La piazza come mezzo d'integrazione sociale
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Integriamoci in Piazza

La visione universitaria dei salotti bolognesi

In un periodo in cui la parola integrazione viene sempre più, caricata di significato, c’è da chiedersi quale sia effettivamente il ruolo delle piazze cittadine in merito alla questione. Del caso, ne hanno fatto gruppo di ricerca, col nome di “Giornalismo civico - etnografia urbana”, degli studenti bolognesi del corso di laurea specialistica in scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica A.A 2006/2007.

Con questo studio, si è cercato di analizzare il modo in cui gli studenti universitari vivono la città che li ospita, concentrandosi principalmente sulle piazze, ma allo stesso tempo analizzando anche come i cittadini autoctoni catalizzano questa presenza "estranea".

Il gruppo- per dirla con parole loro- è “ sceso in piazza” intervistando i passanti sulle varie problematiche che ormai da anni riempiono le pagine dei giornali locali, cioè, chiedendo loro quale fosse l’individuale punto di vista a riguardo della presenza dei giovani nelle piazze cittadine, aggiungendo spesso e volentieri la presenza degli immigrati.

Numerose son state le piazze, vie o porticati presi in considerazione dai ragazzi, tutti centri nevralgici della vita universitaria, e non, bolognese, tra queste Piazza Maggiore, Piazza Nettuno, Piazza Verdi; via del Pratello e via delle Moline solo per citarne alcune. Tra tutte queste, la piazza che più sussidiariamente coglie il concetto è Piazza Maggiore; infatti , mentre nella stragrande maggioranza della città, gli abitanti- anziani in testa- nutrono, rispetto ad alcuni anni fa, maggiori timori riguardo furti e aggressioni e dichiarano di aver paura a camminare per strada dopo una certa ora, nella piazza in questione accade il contrario.

A detta degli intervistati infatti, siano essi settantenni, ventenni o commercianti in loco, Piazza Maggiore è un posto tranquillo dove ogni giorno e in diverse fasce della giornata si ritrovano persone che né creano né vogliono dei problemi. Da riportare è anche l’intervista fatta ad un immigrato che dice di sentirsi al sicuro, in quanto non viene discriminato come capita in altre zone della città.

Ottima anche l’inizativa del Comune di Bologna tramite Iperbole dell’installazione di una rete wi-fi aperta non solo agli utenti bolognesi, ma anche agli studenti universitari fuori sede, i quali sembrano aver apprezzato di misura il progetto. Questo viene confermato dalle parole di Leda Guidi, Responsabile de Servizi di Comunicazione coi Cittadini – il Comune si è fatto promotore di questo progetto perché crede nell’evoluzione dell’idea di rete civica e crede che, favorendo un uso ampio, consapevole e civico delle tecnologie si possa dare una forma rinnovata, più ricca e plurale dello spazio pubblico.



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