In ogni periodo di crisi torna a riemergere il ruolo di protezione e sostegno sociale delle imprese
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Le imprese tornano a fare welfare

Il modello di welfare aziendale delle imprese italiane

Unire produttività e sostegno sociale, in un sistema che vede le aziende affiancarsi allo stato nell’erogazione del welfare. E’ possibile tornare ai modelli virtuosi delle grandi industrie italiane del Novecento?

In ogni periodo di crisi torna a riemergere il ruolo di protezione e sostegno sociale delle imprese. Negli anni del secondo dopoguerra, sono due i modelli che segnano l’avanguardia nel campo del welfare aziendale: la visione utopistica di Adriano Olivetti, imperniata su un socialismo attento anche ai bisogni intellettuali degli operai e il modello Fiat, guidato dalla necessità di integrare i dipendenti nella macchina produttiva e sociale dell’azienda. In quell’epoca di difficoltà e di lenta ripresa economica, dirigenti illuminati presero consapevolezza della stretta connessione tra benessere, materiale e intellettuale, dei loro operai e produttività aziendale. Ma anche della necessità di contribuire al risollevamento e all’elevazione della società nel suo complesso.

In virtù di questa visione, le aziende si posero l’obiettivo di assicurare, oltre a un salario dignitoso, una serie di servizi di qualità al dipendente e alla sua famiglia: dall’assistenza medica agli asili nido, il lavoratore era accompagnato e sostenuto in tutti gli aspetti della vita, anche in quelli intellettuali. Illuminante, in questo senso, l’esempio virtuoso della Olivetti, che organizzò per i suoi operai una rete di biblioteche, concerti di musica classica e conferenze, in cui spiccano le partecipazioni di Pier Paolo Pasolini e Italo Calvino. Un modello, quello del welfare aziendale di alta qualità, che è possibile replicare nella realtà contemporanea?

Il welfare aziendale oggi

Dopo un periodo di declino, che ha visto l’inesorabile erosione di tutti quei benefits su cui operai e dipendenti potevano contare, le aziende iniziano oggi ad acquisire maggiore responsabilità nella costruzione di un welfare che sia solido per i cittadini e meno oneroso per lo Stato. Le esigenze e le condizioni economiche sono cambiate, ma quello del welfare aziendale resta un modello vantaggioso sia per una migliore gestione delle risorse delle imprese, che per il benessere dei lavoratori.
La crisi economica, la scarsa disponibilità di risorse che la maggior parte delle aziende italiane soffre e l’elevatissimo livello di imposizione fiscale, rendono necessario pensare a forme alternative di retribuzione.

Il caso Luxottica

Apripista nel campo del welfare è Luxottica, di recente vincitrice dei premi “Etica e Impresa 29” e “Goodwin award 21”. L’azienda ha firmato un protocollo d’intesa con i sindacati, attuando un progetto per l’erogazione di servizi che innalzano notevolmente il valore del salario reale dei suoi dipendenti. Assistenza sanitaria per tutti i circa 73 dipendenti e le loro famiglie, agevolazioni per l’acquisto di libri scolastici e un “carrello della spesa” del valore di 11 euro con prodotti di marca sono solo alcuni dei benefits offerti ai lavoratori di Luxottica.
Le aziende, grazie al loro potere contrattuale e stipulando convenzioni con le imprese erogatrici dei servizi, sono in grado di offrire benefits di alto valore con un basso dispendio di risorse; e, soprattutto, si tratta di servizi direttamente utilizzabili dai lavoratori, che innalzano il loro potere d’acquisto senza essere sottoposti a tassazione.

Un sistema, quello del welfare aziendale contemporaneo, che vede le imprese farsi portatrici di una nuova consapevolezza per le problematiche sociali ed economiche che l’Italia sta attraversando. Le aziende tornano a farsi parte attiva nei destini della collettività, affiancando al ruolo sociale dello Stato una nuova responsabilità d’impresa: non più solo orientata ad evitare condotte poco sostenibili, ma attiva e partecipe nella costruzione del benessere della società.



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