I tradizionali documenti contabili hanno mostrato la loro inadeguatezza.
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Misurare il volontariato

Come valutare l'efficacia del no profit? Le linee guida di Csvnet

Misurare l’attività delle organizzazioni no profit soltanto attraverso criteri di efficienza economica può essere fuorviante. Per questo nell’associazionismo si sta facendo sempre più strada l’idea di introdurre elementi di valutazione diversi, più idonei a rilevare l’efficacia dei progetti di volontariato anche sul piano sociale e umano.

Il volontariato – spiega Marco Granelli, presidente di Csvnet – “produce sì servizi, ma anche e soprattutto coesione sociale, partecipazione, cittadinanza”. Elementi fondamentali di un’attività no profit che non solo non possono essere misurati in modo adeguato in termini meramente economici ma che potrebbero addirittura influire negativamente sul risultato finale di una valutazione di questo tipo.

“Per certi obiettivi – continua Granelli – tre professionisti possono essere più efficienti di 5 volontari, ma non costruiscono coesione sociale". Nei bandi si dovrebbe "tenere conto di alcuni fattori: quanti sono i volontari coinvolti, quale sia la capacità di aggregare nuove persone… Qualcuno già lo fa". In genere, però, quando un ente pubblico o una fondazione o altri soggetti sono chiamati a valutare un progetto, questi aspetti non vengono valutati a sufficienza o non vengono valutati affatto.

Un altro problema è che molte organizzazioni spesso subiscono con fastidio la valutazione – per esempio quando intendono partecipare a un bando pubblico – anzichè servirsene come un prezioso strumento per verificare la bontà del lavoro svolto e migliorare l’efficacia della propria azione. “Purtroppo, spesso solo la necessità di presentare progetti obbliga le organizzazioni ad affrontare il problema” – fa notare Francesca Busnelli, dello studio Aliante.

A questo proposito Csvnet ha pubblicato delle linee guida che dovrebbero aiutare le organizzazioni a redigere un proprio bilancio sociale mentre i Centri di servizio stanno intervenendo sulla formazione in questo campo. “Strumenti come il bilancio sociale fanno crescere. Il volontariato si deve liberare dall’idea che gratuito sia sinonimo di buono”, conclude Granelli.

Si legge nel vademecum stilato da Csvnet: "Tutti coloro che, in un modo o in un altro, sostengono un’organizzazione (donatori, volontari, ecc.), ma anche i destinatari dei servizi, ed in generale la società tutta, devono avere la possibilità di sapere quante risorse pervengono all’organizzazione, quale è la loro provenienza, come vengono utilizzate, quali risultati producono".

Le linee guida si articolano in quattro parti:
– Premessa metodologica, in cui sono definiti gli obiettivi, il loro ambito di applicazione e vengono esplicitate le scelte metodologiche adottate;
– Nozione di bilancio di missione, di bilancio sociale e principi di rendicontazione;
– Il processo di rendicontazione, in cui sono indicati gli elementi fondamentali che devono caratterizzare il processo di realizzazione e comunicazione del bilancio di missione e sociale;
– Struttura e contenuti, in cui si individuano le informazioni che il bilancio di missione ed il bilancio sociale devono contenere.

“Per il volontariato servono indicatori diversi da quelli delle aziende – afferma Andrea Volterrani, autore de ‘Il gusto del volontariato’ – più che il criterio dell’economicità (fare le cose al minimo costo) è importante il criterio della sostenibilità (ottenere il meglio in rapporto alle risorse del territorio”. Secondo Volterrani – che ha collaborato con il Csvnet toscano – “le organizzazioni tutte dedite al fare spesso perdono la capacità di coinvolgimento, per cui soffrono di turn over continuo e progressivo impoverimento. Altre, più attente a valorizzare e coinvolgere le persone, si garantiscono continuità e capacità di incidere”.



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