I movimenti ambientalisti e di volontariato milanese hanno compreso la richiesta dei cittadini di essere coinvolti nelle scelte che li riguardano
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Cittadini attivi a Milano

Cinque quesiti referendari sull'ambiente che piacciono ai milanesi

Il 6 Novembre scorso sono state depositate le firme dei milanesi che hanno aderito alla campagna referendaria per "la qualità dell'ambiente e la mobilità sostenibile". Ne sono state raccolte più di 25000 per ogni quesito, che sono cinque in tutto, promosso dai movimenti ambientalisti, dalle associazioni cittadine e i gruppi di volontariato milanesi. La risposta dei cittadini è stata superiore alle attese, e fa ben sperare per il referendum che si svolgerà prima di metà Maggio.

A Milano l’ambiente torna prepotentemente in cima all’agenda politica. Il comitato civico “Milano si muove”, insieme a numerose associazioni, movimenti e gruppi di cittadini, ha promosso cinque quesiti referendari per migliorare la qualità della vita milanese, e la scelta di non chiedere aiuto ai partiti è stata premiata con una raccolta firme strepitosa, addirittura diecimila firme in più di quelle richieste per ogni quesito.

D’altronde, Milano si muove è un’associazione trasversale, che riunisce le tante anime ambientaliste della città; non ha alcuna intenzione di essere ridotta ad una etichetta partitica, poiché l’idea di base del progetto è che alcune questioni di interesse generale, come l’ambiente, non possano essere demandate ai partiti, ma necessitino la partecipazione dei cittadini alla fase decisoria, a prescindere dalle loro preferenze elettorali.

È questo il presupposto che ha permesso il coinvolgimento di numerosi movimenti civici e singoli volontari, che sono stati premiati con 125 firme circa, più di 25 a quesito, ben oltre le 15 richieste (l’1,5% degli iscritti alle liste elettorali, secondo il regolamento comunale). Il comitato ha poi verificato e autenticato tutte le adesioni, che sono state depositate il 6 Novembre scorso. Entro il 15 Maggio i cittadini milanesi dovranno esprimersi sui cinque quesiti proposti dal comitato, e se almeno il 3% di loro lo farà, e prevarrà il sì, allora gli organi comunali non potranno ignorare le richieste dei milanesi, dovendo prendere in considerazione le proposte avanzate dai propri cittadini.

I 5 quesiti del referendum

Vediamo ora nello specifico quali siano i punti focali del referendum. Il primo quesito riguarda il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione di ecopass (la tassa introdotta nel 28 sui veicoli inquinanti) e la pedonalizzazione del centro, per ridurre il traffico e gli elevati livelli di smog della città, che figura tra le prime trenta città inquinate d’Europa (nella classifica, ben diciassette sono italiane). Il secondo quesito è per raddoppiare gli alberi e il verde pubblico, riducendo contemporaneamente il consumo di suolo, e per analogia il terzo quesito è a favore della conservazione del futuro parco dell’area EXPO.

Il quarto impegna il comune al risparmio energetico e la riduzione dell’emissione di gas serra, mentre il quinto è una proposta per la riapertura del sistema dei navigli milanesi.

Ogni quesito è accompagnato dalla previsione di una spesa massima per il raggiungimento degli obiettivi, corredata da proposte concrete per sopperirvi, che prevedono anche sponsorizzazioni, coinvolgimento dei cittadini e la dismissione del patrimonio immobiliare comunale, che non sia di pregio storico-monumentale.

La cura dei dettagli, la concretezza delle richieste e la competenza del comitato hanno conquistato i milanesi, che hanno sostenuto la campagna referendaria con contributi volontari.

I promotori

Tra i grandi promotori del referendum vi sono Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni e attivista del Partito Radicale, Enrico Fedrighini, consigliere comunale di Milano eletto con i Verdi, ed Edoardo Croci, già assessore alla Mobilità, ai Trasporti e all’Ambiente di Milano. Fu lui ad introdurre l’ecopass nel 28, scelta che gli costò la poltrona nel novembre 29 a causa dell’impopolarità di quella tassa.

Ma tra le ragioni che la giustificavano, vi era l’impegno ad utilizzare quel denaro per alleviare i cronici problemi ambientali di Milano, ed intervenire con il potenziamento dei mezzi pubblici, misure volte all’efficienza energetica e l’aumento delle aree verdi, proprio ciò che è alla base di tre dei cinque quesiti.

Il coinvolgimento della Rete

L’impegno dei promotori e degli altri volontari non si è limitato alla fase di raccolta firme, ma ha invaso anche il web, con l’apertura di un blog, di un gruppo su Facebbok e di un profilo su Twitter. Con l’aiuto della rete e dei social network infatti, le associazioni ambientaliste tentano di avvicinarsi ancora di più agli umori dei cittadini.

Il blog ha permesso di promuovere il referendum, coinvolgere gli internauti nel volontariato e richiedere fondi, mentre sulla nuova pagina Facebook, chiamata significativamente “I like Mi”, i milanesi possono scrivere ciò che funziona e ciò che vorrebbero venisse migliorato nella città.

Scorrendo tra le richieste, ricorrono spesso le preoccupazioni per l’inquinamento dell’aria, soprattutto per gli effetti che ha sulla salute dei più piccoli; la ristrutturazione di scuole fatiscenti; nuove piste ciclabili, e il collegamento tra quelle già esistenti (che rientrava tra gli interventi da finanziare con i proventi dell’ecopass).

Grazie alla dinamicità della Rete e dei movimenti civici, i cittadini milanesi hanno compreso che veniva loro offerta la possibilità di intervenire direttamente nella politica di gestione della propria città, cogliendo l’occasione di manifestare apprezzamento per un’iniziativa che ha posto le loro richieste e le loro necessità al centro del dibattito pubblico per raggiungere obiettivi concreti, come il referendum popolare.



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