E se fossimo in troppi a prenderci cura dei beni comuni?
Il punto di Labsus

Beni comuni e regolazione dei conflitti

Cittadini attivi "contro" per il fico di Brera

In adolescenza, Labsus si è prevalentemente occupato di cittadini che, "favoriti" dalle varie componenti della Repubblica, si sono attivati per la cura dell'interesse generale e quindi hanno cercato l'alleanza con i pubblici poteri in pedissequa applicazione della lettera dell'art. 118, ultimo comma della Costituzione. In gioventù, e quindi oggi, abbiamo preso a guardare il fenomeno da una angolazione nuova. Infatti, ci stiamo occupando anche di beni comuni e, dunque, di come i cittadini si stanno prendendo cura di beni e interessi che per loro natura richiedono o consentono anche un intervento nè pubblico, nè privato. Bensì comune, cioè dei "comuni cittadini".

In alcuni casi abbiamo lavorato di fantasia per provare a immaginare come i cittadini potrebbero prendersi cura dei beni comuni se decidessero di farlo. In questa seconda istanza, si tratta di sovrapporre la nostra visione alla realtà dei fatti e di vedere, stanare, snidare la sussidiarietà lì dove non è ancora emersa. Ma cosa ci riserva la maturità? Lo studio delle forme di regolazione dei conflitti tra cittadini che si prendono cura di diversi beni comuni tra loro potenzialmente incompatibili?

Quest’ultimo interrogativo nasce dalla lettura di una notizia che ha del fantascientifico. Vi sono due gruppi di cittadini che agiscono contemporaneamente per proteggere uno dei simboli del quartiere più trendy della Milano da bere. Si, avete capito. Si tratta di Milano e di Brera. Il simbolo di cui stiamo parlando è il famoso albero di fico saldo nelle sue radici piantate in Via della Madonnina, nel cuore di Brera.

Un gruppo di cittadini, preoccupato per l’assalto di roditori attirati dai dolci frutti del fico, ha chiesto l’intervento delle autorità sanitarie competenti per tutelare sia il decoro del quartiere, sia la stessa sopravvivenza della pianta e l’igiene del giardino privato che la ospita e che abbellisce uno dei quartieri più belli di Milano. Le autorità sanitarie hanno pensato bene di intervenire con l’accetta come sanno fare tutte le amministrazioni che non amano cercare soluzioni intelligenti nell’interesse dei beni comuni, ma preferiscono togliersi dai piedi cittadini rumorosi prima che diventino una grana più grande di loro. E la volevano usare per davvero l’accetta. Volevano materialmente privare l’albero dei suoi rigogliosi rami a suon di "accettate". Ma, per loro sfortuna, un secondo gruppo di cittadini è intervenuto per bloccare l’intervento di potatura della pianta. Motivo? Ma è elementare, dicono i cittadini di questo secondo gruppo, «non si pota un albero quando ha i frutti sui rami, altrimenti muore: è l’ABC della botanica». La reazione dei cittadini a difesa di questo simbolo ha indotto alcune signore chicchettose che normalmente ciondolano sui tacchi a spillo per le vie di Brera a scavalcare l’inferriata e a difendere fisicamente il fico di Brera da quelle "accettate" impietose e ignoranti.

Una domanda sorge spontanea a questo punto e forse può indirizzare la nostra futura riflessione sul tema. Anziché intervenire maldestramente come stava per fare, l’amministrazione non avrebbe fatto meglio a convocare le diverse voci, ascoltarle ed eventualmente aiutarle a trovare una soluzione condivisa lasciata alla attuazione diretta e altrettanto condivisa dei cittadini in conflitto? Che sia questo il futuro della sussidiarietà orizzontale e del ruolo delle amministrazioni? La regolazione dell’intervento civico per il bene comune? Per il momento anche questa sembra fantascienza e forse a Labsus toccherà occuparsene solo nell’età della sua maturità avanzata. Per adesso godiamoci la gioventù.

Qui emerge, poi, un altro esempio di come per il bene comune possano rilevare anche beni e comportamenti privati. O meglio di come beni privati possano presentare un profilo che li porta a sublimarsi in beni comuni e quindi a farli diventare di interesse comune o, come dicono i bravi costituzionalisti e amministrativisti, di interesse generale. Se vogliamo, tanti beni di interesse storico e artistico rappresentano un caso di beni comuni oggetto di proprietà privata. Ma sono regolati in maniera soddisfacente anche per l’interesse comune a loro ricollegabile?

Ultima notazione prima di congedarci, siamo sicuri che la vicenda un fico situato a Lorenteggio avrebbe suscitato la stessa attenzione mediatica. Lì si discute di abbattere palazzi e interi isolati, figurarsi un fico. Questo ci pone, tuttavia, un interrogativo capitale: dobbiamo concentrare la nostra attenzione su beni simbolici per sperare di generare un effetto emulativo oppure dobbiamo lavorare e puntare i riflettori proprio lì dove nessuno andrebbe a guardare e tutti si dimenticano o si disinteressano?



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