Oltre la dicotomia pubblico - privato per un sistema integrato dei servizi
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Sussidiarietà e politiche sociali

Tra Welfare society e gestione integrata dei servizi

Lunedì 25 ottobre si è concluso il ciclo di incontri sulla sussidiarietà promosso dalla Fondazione per la sussidiarietà. Dopo il federalismo fiscale, il bene comune e la governance e Roma Capitale, l’ultima lezione ha posto l’accento su “Sussidiarietà e servizi alla persona”. Sono intervenuti, Luca Pesenti docente presso l’Università Cattolica di Milano e Maria Rosa Turchi, direzione servizi educativi e scolastici del Comune di Roma.

Si chiude il ciclo di lezioni della “Scuola di sussidiarietà” con il tema della Welfare society. Gli esperti hanno proposto una collaborazione pubblico-privata per la gestione dei servizi alla persona. Si parte dall’analisi dei servizi per la prima infanzia. E’ Maria Rosa Turchi, direzione servizi educativi e scolastici del Comune di Roma, ad aprire il dibattito. Nuovi modelli di servizi locali per la prima infanzia: l’esperienza di Roma Capitale è il punto di partenza per riflettere sul trade-off pubblico-privato. La Turchi sottolinea la necessità di una diversificazione dell’offerta formativa e dei servizi all’infanzia con il coinvolgimento del privato, attraverso la soluzione della “convenzione” e della “concessione”. Come ha sostenuto anche il sindaco Alemanno, intervenuto alla lezione del 21 ottobre, “è importante per la PA che ci siano operatori privati che forniscano gli stessi servizi (offerti dal pubblico-ndr) anche in modo più efficiente”, ricorda la Turchi.

Diversificazione dei servizi e flessibilità

La centralità del servizio, la governance dello stesso deve rimanere nelle mani del settore pubblico con il coinvolgimento, però, delle famiglie e del Terzo settore “per una diversificazione e flessibilizzazione dei servizi capaci di ascoltare i cittadini, rispondere alla istanze più vere dei cittadini”, prosegue la Turchi. Spesso i servizi alla persona, nello specifico il problema del servizio nido, sono eccessivamente burocratizzati, troppo rigidi e spesso non coincidono con gli orari di lavoro dei genitori. La soluzione potrebbe essere la strutturazione dei servizi attraverso lo switch pubblico-privato per garantire politiche più efficienti ed efficaci allo stesso tempo. I tre attori principali sono, dunque, il servizio pubblico, il Terzo settore e le famiglie.

L’attenzione al fabbisogno di asili nido deriva anche dal fatto che “i bambini sono i soggetti di cittadinanza attiva del futuro”, ribadisce la dirigente. Bisognerebbe procedere alla standardizzazione dei costi a fronte delle diverse realtà territoriali. Politiche di integrazione: creare una rete integrata dei servizi socio-educativi attraverso la gestione pubblica diretta e la gestione privata in cui il servizio pubblico stabilisce le regole, controlla e modifica. A Roma ci sono circa 27 nidi pubblici, tra cui: nidi e micronidi a gestione diretta, nidi e micronidi privati in convenzione, nidi aziendali in convenzione, spazi lettura e servizi -6 anni.

Soprattutto due servizi nido sembrano esprimere il principio di sussidiarietà orizzontale secondo la Turchi: "Spazi insieme" ed un servizio in via di realizzazione i "Centri di supporto alle famiglie per la prima infanzia". Si tratta di forme di auto aiuto e organizzazione; strutture educative frequentate anche dalle famiglie. Si prospetta, così, un’integrazione famiglia-struttura educativa. Nel caso dei Centri di supporto alle famiglie nella giunta comunale 41 del 16 dicembre 29 (vedi allegato) si parla esplicitamente di co-progettazione e gestione in via sperimentale e innovativa di servizi per famiglie con bambini da zero a tre anni. L’apporto proattivo delle famiglie, della PA e del Terzo settore è un esempio di applicazione della sussidiarietà orizzontale. La PA compartecipa finanziariamente a proprio carico per la realizzazione dei centri di supporto co-progettati. La legge 328 dell’8 novembre del 2, in particolare l’art. 1, co. 4, art. 5 co. 2 e l’art. 16 e il DPCM del 3 marzo 21, in particolare l’art. 7 che prevede istruttorie pubbliche per la co-progettazione con i soggetti del Terzo Settore; sono esempi che vanno in questa direzione, ribadisce la Turchi.

Il problema dei nidi

“Un’altra soluzione che potrebbe essere adottata è quella dei Nidi in concessione – spiega Maria Rosa Turchi – affidare ai privati il servizio con la preliminare concessione in uso delle strutture comunali realizzate con destinazione nido”.
I locali resterebbero di proprietà pubblica ma verrebbero gestiti imprenditorialmente dai privati. E’ quanto emerge dalla delibera della giunta 253 del 3 agosto 21 (vedi allegato) in cui si evidenzia una concessione limitata nel tempo pari a 2 anni. Con una gara di rilevanza europea si potrebbe procedere alla gestione dei primi 6 nidi (1). Il problema, secondo la Turchi è che è difficile che la domanda e l’offerta coincidano; ci sono oltre 5mila bambini nel comune di Roma in lista che attendono di essere inseriti in strutture pubbliche. Una soluzione sarebbe quella di ubicare nella stessa struttura il nido e la scuola dell’infanzia (2).

Welfare society secondo Pesenti

Luca Pesenti, docente di programmazione del welfare locale all’Università Cattolica di Milano, ha illustrato il modello sussidiario e i principi generali da cui prendere le mosse. A tal proposito parla di:

  1. Libertà di scelta;
  2. diritto di accesso (al servizio) e uguaglianza di trattamento;
  3. personalizzazione ed efficacia delle prestazioni;
  4. promozione del benessere.

Per quanto riguarda il primo punto, la libertà di scelta: “non esite sussidiarietà senza libertà di scelta che è lo strumento per governare un proprio percorso di benessere, è la stella polare da seguire”, ammonisce lo studioso. Chiarendo il concetto di diritto di accesso al servizio e uguaglianza del trattamento, Pesenti cita Julian Le Grand, che è stato consulente per le politiche sociali di Tony Blair, per il quale la libertà di scelta coincide con l’uguaglianza di accesso ai servizi ma anche di trattamento. Altro principio è la personalizzazione e l’efficacia delle prestazioni; “oggi ci sono modelli burocratici che non funzionano più. Il servizio è meno efficace”, osserva. La sussidiarietà punta proprio a garantire una maggiore efficacia dei servizi stessi. Infine, vi è il principio della promozione del benessere: salute, lavoro, casa ecc. la sussidiarietà porta ad una “personalizzazione del servizio” per renderlo più flessibile adattandolo alle esigenze degli individui.

Ma qual è il sistema da programmare? E’ un sistema che si basa su tre soggetti: l’Ente pubblico, il cittadino e il fornitore. L’ente pubblico è regolatore e pagatore allo stesso tempo; seleziona la domanda, seleziona e accredita i fornitori, infine, paga i fornitori accreditati direttamente (rimborso) o indirettamente (voucher). Il cittadino, invece, prosegue Pesenti, esprime una domanda, sceglie tra i fornitori accreditati e paga le tasse, compartecipa alla spesa (tariffa). Mentre il fornitore legge la domanda, eroga le prestazioni e riscuote le tariffe. La sussidiarietà, precisa lo studioso, non è un principio liberista, non deve scomparire lo Stato, piuttosto essa libera le forze sociali del territorio.

Devono anche sussistere le condizioni affinché la sussidiarietà sia efficiente; è necessario, allora, procedere a) alla regolarizzazione dei servizi per la minimizzazione dei fallimenti: vale a dire se determinati soggetti non sono in grado di rispondere ai fabbisogni, allora, l’intervento dell’Ente pubblico diventa fondamentale; b) potere di scelta degli utenti; c) offerta privata ampia e articolata ed d) incentivi di nuove entità private.
Bisogna permettere l’espressione dell’iniziativa degli individui; “attivare la società civile che può costituire e gestire servizi che non ci sono”, ribadisce Pesenti.

Programmare la sussidiarietà

A questo punto ci si chiede ma come applicare la sussidiarietà? (3) E’ necessario che essa detti modalità specifiche delle politiche pubbliche, la risposta di Pesenti. Quattro le mosse: partire dalla domanda; individuare le unità di offerta, semplificare i processi e prevedere la valutazione degli effetti.
Al primo punto è necessario rovesciare il modello tradizionale; ossia dall’offerta alla domanda, sia esplicita (fonti amministrative) che nascosta.
Al secondo punto, individuare le unità di offerta vuol dire valorizzare il privato sociale e organizzare la rete dei servizi. Per quanto riguarda, invece, la semplificazione dei processi: si parla di libera scelta (voucherizzazione); semplificare l’accesso e le procedure dei servizi (ad esempio con la riforma dell’ISEE, controlli, accreditamento ecc.), sostenere, infine, la capacità di scelta (ad esempio istituire il segretariato sociale, ma anche il terzo settore potrebbe essere un valido aiuto per le famiglie nelle scelte ecc.). Per valutazione degli effetti, in conclusione, si intendono gli effetti di efficacia e di sistema. Ossia, bisogna porsi una serie di domande: Migliora il servizio alla persona? La persona è facilitata nell’accesso? Il privato sociale è capace di imprenditorialità? Dunque la domanda che corrisponde agli effetti di sistema è: Il mio sistema sta facendo in modo che il privato sociale cresca, sia attivo? Devono essere liberate le energie sociali secondo Pesenti.

Un esempio che il prof. Pesenti riporta è quello del Personal budget in Gran Bretagna: trenta comuni hanno trasformato il finanziamento diretto dei servizi in un budget equivalente a disposizione delle famiglie che viene speso per lo più verso il Terzo settore. Oppure c’è il caso di Milano del Custode sociale: si tratta di un servizio di prossimità/domiciliarità per fasce deboli in edilizia popolare in partnership con l’Istituto don Gnocchi (con un privato-sociale).

In conclusione è necessario che l’ente pubblico stimoli il privato alla collaborazione, deve sollecitare proposte progettuali da parte dei soggetti sociali perché è necessario andare oltre la dicotomia tra pubblico-privato, conclude Pesenti.

(1) I nidi pubblici sono il 6 percento, quelli esternalizzati il 2 percento, le strutture convenzionate sono il 32 percento, dove per convenzione si intende che il privato opera con i suoi mezzi previo accreditamento; i nidi in project financing sono l’1 percento, i nidi aziendali il 4 percento e i Centri per la famiglia sono l’1 percento; mentre l’esperienza dei tagesmutter funziona solo in piccole città in cui vi è una contiguità tra i nuclei familiari. Questi i dati illustrati, nel corso della lezione, dalla Turchi.
(2) Uno strumento informativo utile è il cosiddetto Mesis: strumento informativo metropolitano che fornisce dati sulle graduatorie di ammissione, anagrafe degli utenti e tutte le informazioni sulle strutture educative di zona.
(3) Cfr. Sussidiarietà e…Pubblica Amministrazione Locale, Rapporto sulla sussidiarietà 29, Fondazione per la sussidiarietà; alcuni dati relativi alla sussidiarietà sono stati discussi nel corso del dibattito; ad esempio è stato valutato che la sussidiarietà per progetti si attesta sul 44,1 percento, per esternalizzazione per il 39,2 percento, mentre la valorizzazione delle iniziative private intorno al 31,1 percento. Alla domanda: “A cosa serve?” per il 6 percento, la sussidiarietà serve a migliorare il sistema, per la semplificazione amministrativa il 25 percento e per una maggiore efficienza per il 32 percento degli intervistati; le difficoltà nella sua applicazione, invece, attengono per il 38,8 percento alla scarsità delle risorse, per il 29 percento alla scarsa cultura amministrativa e per il 24,8 percento alla scarsa cooperazione cittadina.



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