Resoconto della due giorni romana di Assifero
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La due giorni romana di Assifero

Gli enti d'erogazione nella capitale

Nei giorni 10 e 11 marzo la città di Roma è stata teatro di un evento organizzato dall'Associazione italiana delle fondazioni e degli enti d'erogazione, meglio nota con il nome di Assifero, dal titolo "Gli enti d'erogazione nella capitale".

Prima giornata

Giovedì 1 marzo si è tenuta presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio la prima della due giorni romana organizzata da Assifero, apertasi con il convegno “Risorse private per il Terzo settore – Regole e strumenti per dare concretezza a solidarietà e sussidiarietà”, promosso in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà.

Presentazione dell’evento

L’incontro si è aperto con i saluti del Vice Presidente della Camera dei deputati, l’Onorevole Maurizio Lupi, che nel suo breve intervento ha voluto prima di tutto ringraziare il Presidente della Commissione della Carità dell’Inghilterra, Dame Suzi Leather, per la sua partecipazione alla discussione, fornendo in seguito alcuni chiarimenti riguardo al tema e al titolo del convegno.
Lupi ha posto l’accento sulla volontà di elaborare delle normative e dei controlli "che siano strumenti che favoriscano e non mortifichino una vera solidarietà e un’autentica sussidiarietà”.

L’introduzione ai lavori è stata affidata, invece, al Presidente di Assifero, Felice Scalvini, che attraverso il suo intervento sul tema “La filantropia istituzionale in Italia”, si è assunto il compito di esporre le motivazioni per cui Assifero ha voluto promuovere tale iniziativa.
Scalvini ha tenuto a sottolineare i processi di trasformazione che negli ultimi decenni hanno colpito il mondo del terzo settore, individuandone i principali motivi nello sviluppo ed espansione dei bisogni a cui c’è da dare risposta e nell’irruzione della dimensione economica.
Da questa riflessione il Presidente di Assifero ha tratto la conclusione per cui appare oggi necessario istituire un’autorità all’interno dell’amministrazione pubblica che sappia mediare l’approccio generale tipico delle leggi e dell’amministrazione e abbia la forza necessaria di accompagnare il processo di trasformazione in atto, rendendo possibile la ricerca di una formula che permetta il dialogo tra il terzo settore e la pubblica amministrazione.

Intervento di Dame Suzi Leather

Il convegno è proseguito con la relazione presentata dal Presidente della Commissione della Carità della Gran Bretagna Dame Suzi Leather, dal titolo “Come promuovere e garantire le donazioni private per finalità di pubblica utilità”.
La tematica del convegno è oggi, in Inghilterra, più che mai attuale visto l’ampio dibattito politico in corso, scaturito dall’idea lanciata dal nuovo governo di coalizione inglese di proporre un nuovo rapporto tra il cittadino e lo Stato, la cosiddetta Big Society.
Suzi Leather ha iniziato la sua relazione illustrando il ruolo svolto dalla Charity Commission, dipartimento governativo indipendente, che tramite la funzione di ente regolatore contribuisce ad accrescere la fiducia del pubblico verso le associazioni di beneficenza, anche permettendo e fornendo accesso alle informazioni.
“ La gente si aspetta livelli elevati di trasparenza, responsabilità, efficacia e oculatezza nelle spese.[…] In una società pluralista […] non spetta al governo indirizzare la propensione della gente alla filantropia. Possiamo dire, invece, che la responsabilità di promuovere una cultura a favore della filantropia e del donare spetta, in gran parte, al settore stesso”.
Risalta nell’intervento la volontà di conferire importanza alla collaborazione tra questo settore e la Commissione, della quale sono anche stati riportati alcuni esempi per valorizzarne i risultati e tra questi : il programma di “Quality Standards Endorsement” e le relative “Community Foundations”.
Dopo aver svolto un’ampia e dettagliata panoramica sul settore della filantropia nel Regno Unito, Suzi Leather ha terminato l’intervento ribadendo ancora una volta i principi sopra esposti: “Pensando a come attrarre nuovi donatori e più risorse a favore del settore, credo che sia importante ricordare i principi che Seneca, per primo, ha identificato, e cioè, che quello che conta nella beneficenza è non tanto la motivazione, quanto l’impatto che essa ha; è non tanto ciò che entra, bensì ciò che ne viene fuori: il risultato”.

Tavola rotonda

Il convegno ha avuto come sua ultima fase una tavola rotonda alla quale hanno partecipato: Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Casero, Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Giampaolo Gualaccini, Coordinatore dell’Osservatorio sull’Economia Sociale del CNEL, Aldo Polito, Direttore Servizi ai contribuenti dell’Agenzia delle Entrate e gli onorevoli Luigi Bobba, Ugo Sposetti e Gabriele Toccafondi.
Il dibattito si è svolto intorno ai temi della necessità di trasparenza nel settore, della convenienza di un rapporto di collaborazione tra Stato e comunità, in cui lo Stato svolga un ruolo di regolatore del bene comune e di garante dell’efficacia delle azioni svolte dai vari soggetti, dell’importanza del sostegno finanziario statale alle attività di volontariato e della grande importanza, come elemento positivo di sviluppo del paese, riconosciuta alle iniziative provenienti “dal basso”.

Seconda giornata

La due giorni romana organizzata da Assifero è proseguita, come da programma, con il secondo convegno delle fondazioni e degli enti d’erogazione tenutosi venerdì 11 Marzo presso il centro congressi Enel di Roma, avente come tema “Oltre i progetti: responsabilità, potenzialità e strategie della filantropia istituzionale per lo sviluppo del Paese”. A coordinare i lavori Stefano Folli, giornalista del sole 24 ore.

Introduzione ai lavori

Gianluca Comin, consigliere della Onlus Enel Cuore, nel dare il suo saluto iniziale e nell’aprire ufficialmente l’incontro ha tenuto a rimarcare come questi lavori rappresentino un importante opportunità di scambio di esperienze e soluzioni tra le diverse fondazioni ed enti erogatori, sottolineando al contempo la necessità di un dialogo tra questi soggetti, aventi finalità ed estrazioni diverse, con la speranza che tale confronto possa fare da volano per la ricerca di un comune denominatore di lavoro e di una comune piattaforma di rivendicazioni da avanzare nei confronti delle istituzioni. Un concetto che viene ben ripreso da Felice Scalvini, presidente di Assifero, quando nel corso del suo intervento ripete a più riprese che il nostro paese (l’Italia, ndr) ha assoluto bisogno di una filantropia istituzionale che sia innanzitutto consapevole, integrata e organizzata. “La consapevolezza si costruisce in larga misura attraverso il confronto e la conoscenza di cosa fanno gli altri, di cosa fanno i soggetti che sono simili a noi”, esordisce Scalvini, che non manca di ricordare anche l’importanza, in questo contesto, del profilo organizzativo, con il fondamentale ruolo svolto da Assifero nel cercare di mettere insieme i diversi soggetti rientranti nell’ambito della filantropia istituzionale “per organizzare il profilo di rappresentanza di questo mondo nei confronti della società, delle istituzioni e del mondo della politica e dell’economia”. Non di minor rilievo l’auspicio rivolto dal presidente stesso affinché le numerose realtà delle fondazioni e degli enti di erogazione riescano a raggiungere un maggior grado di integrazione tra loro anche sul piano operativo dal momento che “la capacità di integrarsi e di lavorare assieme rappresenta un moltiplicatore dell’originaria capacità di intervento di ciascuno”.

Dialogare attraverso le esperienze

Dopo questi due illuminanti interventi, che hanno avuto il pregio di tracciare il passo della giornata, si è proceduto con la presentazione di una serie di esperienze aventi tutte come obiettivo quello di far conoscere al pubblico presente in sala operazioni che hanno visto al loro interno l’integrazione più soggetti.

Il primo a prendere la parola è stato Fabrizio Serra, che dopo una breve presentazione della storia della Fondazione Paideia, di cui è direttore, ha individuato nell’attività di promozione di progettualità a livello territoriale a favore dell’infanzia la principale anima della fondazione stessa. E’ in questo contesto che ha preso corpo nel 24 un innovativo progetto in materia di affido che ben presto, grazie soprattutto agli ottimi successi raggiunti, è stato riconosciuto a tutti gli effetti dal Comune di Torino come una valida modalità di intervento all’interno delle politiche sociali di competenza comunale.

Subito dopo Piero Iacomoni, vicepresidente della Fondazione Monnalisa, ha incentrato il suo discorso sull’illustrazione del progetto Welf.ar mix e in particolare della cittadella della sicurezza stradale realizzata a Castiglion Fiorentino in provincia di Arezzo, per la realizzazione della quale è risultato fondamentale il supporto proveniente sia da privati, che hanno contribuito per mezzo di una raccolta fondi o prestando opera di volontariato, che dalle istituzioni.

Con Ida Linzalone si è parlato del progetto World of difference, promosso dalla Fondazione Vodafone, figlia dell’omonima multinazionale leader nel campo delle telecomunicazioni, il cui ambito privilegiato di intervento è quello delle periferie urbane più degradate. Il modello inaugurato con il progetto medesimo è focalizzato sull’attività di ricerca, messa in moto dalla fondazione stessa, di individui che siano in possesso di particolari competenze, che possano essere messe a disposizione dei diversi soggetti operanti sul territorio prescelto di intervento, in modo tale da accrescere la qualità del loro lavoro.

Ultimo in ordine di tempo l’intervento di Francesco Zanchi, il quale nel 28 ha dato vita alla St. Lawrence Foundation, che incentra i suoi sforzi principalmente nei Paesi meno sviluppati dell’Africa, utilizzando un innovativo approccio di lotta alla povertà che cerca di mirare al cuore del problema: l’idea è che questi paesi non sono poveri intrinsecamente ma sono poveri perché sono gestiti male. L’apertura dell’ Università di Makeni in Sierra Leone rientra proprio in questo tipo di discorso, per cui il sistema può essere curato alla radice solamente creando una classe dirigente che sia poi in grado di investire in loco le sue conoscenze e che abbia il cuore di gestire il bene pubblico nell’interesse generale dei cittadini e non nell’interesse privato.

Le relazioni di Capaldo e De Rita

La seconda parte della giornata è stata monopolizzata dagli interventi di Pellegrino Capaldo, presidente della Fondazione Talenti, e di Giuseppe De Rita, presidente della Fondazione Censis.

Secondo Capaldo, la filantropia istituzionale ha titolo a darsi un ruolo più importante di quello svolto sin ora, ossia di azione integrativa rispetto a quella dello Stato, e tutto ciò è possibile solamente passando attraverso una “destatalizzazione del sociale” (ipse dixit) nel nostro paese “intendendo con questa espressione non un abbandono da parte dello Stato di un certo impegno in campo sociale ma un complesso processo attraverso il quale lo Stato via via esce dal campo sociale come operatore attivo lasciando tale ruolo al mondo privato e recuperando un ruolo di orientatore e di ispiratore e di garante di ultima istanza di copertura di tutti i bisogni”. A detta di Capaldo, lo Stato deve agire prevalentemente attraverso la leva fiscale, non solo in un’ottica preventiva ma anche e soprattutto di sostegno nei confronti di tutti coloro che intendono impegnarsi nel sociale. A tal proposito lancia l’idea del credito d’imposta, per cui tutti coloro che sostengono iniziative di grande valore sociale devono in cambio ottenere un credito d’imposta in rapporto a quello che si dona, con una percentuale da graduare a seconda dell’intensità dell’interesse generale in gioco. Ma in attesa che un progetto/processo così ambizioso si realizzi, il relatore suggerisce la costruzione di una infrastruttura sociale nazionale, ossia di una rete di monitoraggio del territorio, articolata in tante piccole entità, “che sappiano leggere i bisogni del territorio, non solo quelli palesi ma anche e soprattutto quelli che giacciono nascosti”.

De Rita, riprendendo il discorso di Capaldo, sottolinea come in realtà determinati processi, tra i quali può essere annoverato anche quello appena descritto di destatalizzazione del sociale, richiedano tempi lunghi di trasformazione. “ Per capire come si configurerà il nuovo modello ci vorrà del tempo, così come ci volle del tempo perché gli altri modelli del passato venissero a maturazione” afferma lo stesso De Rita, mettendo in guardia sul fatto che per approdare ad un nuovo modello è necessario anche capire con quale filosofia arrivarci, se con quella che punta sulla convergenza o con quella che privilegia un cammino in ordine sparso dei vari soggetti operanti nel sociale. La conclusione a cui arriva il presidente della Fondazione Censis è quella volta a prediligere un tipo di convergenza che non conduca ad una rigida dimensione unitaria e che abbia al contempo come sottofondo una società che alimenta e padroneggia sé stessa, in cui viga un senso della responsabilità personale e di gruppo molto forte, una sorta di responsabilità civile che vada al di là della semplice filantropia, il tutto inserito in una dimensione comunitaria. “Avuta chiara la filosofia di riferimento, la tappa finale diventerebbe la costruzione di una grande infrastruttura sociale, un punto di riferimento per coloro che hanno un bisogno sociale o si occupano di sociale”, conclude De Rita, ma non prima di aver ricordato ancora un’ultima volta che il nuovo modello di copertura sociale è un percorso che è destinato a maturare molto lentamente (o almeno questo la storia insegna).

Conclusione

Una serie di interventi fuori programma hanno concluso la giornata, tra i quali è da citare quello tenuto da Gregorio Arena, presidente di Labsus, di cui abbiamo riportato notizia sul nostro sito (clicca qui).



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