Il volontariato come strumento di innovazione e promozione della qualità nei servizi
Volontariato

Il futuro del volontariato

Un ' indagine nell ' area laziale

Presentata a Roma la ricerca “Il futuro del volontariato: il caso del Lazio”, promossa dai Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio Cesv e Spes e dal Comitato di Gestione dei Fondi Speciali per il Volontariato del Lazio e curata dal Censis.
La ricerca è stata condotta su un campione di 500 cittadini residenti nel Lazio e 800 residenti nelle altre regioni d’Italia e si è prefissa la finalità di indagare le caratteristiche del volontariato, il suo impatto sulla comunità, le aspettative e le potenzialità future.

Il profilo dei volontari

Nel Lazio svolge attività di volontariato il 22,1 percentuale dei residenti nella regione, oltre quattro punti percentuali in meno rispetto al dato medio nazionale (26,2 percentuale); è meno presente rispetto alla media nazionale tra i più giovani (29,3 percentuale Lazio di contro al 34,6 percentuale Italia), i 3-44enni (23,5 percentuale Lazio; 29,4 percentuale Italia), i 45-64enni (17 percentuale Lazio; 23,9 percentuale Italia), ma più presente tra gli anziani (22,4 percentuale Lazio; 2,3 percentuale Italia).
Per quanto riguarda le caratteristiche socio-anagrafiche dei volontari del Lazio, dalla ricerca emerge che i due sessi sono presenti sostanzialmente nella stessa misura, mentre è consistente la presenza di persone con un titolo di studio elevato (l’83,6 percentuale ha un titolo pari o superiore al diploma di scuola media superiore, in Italia il dato corrispondente è pari al 77,4 percentuale). Inoltre, il 79 percentuale dei volontaria svolge la sua attività all’interno di organizzazioni e solo il 2 percentuale in modo informale.

Le aspettative e motivazioni

Per quanto riguarda le aspettative dei cittadini nei confronti del volontariato, queste si articolano sia sul piano di coloro che beneficiano dell’aiuto che su quello dei volontari stessi. I primi infatti, si aspettano che si “radichi sempre più nelle comunità l’esempio concreto che è possibile e opportuno giocare in prima persona, impegnarsi direttamente rispetto ai problemi”; i secondi “esprimono un elevato grado di soddisfazione per le attività svolte, giudicate adeguate alle aspettative soggettive di chi ha deciso di impegnarsi” (p. 3).
Tra le ragioni che spingono i cittadini a dedicarsi al volontariato “fare qualcosa per gli altri” si colloca al primo posto con il 33 percentuale, con circa 4 punti percentuali al di sotto della media nazionale, mentre è più alta nel Lazio la percentuale di coloro che hanno fatto questa scelta spinti da una motivazione intima, spesso legata ad un percorso di sofferenza (19 percentuale).

Le prospettive per il futuro

I cittadini del Lazio, rispetto al resto d’Italia denunciano maggiori difficoltà legate alla scarsità di risorse (il 39 percentuale contro il 26 percentuale della media nazionale) e al mancato riconoscimento da parte delle istituzioni (26 percentuale contro il 16 percentuale della media nazionale).
I principali obiettivi da affrontare per il futuro sono l’innalzamento del numero complessivo di coloro che si dedicano ad attività di volontariato e dei giovani in particolare, visto lo scarso interesse dimostrato dalle giovani generazioni per attività a sfondo altruistico.
Nel complesso dai dati emerge che attualmente nel Lazio il volontariato esercita soprattutto un ruolo di supplenza rispetto alle tante carenze del welfare. “Ed è su questo piano che cresce il rischio della trappola del deficit di servizi, che inchioda i volontari in quelle attività che la rete di offerta formale, per tante ragioni, non riesce a erogare, con una funzione pericolosamente sostitutiva, piuttosto che di integrazione o, meglio ancora, di innovazione e promozione di una qualità più alta dei servizi nei vari ambiti” (p. 3).



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