Il mercato unico non è un fine in se stesso, ma uno strumento a disposizione dei cittadini europei
Unione europea

Il ” Single Market Act ” : la svolta sociale dell ‘ Ue

Stop al capitalismo selvaggio, si alle imprese sociali

A quasi venti anni di distanza dall’istituzione del mercato unico (1° gennaio 1993) e dalla pubblicazione del Libro bianco di Jacques Delors su “Crescita, competitività, occupazione. Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo” (COM(93) 700,1993), il Commissario europeo con delega al mercato interno e ai servizi, Michel Barnier, il 27 ottobre scorso ha presentato il Single Market Act “for a highly competitive social market economy”. Il documento contiene cinquanta proposte per rinnovare il mercato unico a partire da un dato di fatto: “this first decade of the 2000s has revealed across Europe and the world the huge innovative potential of the social economy sector”. Un potenziale di risorse umane ed economiche che può essere messo al servizio dell’integrazione europea e assunto a modello per uscire dalla crisi.

Il mercato unico di fronte alla crisi

Il mercato unico è sempre stato il motore del processo di integrazione europea, ma l’attuale crisi economica ha evidenziato le sue debolezze e le carenze che esso genera in termini di coinvolgimento dei cittadini, responsabilità d’impresa, accesso ai finanziamenti. Come è ricordato nel documento della Commissione, il mercato unico non è un fine in se stesso, ma uno strumento finalizzato allo sviluppo di altre politiche; nel Rapporto 21 il Parlamento europeo ha sottolineato inoltre che il mercato unico non è un processo irreversibile, e la sua esistenza non dovrebbe mai essere data per acquisita. Il suo rilancio deve pertanto aprire a nuove opportunità, senza imporre nuove restrizioni.

The “social market economy approach”


Il rafforzamento del mercato unico non può che andare nella direzione della “social market economy”, capace di porre i cittadini europei al centro del mercato e di promuovere un nuovo approccio globale ad esso. Nella sostanza, “this is a social market economy approach, based on the assumption that a single market needs to enjoy the support of all market players: businesses, consumers and workers. In this way, the single market will allow Europe to become collectively competitive”.
Tre in particolare sono le misure previste per dare attuazione alla “social market economy”.

1. La Commissione si farà promotrice di una “Social Business Initiative” con lo scopo di liberare le riserve di talenti e le risorse finanziarie disponibili negli stati membri, mettendo insieme i professionisti del management e della finanza e gli imprenditori portatori di progetti innovativi sul piano sociale.

2. La seconda proposta ha a che vedere con il contesto giuridico nel quale si sviluppa l’economia sociale che attualmente prevede una varietà di tipologie statutarie (fondazioni, cooperative, ecc.). A tale proposito la Commissione presenterà entro il 211 un regolamento sullo Statuto delle Fondazioni Europee, al fine di rimuovere gli ostacoli che attualmente impediscono lo sviluppo delle fondazioni in Europa..

3. La terza riguarda gli strumenti di corporate governance e della responsabilità sociale d’impresa, volti a ridefinire il ruolo dell’impresa nell’economia contemporanea. In quest’ambito la Commissione si impegna a lanciare una consultazione aperta (green paper) sulla corporate governance e sugli strumenti per incentivare la trasparenza e la responsabilità sociale d’impresa.

L’Europa sociale: una sfida difficile


L’Unione europea non è nuova a queste sfide, ma sa anche che questo sarà un percorso difficile e costellato di ostacoli. Il già ricordato Libro bianco di Delors e tutto il decennio di attività della Commissione da lui presieduta sono la prova di quanto le buone intenzioni si infrangano spesso con la dura realtà dei fatti e con le resistenze opposte al cambiamento da una politica neoliberista, i cui effetti sono attualmente sotto gli occhi di tutti. Come ha affermato Mario Monti nel rapporto predisposto per il Presidente della Commissione Barroso, è opportuno “riconciliare il mercato con la dimensione sociale” e per fare ciò “we need to put the people of Europe at the heart of this large market”. Anche in questo caso, sarà possibile dire che la crisi economica non sarà passata invano se avrà prodotto un cambiamento di rotta che vada nella direzione degli interessi dei cittadini.



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