Se il caso danese sembra rappresentare la classica voce fuori dal coro, anche in alcuni altri Stati qualcosa comincia a muoversi
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Danimarca ecocompatibile

Un altro passo nella lotta al cambiamento climatico

Piena indipendenza del paese dai combustibili fossili entro il 2050 e transizione verso un nuovo modello produttivo basato esclusivamente sull'utilizzo di energia rinnovabile: ecco il piano Rasmussen per la Danimarca. Ma mai quanto ora il ruolo dei cittadini sarà determinante. E gli altri paesi cosa fanno?

E’ di qualche giorno fa la dichiarazione con la quale il Presidente del consiglio danese Rasmussen ha affermato di voler prendere in seria considerazione il rapporto redatto dalla commissione danese sul clima in cui si delinea la necessità di azzerare, entro il 25, la dipendenza della Danimarca dai combustibili fossili, scoraggiandone l’uso, favorendo al contempo lo sviluppo di fonti rinnovabili, in particolare dell’energia eolica e delle biomasse.

Ma in un paese che non gode certamente di un clima favorevole a causa della sua posizione geografica, sarà il riscaldamento domestico ad avere un ruolo rilevante per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. E qui più che mai la collaborazione di cittadini responsabili si rivelerà fondamentale. Nel caso di specie, il cittadino responsabile è colui che combatte gli sprechi all’interno della propria abitazione; è chi valorizza l’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di energia domestica; è quel cittadino che, anche nelle più piccole scelte di vita quotidiana, conduce uno stile di vita sostenibile. Per agevolare tale compito il piano prevede l’installazione in tutte le abitazioni di ‘contatori intelligenti’, predisposti per favorire una migliore distribuzione dell’energia e una decimazione degli sprechi: una misura che richiede la presenza di ‘utenti intelligenti’, capaci e volenterosi di beneficiare appieno di questa nuova tecnologia.

Ma il piano Rasmussen prevede anche una serie di azioni volte alla promozione di una mobilità sostenibile, tra le quali l’installazione di punti di ricarica per auto elettriche, al fine di incentivare un maggiore utilizzo di questo mezzo alternativo di spostamento. In tema di mobilità sostenibile, in realtà , la Danimarca è un paese all’avanguardia: le sue terre pianeggianti si conciliano perfettamente con l’uso della bici e la spiccata sensibilità del popolo danese verso le tematiche ambientali ha da sempre spinto gli stessi cittadini verso un uso consistente di tale mezzo.

Se il caso danese sembra rappresentare la classica voce fuori dal coro, anche in alcuni altri Stati, seppur tra mille difficoltà , qualcosa comincia a muoversi, nonostante il notevole ostacolo rappresentato dalla presenza di forti interessi economici, primi fra tutti quelli dei paesi esportatori di petrolio riuniti nell’Opec. Ad esempio, una nuova frontiera nella lotta al cambiamento climatico è senza dubbio rappresentata dalle cosiddette smart cities, città che stanno sperimentando, in collaborazione con grandi aziende Ict, una via verso uno sviluppo urbano più equilibrato e che garantisca ai cittadini una migliore qualità della vita (vedi Amsterdam, Dublino, Stoccolma). In tal senso, è possibile addirittura rintracciare casi estremi di creazione ex novo di villaggi totalmente ecosostenibili, come nel caso della PlanIt Valley, in Portogallo: una città ultratecnologica ispirata ad un organismo vivente con un sistema nervoso artificiale e un cervello che regolerà acqua, energia e ogni attività delle case e che abituerà i suoi abitanti a ragionare in un’ottica di ecocompatibilità .



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