La scarsa presenza femminile nelle istituzioni evidenzia un processo di democratizzazione incompiuto
Società

Le donne nelle istituzioni

Luci e ombre di una partecipazione democratica

È stato presentato oggi nella sala della Lupa a Montecitorio il rapporto “Le donne nelle istituzioni” curato da Marina Calloni (Università di Milano Bicocca) e Lorella Cedroni (Sapienza Università di Roma).
I lavori del convegno, promosso dalla Fondazione della Camera dei deputati, sono stati introdotti dal presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini e dal presidente della Fondazione, Fausto Bertinotti; sono intervenute sul tema la giornalista Lucia Annunziata, la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, la vice presidente di Confindustria Cristiana Coppola e il ministro della gioventù Giorgia Meloni.

Contraddizioni e ambiguità della presenza femminile

“La parità di genere è un vulnus della partecipazione politica anche oltre i confini dell’Italia”. Con queste parole il presidente della Camera ha aperto i lavori del convegno, sottolinenando come gli stessi padri costituenti abbiano voluto dare un contributo all’eliminazione di possibili disparità di trattamento tra uomo e donna, pur nel riconoscimento delle reciproche differenze.
Il presidente della Fondazione della Camera, ha sottolineato la contraddizione esistente tra la presenza delle donne nella società e il mancato riconoscimento di tale presenza. Le donne ha aggiunto il presidente, sono in prima linea in un impegno di lungo periodo che le vede investite della responsabilità delle attività di cura nei confronti dei figli, intese come investimento sul futuro dell’intero paese, che pregiudica però il loro ruolo nel mondo del lavoro.

Da soggetto debole a soggetto discriminato

Il ruolo della donna nel mondo del lavoro è stato al centro dell’intervento della segretaria della Cgil,
la quale ha sottolineato come nel tempo sia cambiata la prospettiva con la quale guardare a questo tema. Si è passati infatti da una richiesta di tutela delle donne in quanto soggetto debole, ad una richiesta dettata dalla non discriminazione, segnalando un cambiamento implicito del ruolo, al quale non ha corrisposto un riconoscimento di pari trattamento.
Allo stesso tempo, ciò non deve comportare un livellamento che non tenga conto delle differenze che chiamano in causa a loro volta la maternità, il coinvolgimento nelle attività di cura, che comportano un allontanamento, anche solo temporaneo, dal mondo del lavoro, che non sempre è frutto di una libera scelta.
Ciò si ripercuote anche sui ruoli apicali. Come sottolineato dalla vice presidente di Confindustria, le donne imprenditrici in Italia sono il 23 percento, vale a dire un quarto degli imprenditori uomini, evidenziando una perfetta specularità rispetto alle elette in Parlamento.

I dati del rapporto

La prof.ssa Lorella Cedroni ha illustrato i dati del rapporto che ricostruisce con una prospettiva storica la presenza delle donne nelle istituzioni italiane. Indubbiamente tale presenza è cresciuta nel tempo: a partire dalle ventuno donne elette all’Assemblea costituente, si è giunti alle 133 donne presenti nella Camera dei deputati che rappresentano il 21 percento dei membri del Parlamento. Malgrado questa crescita, l’Italia si colloca al ventiquattresimo posto tra i ventisette Stati membri dell’Unione europea.
Per quanto riguarda alcuni dati strutturali, la provenienza geografica privilegia le regioni del centro-nord e le donne elette presentano un livello di istruzione più alto; hanno un’età mediamente inferiore per la prima elezione, ma la loro carriera politica come deputati ha una durata più breve.
La presenza delle donne nelle istituzioni politiche non può prescindere dalla considerazione di due aspetti fondamentali spesso interrelati tra loro: il sistema partitico e il sistema elettorale. L’attuale sistema elettorale ha infatti favorito la presenza quantitativa delle donne, ma l’accentramento del potere nelle mani di una leadership di partito ne ha ridotto l’autonomia e la qualità della presenza.
In pratica, la scarsa presenza femminile nelle istituzioni, chiama in causa un processo di democratizzazione sostanzialmente incompiuto, segno di una debolezza della democrazia italiana nel suo insieme.

Verso una rappresentanza di genere?

Le teorie sulla rappresentanza politica hanno sempre preso le distanze da una interpretazione sociologico-descrittiva della rappresentanza che implica l’autorappresentazione e di conseguenza la frammentazione della rappresentanza stessa. Nel corso del convegno è più volte emersa la tesi in base alla quale le donne saranno ben rappresentate solo se si raggiungerà il 5 percento della presenza femminile in Parlamento, pur nella consapevolezza generale che quantità non significa necessariamente qualità e che una donna, come è stato sottolineato dalla giornalista Lucia Annunziata e, in conclusione dei lavori, dal ministro Meloni, può anche essere degnamente rappresentata da un uomo.
In occasione della passata edizione della festa della donna non abbiamo mancato di evidenziare sulle pagine di questa rivista come emergano delle differenze sostanziali tra partecipazione politica e sociale e come le cittadine attive siano percentualmente superiori a quelle presenti nelle istituzioni; al tempo stesso, grazie ad una maggiore presenza femminile, l’agenda politica potrebbe essere ridefinita a partire da una diversa gerarchia di priorità, nel convincimento che un’altra idea di mondo passa attraverso un diverso ruolo della donna nelle istituzioni.



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