"Le vie della cittadinanza attiva sono infinite"
Interventi

Big Society, una prospettiva italiana

Labsus era presente con Gregorio Arena e Giuseppe Cotturri

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Il Forum Nazionale del Terzo Settore ha organizzato il 3 febbraio presso la " Sala delle Conferenze " della Camera dei Deputati un convegno sul tema "Big society, una storia italiana….proiettata al futuro. Sussidiarietà e nuovo modello sociale".

Il portavoce del Forum Andrea Olivero ha reso evidente fin dalla sua introduzione il filo conduttore della giornata. Le radici del modello sociale di cui si parla quando si parla di Big Society, più che nascere nella Gran Bretagna di Cameron, trovano origine nella grande tradizione del volontariato e dell'associazionismo italiano.

Introducono i lavori Gregorio Arena, presidente di Labsus e ordinario di Diritto amministrativo presso l’Università di Trento e Luca Jahier, membro del Comitato Economico e Sociale europeo.

La prospettiva italiana

Arena apre il suo intervento mettendo in evidenza i dati contenuti in un saggio di Mauro Magatti, preside della Facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano, da cui emerge un dato preoccupante, ovvero che i livelli di ingiustizia e di diseguaglianza in Italia sono aumentati del 33% negli ultimi 25 anni.
E si chiede se e in che modo i principi di sussidiarietà , solidarietà e responsabilità su cui si fonda il Terzo settore possono contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese.
Il riconoscimento nell’art. 118 Cost. del principio di sussidiarietà ha permesso dal 21 la mobilizzazione di risorse civiche presenti sul territorio, legittimandone giuridicamente l’iniziativa a favore dell’interesse generale. In un periodo in cui gli avversari del Paese sono l’incertezza del futuro, la disoccupazione e un serpeggiante e generale senso di malessere diffuso, Arena individua due principi che, insieme con la sussidiarietà , potrebbero contribuire alla ripresa del Paese, la solidarietà e la responsabilità . La solidarietà incarna il concetto di coesione sociale. E quella dei cittadini attivi che si prendono cura dei beni comuni è una sorta di solidarietà di ” secondo grado ” , perché dietro i beni comuni vi sono comunque le persone. La responsabilità invece rappresenta il cuore stesso della sussidiarietà , nel senso etimologico del termine ” responsabilità ” , dal termine latino che significa ” rispondere ” : i volontari ed i cittadini attivi si impegnano infatti per dare risposte alla società .
Arena conclude il suo intervento avanzando due proposte. La prima consiste nell’attivare una campagna nazionale di comunicazione sulla sussidiarietà . Non di mera informazione, ” poiché le persone vanno convinte, non solo informate ” , attraverso la rete e i media, per stimolare nuove iniziative di ” cittadini attivi ” . A questa campagna dovrebbe affiancarsi un percorso di formazione sul tema della sussidiarietà , da attivarsi sia all’interno sia all’esterno delle organizzazioni della società civile.
La seconda proposta punta a sviluppare in Italia una approfondita riflessione teorica sui beni comuni, che dovrebbe vedere coinvolto, oltre al Forum del Terzo settore, le università e le fondazioni.
Arena conclude esortando sia i singoli sia la comunità , tra cui anche le organizzazioni del Terzo settore, a superare questa fase di malessere generale, per prenderci cura, l’Italia tutta, del nostro futuro, in quanto dalla cura del nostro futuro dipenderà la qualità dell’unica vita di cui ognuno di noi dispone.

La prospettiva europea

Luca Jahier focalizza la questione partecipativa dal punto di vista europeo. Partendo dalla Convenzione sul Futuro dell’Europa, e passando per il Trattato di Lisbona, Jahier si sofferma sulle disposizioni in materia di democrazia partecipativa, che sono incise nel diritto comunitario. Nelll’art. 11 del Trattato si leggono, infatti, quattro livelli di democrazia. Il modello democratico europeo viene ampliato e rafforzato, mai sostituito, dall’ancoraggio della democrazia partecipativa nel Trattato sull’Unione. Il rischio riguardo la Big Society – conclude Jahier – è che i tagli sul sociale vengano fortemente camuffati da una politica a favore della sussidiarietà .

Tavola rotonda della mattina

Terminate le introduzioni di Arena e Jahier, il prof Leonardo Becchetti (docente della facoltà di Economia presso l’Università di Roma Tor Vergata) ha moderato la tavola rotonda ” Le idee sulla sussidiaretà ” con gli interventi di:
Luca Antonini – Vicepresidente Fondazione Sussidiarietà
Carlo Borgomeo – Presidente Fondazione per il Sud
Giuseppe Cotturri – Comitato Scientifico di Labsus e docente presso l’Università di Bari
Mauro Magatti – Preside della Facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano
Andrea Mancini – Direttore centrale censimenti ISTAT
Carlo Mochi Sismondi – Presidente di Forum P.A.

Luca Antonini parte dal presupposto che l’idea di Big Society si basi su un modello di antropologia positiva, che si contrappone all’idea tutta hobbesiana dell’uomo come ” homo homini lupus ” . Non c’è dunque più bisogno di una gabbia, ma, al contrario si sente la necessità di ridurre l’eccessivo complesso di regole che limitano la libera iniziativa positiva di ciascuno.

Carlo Borgomeo a sua volta sottolinea come l’Italia sia ancora in ritardo rispetto ad altri paesi del nord Europa, con riguardo al tema della sussidiarietà . Questo perché – a detta del Presidente della Fondazione per il Sud – è presente, nel nostro paese, una pigrizia congenita verso la sperimentazione di nuovi modelli, e soprattutto perché gli amministratori pubblici sono ancora convinti che il terzo settore debba intervenire dove e quando mancano le risorse degli enti pubblici. Dovrebbero essere, invece, gli stessi enti, in base all’art. 118 Cost. – come ha ricordato più volte anche Gregorio Arena – ad incentivare i cittadini alla partecipazione.

Prima di dare la parola al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, è stata la volta di Giuseppe Cotturri, membro del comitato scientifico di Labsus. Questi ha subito evidenziato un frequente errore di fondo nel concepire la sussidiarietà , precisando che la gestione dei servizi pubblici da parte dei privati non è in nessun modo sussidiarietà . Il settore pubblico, infatti, dovrebbe avere la funzione di creare stimoli alla cittadinanza attiva e non quella di delegare funzioni. Riguardo l’impegno comune sulla ricerca e per l’applicazione di una buona teoria, Giuseppe Cotturri si trova in piena sintonia con Arena e sottolinea l’importanza di un nuovo e più sistematico apparato teorico in materia di beni comuni in Italia.

Il Ministro Sacconi, nel suo intervento, sottolinea l’idea di uno Stato migliore, che dovrebbe esaltare la vita sociale, prendendo come esempio le regioni virtuose che con un notevole risparmio di risorse, si avvantaggiano di un maggiore impegno da parte della società civile erogando servizi (come la sanità ) a livelli competitivi.

A fare un’analisi sociologica della questione è, invece, Mauro Magatti, che porta subito l’attenzione sul problema della mancanza di fiducia da parte dello Stato nei confronti della società . Egli aggiunge che sono stati i fatti a dare ragione di questa sfiducia. Lo slogan di Magatti è ” destatalizzare socializzando ” e, quindi, far si che le forze sociali inizino a dialogare con il terzo settore per costruire assieme risposte concrete.

L’intervento di Mancini si basa sulle indagini statistiche dell’ISTAT, che però risalgono al 1999, essendo il prossimo censimento del terzo settore previsto per il 211. Si parla di circa 221. istituzioni no profit nel 1999, nelle quali operavano 3.. di volontari, 53. dipendenti, 3 religiosi. Riguardo alla dislocazione territoriale, le statistiche registrano una profonda differenza tra il nord e il sud del paese. Ogni diecimila abitanti, infatti, i volontari al Nord erano 759 mentre al sud ammontavano a 289.

L’ultimo intervento della mattinata è stato quello di Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum PA, il quale parla appunto della pubblica amministrazione. Questa – afferma il relatore, riprendendo la concezione di bene comune poco prima espressa da Gregorio Arena – ha le caratteristiche dei beni comuni, in quanto se arricchita, arricchisce tutti e se impoverita, impoverisce tutti. Bisogna dunque prendersi cura di questo bene comune molto particolare che è l’amministrazione e definire un nuovo sistema di governo, alternativo a quelli (già precedentemente sperimentati), del modello gerarchico, del modello americano dell’esternalizzazione, del modello dell’amministrazione frammentata.
Un nuovo modello potrebbe essere quello del ” governare con la rete ” , creando connessioni e sinergie tra i soggetti. In questo modo, si potrebbero utilizzare le eterogeneità presenti nella società come una forza, sviluppando al contempo quelle competenze di cui la P.A è carente e che non le consentono di impiegare al meglio le energie civiche presenti nel territorio. In questo quadro, un ruolo consistente può essere assunto dal terzo settore, per mettere in moto il potenziale civico e per definire un modello teorico condiviso e strutturato di sussidiarietà .


Un nuovo modello sociale

E’ questo il tema che apre i lavori pomeridiani del convegno, dopo il dibattito che riprende le tematiche trattate nella mattinata ed i saluti del ” padrone di casa ” Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, e Vannino Chiti, Vice-presidente del Senato.
A moderare la tavola rotonda è Andrea Olivero, portavoce del Forum, che passa subito la parola a Carlo Fiordaliso, Segretario confederale UIL, che definisce la sussidiarietà come ” terza gamba dello Stato ” .

Giorgio Guerrini Presidente della Rete imprese Italia conferma la presenza secolare dell’associazionismo italiano, la nostra Big Society.

A rappresentare il Presidente Guzzetti di ACRI è il vice-presidente Antonio Miglio che critica aspramente la sussidiarietà ” al contrario ” , cioè quando lo Stato dice al Terzo settore ” pensaci tu ” quando non riesce a far fronte alle difficoltà .

Rilevante e a tratti irruento, è l’intervento di Vera Lamonica, Segretario Confederale CGIL. E’ indispensabile – sostiene la sindacalista – mettere insieme tutte le forze, ognuno con la sua idea, per una crescita solidale e sussidiaria, cercando di non scambiare il dono con il diritto.

Chiude la tavola rotonda l’intervento di Stefano Zamagni, Presidente dell’Agenzia delle Onlus che parla di una terza sussidiarietà , da lui chiamata ” circolare ” , una sussidiarietà in cui enti pubblici, terzo settore e business community dovrebbero lavorare sempre assieme.

I lavori, ripresi il giorno successivo per il rinnovo delle cariche del Forum del Terzo Settore, hanno visto la loro conclusione con la riconferma di Andrea Olivero come portavoce nazionale del Forum, che – promette Olivero – si impegnerà per dar voce a tutti i cittadini che ancora credono nel futuro e testimoniano quotidianamente con il loro impegno il valore della solidarietà e della sussidiarietà .

La registrazione integrale dei lavori del convegno è reperibile sul sito di Radio Radicale.



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