"Tè ' l chìel patto sociale", una concezione poco sussidiaria
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Bici sui marciapiedi ‘contro’ il traffico urbano

Il progetto pilota del Comune di Milano

Marciapiedi da spartire e condividere. E’ la proposta del Comune di Milano, che ha avviato la sperimentazione di un circuito ciclopedonale che collegherà la pista di via Padova all'itinerario della Martesana. Un progetto pilota che potrebbe essere riproposto anche in altre zone della città. Toccherà convincere tuttavia i cittadini milanesi, che sul Corriere della sera hanno dato vita ad un acceso dibattito.

Il masterplan della “mobilità dolce”, presentato dal sindaco Letizia Moratti e dall’assessore allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli, oltre all’incremento della rete ciclabile, prevede l’installazione di circuiti misti, da realizzare per l’appunto sui marciapiedi. Il piano, sostiene la Moratti, doterà la città di Milano di 131 chilometri complessivi di piste. Pedoni e ciclisti in questo test – riporta il Corriere della sera – sono “alleati, complici, non nemici: sono uniti da un ‘patto sociale’ anti traffico e da una nuova idea di ‘mobilità mista’ che vuole ‘diffondere l’uso della bici in una città complicata’, a misura d’auto”.

A misura d’auto? Quanto basta per scatenare le proteste dei cittadini, che nell’area riservata ai commenti – spazio di partecipazione civica che risulta spesso più interessante della notizia in sé- hanno costruito di fatto un altro articolo: dai pareri si deduce una diffusa contrarietà. Un lettore fa notare: “L’idea di usare il marciapiede è una scorciatoia, facile dipingere di rosso un marciapiede e poi vantarsi di aver fatto 13 km di ciclabile. Questa proposta reca danno sia ai ciclisti che ai pedoni, i primi dovrebbero marciare a passo d’uomo, i secondi dovrebbero stare sempre attenti agli spericolati”. Un altro lettore rincara: “Evidentemente chi pensa a queste piste promiscue non è un ciclista. Chiunque abbia mai imboccato le ciclabili sui marciapiedi sa benissimo che sono impraticabili per i ciclisti”. E c’è chi ironizza: “Vi immaginate un piccolo incidente fra pedone e bici? Ci vorranno tre gradi di giudizio per definire se la bici era al di là della linea di demarcazione o se il pedone si sia spostato in modo improvviso! Se poi il pedone ha il cane al seguito, con il guinzaglio che si attorciglia nella bici, ci sarà da divertirsi!”.

L’idea di far circolare le biciclette sui marciapiedi non è nuova, ricordano diversi lettori. “Abito a Lodi dove sono state fatte ciclabili sui marciapiedi: un disastro, discussioni tra pedoni e ciclisti, incidenti tre chi esce dal passo carrabile e bici, invasioni improvvise di cani e bambini”. “Vivo a Parma da un decennio- aggiunge un’altra lettrice- qui l’esperienza della pista ciclabile utilizzando parte del marciapiede è stata un disastro! I pedoni non occupano il proprio spazio, i ciclisti spesso sfrecciano, anche con bici elettriche, in compenso gli automobilisti sono contenti di non avere più fra i piedi le biciclette!” Uno dei rari commenti discordanti arriva dall’estero: “Vivo in Danimarca da due anni, ho vissuto un anno in Germania, ho visitato Svezia e Olanda. In tutte queste nazioni questa “novità” funziona in realtà da decine di anni. Ebbene sì, la maggior parte delle piste ciclabili nel Nord-Europa è costituita da strisce disegnate sull’asfalto e sui marciapiedi. Il risultato? Tutto funziona a meraviglia”.

Esiste una soluzione che moderi le prevaricazioni di ciascuna categoria, guardando al bene collettivo e non a quello di una parte? Si può trovare un punto d’incontro fra esigenze diverse, senza ricorrere a provvedimenti calati dall’alto? La risposta di Labsus risiede in quel principio definito in più occasioni “sussidiarietà nelle singole scelte quotidiane” che, tradotto nel pensiero di uno dei cittadini intervenuti sul Corriere, significa: “Non esistono ‘il ciclista, ‘il pedone’ e ‘l’automobilista’: esiste solo il ‘cittadino’. Ed io, da cittadino, interpreto spesso le tre accezioni nella stessa giornata, tenendo sempre ben presente il rispetto per il prossimo. Non abbiamo bisogno di altro se non di una nuova coscienza civica e di un nuovo modo di concepire gli spostamenti urbani”.

Una soluzione che nelle abitudini quotidiane implica un uso della macchina limitato ai lunghi tragitti, la propensione a scegliere i trasporti pubblici e i mezzi alternativi come la bicicletta, in particolare quando bisogna percorrere pochi chilometri: queste scelte contribuiranno a rendere le strade cittadine meno trafficate e pericolose per tutte la categorie, le città meno inquinate e vissute più intensamente. Pratiche da affiancare a scelte condivise da istituzioni e cittadinanza che contribuiscano ad incrementare, intelligentemente, la rete ciclabile.

Occorre supportare quindi una mentalità che oltrepassi le convinzioni affermate pubblicamente dagli stessi promotori del piano milanese: “Milano ha 6 auto ogni mille abitanti, più di Londra, Parigi, Copenaghen e pensare di eliminare le macchine è una partita persa”, ha affermato l’assessore Masseroli. Il "patto" tra ciclisti e pedoni così prospettato è la giusta soluzione? “Tè’l chì el patto sociale”, risponde un lettore milanese rinviando ad un video che si riferisce proprio ad una parte di tracciato individuato nel progetto pilota.



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