Nell ' effettiva realizzazione della sussidiarietà , bisognerebbe evitare tanto le duplicazioni quanto le sostituzioni. L'obiettivo è la reale cooperazone.
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Roma Capitale a Scuola di Sussidiarietà

Scuola di sussidiarietà : Federalismo e Roma Capitale

È stato il Campidoglio la sede prescelta per il terzo incontro della Scuola di Sussidiarietà, che ha visto dirigenti ed amministratori degli enti locali essere “alunni” sul tema della sussidiarietà.
Docenti della lezione del 21 ottobre 2010 sono stati: il Segretario generale del Comune di Roma Liborio Iudicello, il Professore Beniamino Caravita, ordinario di Diritto pubblico presso la Sapienza, l’economista tecnologo del CNR Giampiero Ruggiero, il Vice Sindaco di Roma Capitale Mauro Cutrufo e il Sindaco di Roma Capitale Gianni Alemanno.
Il tema su cui si è incentrata la lezione è stato “Federalismo e Roma capitale”.

I vari interlocutori si sono alternati al microfono, argomentando in merito agli aspetti giuridici e istituzionali di Roma Capitale, in termini di ordinamento applicabile, di confini, di risorse e di possibili effetti sul futuro dei cittadini.
Ne è venuto fuori un lungo discorso sull’applicazione dell’art. 114, comma 3, della nostra Costituzione, laddove si afferma che “Roma è la capitale della Repubblica” e che “la legge dello Stato disciplina il suo ordinamento” . Questo articolo è stato letto in congiunzione con la recente legge del 5 maggio 29 n. 42, alla quale si farebbe risalire sia l’identificazione, in via transitoria, di Roma Capitale con il Comune di Roma, in attesa dell’istituzione della futura Città metropolitana, sia il trasferimento di funzioni verso l’ente locale Roma Capitale1. Con riguardo a quest’ultimo punto, è nella convinzione dei relatori che la legge 42/21 stabilisca un trasferimento di funzioni a carico di Roma Capitale e che questo trasferimento avvenga per atto dello Stato (ossia attraverso decreti legislativi), indipendentemente dal fatto che le funzioni trasferite ricadano nella potestà concorrente delle Regioni. Si tratta di una deroga al Titolo V della Costituzione, caldeggiato dai sostenitori della “capitalità” di Roma, ma che lascia aperti dubbi e preoccupazioni per l’insorgere di potenziali conflitti istituzionali e ricorsi costituzionali.

Il discorso su Roma Capitale si è spostato, nella seconda parte della lezione, sugli aspetti più di carattere finanziario riguardanti l’ente locale e l’attuazione del federalismo fiscale, ripercorrendo i possibili interventi per raddrizzare “l’albero storto” della finanza nazionale2, come definito dal Prof. Luca Antonini, e il ruolo che, all’interno dei queste riforme, può assumere Roma Capitale.
Nella lunga discussione sulla “capitalità”, ci si chiedeva, però, che fine avesse fatto la “sussidiarietà”: quella sussidiarietà, appunto, che doveva aver riunito tutte le persone presenti in sala.
I nodi del vivere civile, il coinvolgimento della società, la partecipazione attiva dei cittadini sembravano smarriti nel dibattito giuridico-economico sul federalismo, lasciando il passo a conflitti di potere tra le istituzioni regionali, provinciali e comunali.

L’intervento di Alemanno

In questo contesto, l’intervento del Sindaco Gianni Alemanno ha costituito il motivo per tornare a parlare di sussidiarietà. Tutti i membri della pubblica amministrazione sono stati esortati ad agire per una piena ed effettiva concretizzazione del principio di cui all’art. 118 della nostra Costituzione.
La sussidiarietà ha trovato, de facto, scarsa attuazione nella realtà amministrativa italiana e questo, secondo il Sindaco Alemanno, sarebbe proprio uno dei motivi del presente conflitto tra la società civile, da una parte, e politici e burocrati, dall’altra.
Al contrario, la società è una forza, un potenziale di cui il comparto politico ed amministrativo comincia a rendersi conto, ma è, ad oggi, ancora poco sfruttato.

Con riferimento più specifico a Roma, il Sindaco ha precisato che uno dei problemi della Capitale consiste nel mancato sfruttamento dell’intero potenziale, anche in termini di investimenti, del settore privato. Questo a causa, soprattutto, della lentezza e incertezza dei tempi burocratici e del decision-making della politica locale. In questo senso, il federalismo dovrebbe essere utilizzato al fine di riequilibrare il ruolo tra privato e pubblico e di rendere più efficienti e rapidi gli interventi della pubblica amministrazione.
Il processo federale dovrebbe attivare realmente il principio di sussidiarietà e non concretarsi, al contrario, in un semplice trasferimento di funzioni tra i diversi livelli istituzionali. Il fine ultimo non dovrebbe essere quello di un trasferimento da un "centro" statale a diversi centri regionali, bensì quello di aumentare il tasso di sussidiarietà non solo verticale ma soprattutto orizzontale sul territorio.

Attenzione al concetto di sussidiarietà

Un richiamo alla sussidiarietà conclusivo e decisivo quello del Sindaco Alemanno, ma che si fonda su un concetto di sussidiarietà3 su cui ci sarebbe, forse, da riflettere. Se sussidiarietà, infatti, vuol dire, certamente, partecipazione del privato e della società civile alla gestione dei beni comuni e allo sviluppo locale e nazionale, d’altra parte, questo coinvolgimento non necessariamente comporta una ritrazione dei soggetti pubblici dal loro ruolo istituzionale. L’applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale dovrebbe spingere, anziché verso una sostituzione, verso la creazione di effetti sinergici e moltiplicatori dell’intervento congiunto di pubblico e privati (sia for-profit che non-profit), nell’obiettivo comune della massimizzazione del beneficio collettivo.

Non si tratta di un privato che prende le veci del pubblico, ma un privato che si fa partner attivo dell’operatore pubblico, capace di enfatizzarne gli interventi, aumentare l’efficienza, apportare risorse materiali e immateriali, azionando sinergie e spinte alla crescita e alla coesione sociale.
Nell’effettiva realizzazione della sussidiarietà, tanto le duplicazioni quanto le totali sostituzioni sarebbero da evitare, nell’intento di dare una struttura sistemica e integrata alla cooperazione tra pubblico e privato e di raggiungere i massimi potenziali dell’ “agire sussidiario”4.

1. Si veda, in particolare, l’art. 24 della presente legge.
2. Si veda l’intervista a Luca Antonini, Riforme/Antonini:oggi passa il federalismo, vi spiego cosa cambia, Il sussidiario, www.ilsussidiario.net.
3. Sull’interpretazione del concetto di sussidiarietà si veda Gregorio Arena, Editoriale, Di quale sussidiarietà stiamo parlando? www.labsus.org, luglio 28.
4. Si veda G. Arena e G. Cotturri (a cura di), Il valore aggiunto: come la sussidiarietà più salvare l’Italia, Serie Labsus: il Laboratorio per la sussidiarietà, Carrocci Editore, 21.



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