Una legge che stimola la partecipazione attiva degli stranieri
StranItalia

Immigrazione e partecipazione

L'innovativa legge regionale della Toscana

Dopo un anno di dibattiti e polemiche la legge regionale sull’immigrazione della Toscana può finalmente prendere il via. La Corte costituzionale ha, infatti, bocciato il ricorso del governo per una legge dal forte carattere innovativo, che prevede uguali diritti per immigrati regolari e cittadini italiani oltre all’assistenza sociale e sanitaria per i clandestini.

La nuova legge nasce in risposta alle esigenze della società toscana, che negli ultimi anni ha visto crescere costantemente il numero degli stranieri presenti nel proprio territorio e ai quali si vuole dare una reale possibilità di integrazione e partecipazione attiva.

La legge regionale

Il testo della legge n.29 del 9 giungo 29, basandosi su principi di uguaglianza e pari opportunità per i cittadini stranieri, propone:
– la valorizzazione dei titoli professionali acquisiti nei Paesi d’origine attraverso protocolli d’intesa con le università e le amministrazioni locali;
– lo sviluppo di nuove forme di partecipazione al tessuto sociale sia attraverso l’associazionismo, sia con la diffusione nel territorio dei consigli e delle consulte degli stranieri istituiti presso gli enti locali;
– il rafforzamento della rete di sportelli informativi;
– l’accesso ai servizi, in particolare agli asili nido;
– nuove politiche abitative che prevedano alloggi di edilizia pubblica.
Per l’attuazione di queste politiche è specificatamente previsto la collaborazione con gli enti locali e le realtà del terzo settore, riconosciute come indispensabili per il processo di integrazione sociale. Il punto, però, che ha fatto maggiormente discutere è quello che riguarda gli immigrati irregolari, ai quali viene assicurato sia il trattamento sanitario sia, in caso di estrema gravità ed urgenza, l’accesso a dormitori e mense in via temporanea. La legge, quindi, facendo propri principi oramai consolidati di diritto internazionale e riconosciuti esplicitamente anche dalla nostra Costituzione (articolo 32), sostiene il diritto alla salute dei cittadini stranieri come diritto inviolabile della persona.

La sentenza della Consulta

È proprio in base a questo principio che la Corte costituzionale, con la sentenza n.269 del 21 ha respinto il ricorso del governo affermando che:” lo straniero è titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona (sentenza n. 148 del 28) e, con particolare riferimento al diritto all’assistenza sanitaria, esiste un nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto giuridicamente come ambito inviolabile della dignità umana.”

Diritti di partecipazione

La Regione, forte della vittoria conseguita, rilancia proponendo una nuova battaglia per il diritto di voto e i diritti di cittadinanza.
Non è possibile, infatti, concepire una società pluralista senza la realizzazione di quegli strumenti necessari per rendere anche gli stranieri dei cittadini attivi, che percepiscono il territorio in cui vivono e lavorano come il "loro" territorio, da proteggere e migliorare con tutte le possibili forme di partecipazione.

Le proposte della società civile

Questo è un progetto che la società civile è pronta a sostenere come dimostra la campagna del Meeting internazionale antirazzista, lanciata dall’Arci, che prevede un fronte unito di enti locali, tra cui la stessa Regione Toscana, comuni, esponenti sindacali della Cgil e società civile. Nel loro primo incontro tenutosi, lo scorso 16 luglio, a Cecina, hanno chiaramente espresso la volontà di portare avanti una battaglia per i diritti politici e di cittadinanza degli immigrati, focalizzando, in particolare, la loro attenzione sulla situazione paradossale di esclusione sociale di cui sono vittima i minori nati in Italia da cittadini stranieri che, secondo la legge, devono aspettare il compimento del diciottesimo anno di età per ottenere la cittadinanza.

È il segnale che i tempi sono maturi per discutere di questi temi in maniera propositiva, con idee che nascendo dalla collaborazione di soggetti diversi possano farsi promotrici di una reale innovazione. Il diritto alla cittadinanza potrebbe essere tradotto in diritto alla città. Solo chi si sente parte di una comunità, chi la vive in maniera partecipativa, può, infatti, considerarla come un bene comune.



Lascia un commento