Un'Italia divisa in due dalla raccolta differenziata, ma con una geografia variabile rispetto al passato
Enti locali

I ” Comuni ricicloni ”

I comuni virtuosi premiati da Legambiente

Il 6 luglio sono stati presentati a Roma i risultati del concorso "Comuni ricicloni" che Legambiente dedica alle amministrazioni meritevoli nella gestione del ciclo dei rifiuti. Nella stessa occasione è stato presentato il dossier relativo allo stato di avanzamento della raccolta differenziata, dal quale emerge che sono 1488, circa 200 in più dello scorso anno, le realtà italiane che raggiungono (e superano) il 50 percento di raccolta differenziata finalizzata al riciclo.

Dal rapporto emerge un’Italia divisa in due, ma con una geografia variabile rispetto al passato. Il Nord presenta infatti risultati nettamente migliori rispetto al Sud, ma il vero fanalino di coda è il Centro, decisamente indietro nella raccolta differenziata. Il Veneto è la prima regione d’Italia, seguita da Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Trentino Alto Adige e ad una certa distanza da Campania e Sardegna, dove sono stati messi in atto, basti pensare alla città di Salerno, importanti progetti. Sono ben 17 i comuni capoluoghi di provincia del Nord Italia che superano il 5 percento di raccolta differenziata; nessun capoluogo del Centro raggiunge questa percentuale e solo tre del Sud (Salerno, Tortolì e Oristano).

La top ten della raccolta differenziata

Il comune bellunese di Fonte delle Alpi è risultato il vincitore del concorso, con oltre l’83 percento di raccolta differenziata. dal 27 infatti, ha avviato una raccolta "porta a porta", attualmente entrata a pieno regime. Un’importante azione intrapresa per la riduzione dei rifiuti alla fonte è stata quella di installare, nel novembre del 29, un distributore di latte crudo nella via principale del paese, evitando di trattare circa 5. bottiglie all’anno. Altre iniziative volte alla riduzione di rifiuti sono la distribuzione delle sporte in cotone (realizzate con scampoli destinati al macero) al posto delle shoppers in plastica e l’impiego di stoviglie in ceramica in occasione delle sagre locali.
I primi dieci comuni in classifica, si collocano tutti nell’area del Nord-Est.

Stop ai sacchetti di plastica

Sono stati circa 15 i comuni che hanno dichiarato di aver emesso un’ordinanza per vietare la commercializzazione/distribuzione di sacchetti monouso non biodegradabili; a questi se ne aggiungono circa 25 che hanno affermato di voler fare altrettanto a breve. Dal 1° gennaio 211, salvo proroghe ulteriori, anche in tutta Italia saranno messi al bando i sacchetti di plastica. La norma era contenuta nella finanziaria del 27 (art.1, commi 1129 e 113) che prevedeva un programma per il bando dei sacchetti di plastica non biodegradabili a partire dal 1° gennaio 21, data successivamente prorogata.
Secondo dati della Commissione europea, attualmente in Europa si producono ogni anno circa 1 miliardi di sacchetti di plastica, con un consumo di circa 12 milioni di barili di petrolio. L’Italia ne consuma circa 15 miliardi, 25 all’anno a testa.
Numerose le iniziative messe in atto per sensibilizzare i cittadini all’uso di borse riutilizzabili, intervenendo sul cambiamento degli stili di vita, alterati da decenni di diffusione della cultura dell’usa e getta. In prossimità della scadenza del 1° gennaio, Legambiente ha lanciato una petizione al Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, affinché non proroghi ulteriormente la messa al bando dei sacchetti di plastica.


Il cambiamento riparte dai cittadini

La raccolta differenziata, l’eliminazione dei sacchetti di plastica non sono che alcuni dei molteplici esempi di cui si sta occupando anche questa rivista da un po’ di tempo a questa parte, per evidenziare come la partecipazione attiva da parte dei cittadini costituisca l’elemento determinante per la riuscita di una serie di politiche che chiamano in causa i beni comuni. Tali iniziative comportano infatti la riorganizzazione di comportamenti quotidiani, apparentemente difficili da sradicare, ma che, opportunamente sollecitati, mettono in moto meccanismi virtuosi i cui effetti si configurano come una vera e propria rivoluzione culturale che lentamente ridisegna le coordinate dell’agire quotidiano.



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