Milano sente il bisogno di un progetto che generi entusiasmo, partecipazione, cambiamento
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Il manifesto per Milano

Al teatro Puccini incontro tra comitati di cittadini e istituzioni

Una città che cambia, che rinasce grazie all’intervento dei suoi cittadini. Questo è l’obiettivo del laboratorio civico, costituito da circa 180 comitati, che si è riunito lo scorso 15 giugno al teatro Puccini per discutere attorno al “Manifesto per Milano. Proposte per il futuro della città”. Un spazio di incontro pubblico, il teatro Puccini, dall’alto valore simbolico, proprio perché luogo della prima battaglia vinta dai comitati: è stato, infatti, protetto, con una vera e propria insurrezione del quartiere, da manovre speculative.

Concepiti, inizialmente, per risolvere i piccoli problemi di quartiere, i comitati, in questi ultimi anni, hanno decisamente mutato la loro prospettiva allungando il proprio sguardo sull’intera città. Sono mossi, al loro interno, da un grande fermento creativo, una voglia di partecipazione dal basso che coinvolge tutti quei cittadini che chiedono di essere ascoltati dalle istituzioni, di poter parlare di Milano e, soprattutto, per Milano.

E’ da questi presupposti che è nata l’iniziativa di un progetto di idee, un manifesto che coinvolga tutti quei cittadini che, sentendosi esclusi dalle scelte delle istituzioni, vogliano esprimere i loro pareri sui temi fondamentali della città: sicurezza, movida, traffico, servizi, periferie. Milano sente il bisogno di un progetto che generi entusiasmo, partecipazione, cambiamento. Tutto questo è percepito non solo dai cittadini, ma anche dalle istituzioni, non è un caso, infatti, che all’incontro fosse presente anche il sindaco Letizia Moratti e che il manifesto abbia trovato una partecipazione bipartisan da parte di diversi consiglieri comunali.

Eccole allora le voci dei milanesi, di chi vive il degrado della periferia e si sente un cittadino di serie b, di chi percepisce che il suo quartiere non è una priorità per il comune. E’ questa la realtà di chi vive nei quartieri neonati, come la Bicocca o il Rubattino, privi di collegamenti con il centro e impossibili da vivere col la cronica mancanza di asili, scuole e servizi. Un disagio che coinvolge anche i cittadini di via Padova, luogo della rivolta etnica di febbraio o i quartieri dei casermoni Aler con decine di appartamenti sfitti e sigillati con l’acciaio.
E’ proprio qui, in questo vuoto, che si inseriscono le iniziative dei comitati, alla ricerca di quella collaborazione con le istituzioni tipica della vera forma di sussidiarietà, con nuovi progetti per rilanciare Milano:
– un forum online, una bacheca in cui tutti possano esprimere i problemi del proprio quartiere e le loro proposte;
– la riorganizzazione del trasporto pubblico, un prima proposta in tal senso è quella di sostituire i jumbo tram che intasano il centro storico ma naturalmente di primario interesse è anche il collegamento con le periferie;
– la lotta allo smog, con la creazione di una task force di esperti per chiarire tutti i punti del problema necessari per una politica ambientale degna di tal nome, non relegata solamente all’utilizzo delle targhe alterne;
– favorire lo sviluppo di una classe dirigente multietnica con la creazione di un master per gli stranieri e la promozione di “extrabanca”, prima banca con servizi specifici legati alle esigenze degli immigrati fondata da Otto Bitjoka, presidente di Ethnoland, fondazione che sostiene l’imprenditoria straniera in Italia;
– un laboratorio dell’abitare nei quartieri Aler e un sistema decentrato per la manutenzione delle aree più degradate;
– parchi tematici di scienza e musica, concepiti come veri e propri musei all’aperto.

Queste sono le proposte principali, che danno vita ad un progetto che è solo all’inizio, come dimostra il nuovo incontro tenutosi il 28 giugno dal titolo: "Dal manifesto per Milano al governo" in cui si è ribadito la funzione della politica che deve riavvicinarsi ai problemi della gente.

Un cantiere di idee, insomma, che i milanesi mettono al servizio della città, toccherà alle istituzioni dargli ascolto, coinvolgerli nelle proprie iniziative con nuovi meccanismi della partecipazione. La condizione necessaria è che la società civile non si sostituisca agli enti locali, ma che sia vera sussidiarietà, che sia vera collaborazione. Solo così la rinascita di Milano potrà essere, non una mera utopia ma una solida realtà di governance.



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