Attori eterogenei per una causa comune. Alla ricerca dell'effetto "palla di neve"
Scuole aperte e condivise

Primo seminario strategico di Labsus

Progetto di manutenzione civica e master in primo piano

Giovedì 16 settembre 2010, dalle ore 10 alle ore 18, si è svolto il primo seminario strategico di Labsus. Un incontro avvenuto nella gradevole cornice della Casa del giardinaggio del Comune di Roma, in cui si è discusso a lungo del progetto “Scuola di manutenzione civica dei beni comuni” sostenuto dalla Fondazione Roma, già avviato presso due scuole secondarie romane, e del percorso formativo che il Laboratorio intende sviluppare attraverso l’organizzazione di un master.

Scuola, istituzioni e associazioni riunite in un’unica sala per dare vita ad un’eccezionale “fotosintesi sussidiaria”. Presso la Casa del giardinaggio, messa a disposizione dal Comune di Roma, proposte, riflessioni e contrasti sono stati raccolti e trasformati in sinergie al servizio del bene comune. La cui tutela, assunte le sembianze della legalità, è costata la vita nel 1979 all’avvocato Giorgio Ambrosoli e recentemente al sindaco Angelo Vassallo, uomini dotati di “grande senso di responsabilità verso la collettività”, dunque due cittadini esemplari, ha ricordato in apertura Gregorio Arena, presidente di Labsus.

Ad accogliere i partecipanti Maria Angela Grassi, responsabile del Servizio Casa del giardinaggio ossia “uno strumento utile a diffondere e rendere accessibili ai cittadini le tecniche di coltivazione delle specie vegetali ornamentali, affinché si possa migliorare la qualità complessiva degli ambienti urbani”, in particolar modo degli spazi verdi di pertinenza degli istituti scolastici. Il responsabile tecnico Fabio Maialetti è convinto che il bene pubblico non debba essere gestito esclusivamente dalla pubblica amministrazione: “C’è bisogno di un cambio di mentalità, nel progettare un giardino bisogna considerare la realtà in cui si svolge il progetto, il territorio e le piante sono parti attive al pari di cittadini ed istituzioni”.


Manutenzione civica dei beni comuni

Al primo seminario strategico rappresentanti del Consiglio direttivo, del Comitato scientifico e della redazione di Labsus, i dirigenti scolastici e ad alcuni docenti del Liceo scientifico “Farnesina” e dell’Itis “A. Einstein” e l’Assessorato delle politiche scolastiche della Provincia di Roma si sono confrontati per definire i profili teorici e pratici del progetto di manutenzione civica nelle scuole, che si svilupperà nel corso dell’anno scolastico 21-211.

“Il progetto di scuola di manutenzione civica è molto importante per Labsus, un progetto ideato nel 28, il cui fine è fare in modo che gli studenti acquisiscano la passione per i beni comuni”, ha affermato il presidente Arena. “Si tratta di educarli alla cittadinanza attiva, un obiettivo da raggiungere attraverso esperienze pratiche, quindi con metodi diversi rispetto a quelli tradizionali”. A questo scopo “sono state individuate due scuole in collaborazione con l’assessorato della Provincia di Roma. Il progetto è finanziato dalla Fondazione Roma e potrebbe essere per Labsus un punto di inizio per future collaborazioni”. Protagonisti assoluti saranno i beni comuni, di cui il prof. Carlo Donolo su questa rivista ha contribuito a dare una definizione “moderna e più completa” rispetto alla formulazione arcaica del codice civile del 1942. Sono comuni “perché non appartengono a nessuno, dato il loro consumo non rivale”, ha affermato Giuseppe Cotturri, membro del Comitato scientifico di Labsus. “Appartengono ad una comunità aperta – ha continuato- tutelati da soggetti minoritari che agiscono con dei costi per scoprire cosa significhi il termine “libertà”, ossia fare qualcosa che da soli non potremmo realizzare”.


La scuola si confronta


Antonio Schietroma, dirigente scolastico dell’Itis “A. Einstein”, ha raccontato di tentativi precedenti volti ad introdurre il concetto di sussidiarietà nell’istituto e ha accolto positivamente il progetto di Labsus: “Alcune attività potrebbero essere inserite nel percorso didattico-curricolare, ma la maggior parte si svilupperebbe in orario extra-scolastico. Un problema fondamentale è dunque la mancanza di fondi a disposizione dell’istituto per retribuire il personale coinvolto in orari pomeridiani. La Fondazione Roma ha già finanziato un progetto nella scuola (isola fotovoltaica, eolica, termica), l’istituto è all’avanguardia nella realizzazione di materiale audiovisivo”.

Alla prof.ssa Brunella Pellegrini il compito di presentare idee e proposte per l’Itis: “L’istituto ha una lunga esperienza nella sperimentazione di azioni concrete partecipate, soprattutto nel campo dell’energia (termica e solare)”. Per quanto riguarda gli interventi esterni si propone: “Gestione e tutela degli spazi verdi (analisi chimica suolo, individuazione delle piante che potrebbe ospitare, lotta biologica ai parassiti); utilizzo delle acque reflue; creazione di una serra climatizzata alimentata a pannelli solari; orto finalizzato alla vendita di prodotti a chilometro zero, destinati al quartiere; pensilina per allestire un servizio di bici elettriche e abbattimento delle barriere architettoniche che persistono nella struttura”. Per quanto concerne gli interventi interni, queste le proposte: “Rilevamento inquinamento acustico ed ambientale; analisi dell’ efficienza energetica: analisi dei consumi, audit tecnico dell’istituto (misurazione e simulazione); manutenzione ordinaria (verniciatura ambienti); gestione rifiuti (raccolta differenziata, riciclaggio)”. La prof.ssa Pellegrini avanza l’ipotesi di un laboratorio di disassemblaggio e riassemblaggio dei pc con coinvolgimento del territorio per la raccolta di computer inutilizzati ed eventuale servizio di prestito per i ragazzi che ne sono sprovvisti.

La preside del Liceo scientifico "Farnesina", Olga Olivieri, ha informato che il progetto è ancora in fase di approvazione da parte del collegio docenti. “L’idea è di inserirlo nell’ambito dell’insegnamento di cittadinanza e costituzione, prevedendo il coinvolgimento attivo di studenti, insegnanti e personale Ata”. E’ già avviata nella scuola una collaborazione con il Garden club per la realizzazione di un giardino che potrebbe convergere con le attività della scuola di manutenzione civica. L’istituto ha una tradizione di educazione ambientale di lungo periodo. Necessita di rendere il progetto visibile alle comunità di giovani che vivono il quartiere”.

Per presentare le proposte del Liceo è intervenuta la prof.ssa Gabriella Patti: “Nell’istituto è presente una porzione di giardino abbandonata, di dimensioni 25 metri per 25, attualmente occupata da materiali edili necessari alla ristrutturazione in corso dell’istituto. Era già pronto un piano messo a punto con la collaborazione del Garden Club per dare vita ad un giardino con una scelta di specie vegetali adatte allo studio scientifico e umanistico in grado di interagire su diverse tematiche didattiche e che offrissero la godibilità e soprattutto una facile manutenzione”. Poi però i lavori di ristrutturazione hanno bloccato il progetto e, per rendere migliore l’aspetto della struttura in occasione del Rimun, con l’arrivo di 3 ragazzi stranieri, si è deciso di abbellire quantomeno l’ingresso attraverso il contributo volontario di insegnati e studenti”. L’idea originale si potrebbe mettere a disposizione del progetto “manutenzione civica”, con un coinvolgimento interdisciplinare di docenti, studenti e dell’associazione “Amici del Farnesina”.

In rappresentanza dell’assessorato alle Politiche scolastiche della Provincia di Roma presente il prof. Gianfranco Zintu, che ha posto l’attenzione su due punti fondamentali: “Il primo è il recupero della legalità, delle regole perché il 5 per cento dei fondi destinati alle scuole è utilizzata per i danni compiuti dagli studenti. Il secondo è l’educare al fare, gli studenti si devono sentire protagonisti. Per quanto riguarda la gestione dei costi le due scuole potrebbero chiedere un piccolo finanziamento all’assessorato”.

Monitoraggio e comunicazione

Secondo Alessandro Montebugnoli, membro del Consiglio direttivo di Labsus, al fine di coinvolgere gli studenti “si potrebbe usare l’open space technology, un metodo vivace per far nascere dalla comunità le idee. Si potrebbe fare un report di tutte le metodologie, dalle quali scegliere quelle più adatte al progetto”. Cristina Marchetti, caporedattrice della sezione “Documenti” di Labsus, ha ricordato che “le attività verranno continuamente monitorate, ma in maniera diversa rispetto al classico sistema delle schede che si limita a raccogliere il grado di soddisfazione delle persone coinvolte. Due sono i punti fondamentali: il progetto non deve esaurirsi con la fine dell’anno scolastico e deve essere replicabile. Per fare ciò bisogna mettere in moto una rete di soggetti, costituita da studenti, genitori e attori locali”.

La comunicazione del progetto sarà cruciale per la sua buona riuscita. Per Niccolò D’Aquino, giornalista del quotidiano italo-americano “America oggi”, bisogna distinguere l’informazione interna da quella esterna: “Nel primo caso si può pensare a giornali scolastici, siti internet. Sarà propedeutica a quella esterna, la più difficile perché i giornalisti sono spesso interessati al negativo, a meno che non ci siano notizie d’eccellenza”. Cosa e a chi si vuole comunicare? Per Luca Massacesi, membro del Consiglio direttivo di Labsus, “bisogna centrare i pubblici a cui ci si rivolge, presentandoci per esempio come prodotto concreto del nuovo insegnamento della materia “Cittadinanza e costituzione” nelle scuole. La comunicazione in ogni caso deve essere fatta dai ragazzi: impensabile che sia gestita da persone con più di 3 anni, che hanno parametri culturali completamente differenti da quelli attuali, collegabili al concetto di surfing rispetto al più tradizionale metodo di ricerca volto all’approfondimento”.


Emilia Dolce di Aaland, il preside dell’Itis e la prof.ssa Pellegrini si sono mostrati in disaccordo con la dicotomia over/under 3: “Bisogna usare le loro tecniche, perché i ragazzi vogliono farci entrare nel loro mondo”. Il prof. Arena sottolinea l’importanza di mettere in collegamento le due scuole, rendendole reciprocamente trasparenti. L’Itis “Einstein” è già dotato di una piattaforma multimediale su cui inserire la documentazione dei lavori svolti, potrebbe perciò condividerla con il Liceo. Rispetto a quanto è già stato fatto o comunque pensato, il caporedattore centrale di Labsus Christian Iaione ha informato che “sul monitoraggio c’è stato un incontro preparativo in cui si è discusso di autovalutazione degli studenti. La comunicazione sarà affidata ai ragazzi, l’idea è quella di creare un blog da inserire all’interno della rivista”.

A conclusione del progetto, l’idea è di organizzare una grande festa nelle due scuole. Si pensa ad uno spettacolo teatrale, che la compagnia “Schegge di cotone”, rappresentata in sala dall’attrice Ottavia Leoni, si è mostrata interessata a realizzare: “Lavoriamo nelle scuole medie, portando in scena tre spettacoli: il primo sulla costituzione, il secondo sull’unità d’Italia, l’ultimo sulla scienza. Sono pensati per i ragazzi, utilizzando il loro linguaggio”.


Un master per Labsus

Nel pomeriggio la discussione si è concentrata anche sul progetto formativo che nel corso del prossimo anno dovrebbe portare all’avvio della "Scuola per i beni comuni" di Labsus. La prof.ssa Cristina Marchetti ha illustrato alcune idee in proposito: “Ci sono diverse tipologie pensabili per il master: di primo o secondo livello, corso di formazione, corsi di alta formazione, summer/winter school. Tutte le tipologie presentate, tranne la scuola di formazione, possono fornire crediti formativi, quindi possono avere un certo appeal per gli studenti universitari. I motivi ispiratori potrebbero essere la cura dei beni comuni, la cittadinanza attiva, l’amministrazione condivisa e un nuovo modello di democrazia”. Questi invece i possibili target individuati: “Amministratori pubblici, manager, operatori del terzo settore, associazioni, cittadini. Ci si potrebbe appoggiare ad una università – ha continuato la prof.ssa Marchetti – ma il problema è riuscire a valorizzare Labsus in questo campo, non come partner ma come protagonista. Il master avrebbe delle aree tematiche, macro aree come quelle giuridica, economica, politologia, comunicativa”.

Per la vicepresidente di Labsus Paola Piva bisogna però verificare se c’è una reale domanda per questo tipo di master. “Sarebbe preferibile il corso di alta formazione perché pone meno vincoli. Collaborare con un’università farebbe perdere a Labsus il suo status di soggetto, quindi sarebbe meglio operare da soli. Anche il target dovrebbe essere meno generalizzato e più settorializzato”. Dello stesso avviso il direttore responsabile della redazione Vittorio Ferla: “Se ci basiamo su un tipo di target indistinto è necessario legarsi ad una università. Il compito di Labsus però è di incontrare dei soggetti specifici, sia in ambito di amministrazioni pubbliche che nell’ambito delle organizzazioni civiche”. Il rapporto con l’università arrecherebbe comunque prestigio e visibilità, ha affermato il caporedattore centrale Christian Iaione: “Il master sarebbe il modo migliore per concretizzare la nostra azione nella realtà. L’idea della formazione è nata inizialmente come e-learning, quindi utilizzando strumenti innovativi”. Filippo Ozzola, caporedattore della sezione “Casi ed esperienze”, ha proposto l’idea di un corso di un paio di settimane, seguendo il modello della summer school, “semplice da realizzare, magari coinvolgendo qualche ente locale”.

Il seminario si è concluso con i ringraziamenti ed i saluti del presidente Arena.

*Per la resocontazione: Massimiliano Alacqua, Fabrizio Spano e Simone Chiaramonte.



Lascia un commento