica condizione: non fornire acqua ai boscimani, come ha rilevato Survival, un’associazione che si occupa di tutelare i diritti delle popolazioni indigene.

Chiarisce il direttore generale di Survival, Stephen Corry: “Negli ultimi anni, il Botswana è diventato uno dei luoghi più ostili del mondo per i popoli indigeni (…) Se ai Boscimani viene negata l’acqua nelle loro terre mentre viene fornita liberamente ai turisti, agli animali e alle miniere di diamanti, beh, allora gli stranieri dovrebbero chiedersi seriamente se possono accettare di sostenere questo regime visitando il paese e acquistando nei suoi negozi di gioielli”.

Il bicchiere vuoto dei boscimani

I Boscimani per procurarsi l’acqua devono percorrere 48 Km al giorno a piedi oppure con l’ausilio di asini, visto che viene negato loro anche il diritto di usufruire dei mezzi di trasporto; oltre ad essere viaggi lunghi e sfiancanti si tratta anche di tratti pericolosi da percorrere, per questo è ancora più inquietante il fatto che a questi ultimi sia anche proibito di fornire, dall’esterno, acqua a parenti residenti nella CKGR (nella foto Xoroxloo Duxee, la donna boscimane morta di disidratazione nel 25). “Abbiamo sete e soffriamo”accusa un Boscimane. “L’unica cosa che ci serve davvero è l’acqua. È un grosso problema, specialmente durante le vacanze scolastiche quando molti bambini abituati a bere tutti i giorni tornano a casa e soffrono, e così noi siamo costretti ad andare a piedi fino a Kaudwane (il campo di reinsediamento)”.

Il disegno seguito dal governo non lascia spazio a dubbi: i boscimani devono abbandonare quella regione del Botswana (1), una zona ricca di diamanti e pietre preziose, Gope. Il governo è disposto a tutto, anche portarli alla morte negando loro il diritto umano all’acqua. Costringendoli a rientrare nelle riserve, infatti, si lascerebbe campo libero alle compagnie che producono e commerciano diamanti. Ma la questione boscimana sta diventando problematica anche per le stesse compagnie diamantifere, tanto che, nel maggio 27, la De Beers ha venduto il giacimento di Gope alla compagnia Gem Diamonds per 34 milioni di dollari. A detta del direttore generale della Gem Diamonds, la campagna a sostegno dei Boscimani aveva reso il deposito e le miniere troppo difficili da gestire per la De Beers (ndr).
In sintesi, negare il diritto all’acqua vuol dire negare il diritto alla vita, un diritto universale.

La questione si inserisce nell’ambito del dibattito sul diritto all’acqua come diritto universale e come bene comune. Proprio in questi giorni, per la precisione mercoledì 28 luglio, l’Assemblea generale dell’Onu discuterà su una risoluzione presentata dalla Bolivia sul diritto all’acqua “sicura, pulita, potabile" come diritto universale; potrebbe trattarsi di una svolta storica, visto che l’acqua è riconosciuta come un bisogno essenziale (basic need) dell’individuo ma non ancora come un vero e proprio diritto.

(1) Cfr. Survival: "Il Botswana è il più grande produttore di diamanti del mondo. Il 35 percento del suo PIL deriva dallo sfruttamento di diamanti; le sue miniere sono sotto il controllo della società Debswana, di proprietà del governo per un 5 percento e della De Beers per il restante 5".



ALLEGATI (1):

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