Diego della Valle finanzierà il restauro del Colosseo con 25 milioni di euro
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Della Valle offre 25 milioni per il Colosseo

Il restauro del Colosseo sarà finanziato da Diego della Valle

Dopo la scadenza del bando, che non ha avuto offerte di privati, Diego della Valle si è offerto di finanziare il restauro del Colosseo, l'imponente monumento romano che attira 5 milioni di turisti l'anno per un fatturato di 30 milioni. Il progetto è diviso in otto interventi, e il contributo dello sponsor verrà erogato dalla fondazione "Amici del Colosseo".

Il bando di questa estate non aveva dato grandi soddisfazioni. Nessuna azienda, associazione, od altro soggetto privato si era candidato come sponsor per il restauro del Colosseo.

Neanche Diego della Valle, presidente della Tod’s, che poco prima dell’indizione del bando aveva manifestato la propria disponibilità a finanziarne il progetto. Ora sappiamo che il patron dell’azienda marchigiana riteneva troppo onerosi gli obblighi a carico dello sponsor previsti nel bando: avrebbe dovuto curare anche la progettazione, la direzione e l’esecuzione dei lavori.

Ha quindi atteso la scadenza dell’annuncio per proporre un investimento da 25 milioni, con altre condizioni e d’intesa con il Ministero dei beni e le attività culturali. Il 21 gennaio scorso è stato ufficializzato infatti l’accordo tra la Tod’s e il Ministero, rappresentato dal Commissario delegato per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica, Roberto Cecchi, e dalla Soprintendente speciale per i beni archeologici di Roma, Anna Maria Moretti.

Il progetto di restauro

L’accordo prevede un finanziamento progressivo dell’opera di restauro, in base all’avanzamento dei lavori, che sono divisi in otto ambiti di intervento: sul prospetto settentrionale (circa 5,1 milioni) e quello meridionale (circa 1,9 milioni); la sostituzione delle chiusure dei fornici del primo ordine con cancellate (1,7 milioni circa); la revisione e il restauro degli ambulacri del primo e secondo ordine (7 milioni circa); la revisione, il restauro e il consolidamento degli ipogei (4,5 milioni circa); gli impianti elettrici, di videosorveglianza e di sicurezza (9mila euro circa); l’impianto di illuminazione (importo da definire sulla base del progetto in corso per il Foro Romano); il centro servizi di 15mq (25/mq), dove accogliere la stampa internazionale e favorire l’accesso tutelato ad alcune categorie di turisti (più giovani, disabili, pensionati).

Per i primi tre interventi il Ministero ha intenzione di trovare le aziende appaltatrici entro marzo, dato che i progetti preliminari sono stati già approvati, mentre per gli altri interventi si è ancora in fase di calendarizzazione. L’anfiteatro rimarrà comunque aperto durante la fase dei lavori, che dovrebbero durare almeno due anni.

Le modalità di finanziamento

Il contributo di 25 milioni sarà versato in una o più fideiussioni alle aziende appaltatrici anche attraverso la costituenda fondazione senza scopo di lucro “Amici del Colosseo”, che avrà una durata di quindici anni. I benefici di cui si gioverà l’azienda Tod’s riguardano la possibilità di affiancare al proprio marchio la dicitura “Sponsor unico per i lavori del restauro del Colosseo in base al piano degli interventi”, e di disporre nei propri spazi e sul sito dell’azienda del materiale illustrativo e della documentazione sul progetto e lo stato dei lavori.

Questi sono i vantaggi contrattuali, di cui l’azienda beneficerà fino a due anni dopo la conclusione dei lavori, cui va aggiunto il prestigio di cui indubbiamente si gioverà Diego della Valle per aver finanziato il progetto di restauro di uno dei monumenti archeologici più imponenti al mondo.

Prossima tappa, Pompei

Il presidente della Tod’s ha poi affermato che coinvolgerà alcuni imprenditori napoletani per un’opera di restauro e messa in sicurezza dei capolavori di Pompei. Sembra quindi che anche in Italia sia arrivata la consapevolezza che i beni comuni, in questo caso quelli archeologici e paesaggistici, siano patrimonio di tutti, e come tali devono essere tutelati da tutti, anche e soprattutto da chi ha maggiori disponibilità.

La figura del ricco benefattore che contribuisce al benessere della società, donando energie, strutture e capitali alle associazioni di volontariato, alle opere di beneficenza, alla cultura o all’istruzione, è importante che si affermi ora, in un periodo nel quale lo smantellamento del welfare pubblico sembra essere l’unico strumento dei governi per fronteggiare la crisi economica e occupazionale.



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