Sotto accusa è il regime di legalità , che ha tradito le sue stesse aspettative ed ha permesso il saccheggio
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Beni comuni: regime di legalità e trasformazioni globali

L'analisi del saggio di Mattei e Nader

Il secondo incontro delle letture sul tema dei beni comuni – a differenza dell’incontro introduttivo, che aveva seguito le modalità della tavola rotonda – si è articolato secondo lo schema “classico” della riflessione a partire da volumi di recente pubblicazione. Il volume prescelto per questo secondo appuntamento nell’aula magna storica dell’università di Pisa, è stato “Il saccheggio. Regime di legalità e trasformazioni globali” di U. Mattei e L. Nader, Mondadori, Milano, 2010.

La coordinatrice dell’incontro, prof.ssa Enza Pellecchia dell’Università di Pisa, ha posto subito al centro del suo intervento la pars destruens del libro di Mattei: le responsabilità del diritto nella politica predatoria dell’occidente nei confronti del resto del mondo.

Rispetto ad essa la pars costruens, che è una piccola e fioca luce rispetto al fosco bilancio dell’esistente, è concretizzata nella prospettiva del ritorno ad una rule of law popolare che si autolegittima dal basso e vede la sua giuridicità nei comportamenti sociali diffusi.

E proprio il concetto della rule of law, in quanto feticcio della società occidentale, è stato l’oggetto prevalente delle riflessioni della prof.ssa Marisa Meli (Università di Catania) e della prof.ssa Costanza Margiotta (Università di Padova), alle quali era affidato il compito di introdurre la discussione.

L’intervento della prof.ssa Meli

L’intervento della prof.ssa Meli è partito dal constatare come “Il saccheggio. Regime di legalità e trasformazioni globali” sia un libro di denuncia del lato oscuro della legalità e quanto grandi siano le responsabilità del diritto, quale nuova lex mercatoria imposta delle multinazionali e dalle corti arbitrali, nell’espoliazione perpetrata dall’occidente opulento ai danni del mondo.

La prof.ssa Meli si è domandata se non sia provocatorio puntare il dito contro il diritto, inteso come strumento di dominio della cultura occidentale sulle altre. La sua risposta a tale interrogativo è affermativa, ma nel contempo ne riconosce l’utilità al fine di dare visibilità al “saccheggio”.

Nel libro è sotto accusa il regime di legalità, che ha tradito le sue stesse aspettative ed ha permesso, divenendone complice, il saccheggio. Proseguendo però nell’analisi del libro la Meli sottolinea come, oltre alla rule of law, debba individuarsi un altro responsabile, il neoliberismo: tale sistema economico ha rinunciato a farsi interprete dei valori del welfare state.

A tal proposito si rende necessaria, dato il fallimento del sistema, una riflessione sulla tendenza del mercato alla sua autodistruzione e su come l’economia sociale di mercato sia strumento per regolare il mercato stesso ed assicurare i beni della vita in senso ampio agli individui.

L’intervento della prof.ssa Margiotta

Il punto di vista della prof.ssa Margiotta è quello del filosofo del diritto che si interroga, sempre a riguardo della rule of law, se “buttandola via si getti l’acqua sporca od il bambino”.
Dopo un’analisi storica di come lo stato di diritto sia frutto di due rivoluzioni incompiute – quella inglese del 164 e quella in Germania del 1848 – che fecero vincere la posizione che secolarizzava il diritto dei contratti e della proprietà, la Margiotta si pone l’interrogativo di cosa si intenda con rule of law, la dimensione formale oppure quella sostanziale del what we mean by law, avente il fine di proteggere la proprietà e lo stato proprietario.

Il ragionamento parte dalla constatazione che il diritto si è mosso ideologicamente laddove vi era carenza (carenza di modernità, di sviluppo) al fine di giustificare il saccheggio.

Vi è una linea di continuità nelle responsabilità del diritto che passa dal colonialismo attraverso la decolonializzazione, in cui il diritto è strumentale alla tutela della proprietà, per arrivare all’imperialismo.

Da ultimo la prof.ssa Margiotta si è focalizzata sulla dimensione internazionale ed ha osservato come il diritto internazionale usi le categorie giuridiche occidentali: nel caso del Sahara occidentale la Corte internazionale di giustizia non applica la categoria dell’autodeterminazione dei popoli poiché si trova in presenza di un popolo nomade che quindi non può costituirsi come Stato.

Il diritto internazionale sta subendo una fase di frammentazione in quanto riflesso della disgregazione globale: un anticorpo di tale processo viene individuato nel ruolo che possono svolgere le Corti, e, nello specifico, garante dell’unitarietà del sistema deve diventare la Corte internazionale di giustizia.

Le riflessioni dell’autore Ugo Mattei

Le conclusioni del dibattito sono state svolte dall’autore del libro, il prof. Ugo Mattei.
Nel ripercorrere la genesi dell’opera sottolinea come la fase storica aperta dal crollo delle torri gemelle ha coinciso con la messa a nudo del feticcio della rule of law.

Era quello un momento storico in cui si stavano gettando le basi di un nuovo capitalismo, basato sulla grande astrazione ideologica dello stato di diritto.

Il capitalismo in cui viviamo è una combinazione, variamente modulata, di stato e proprietà; da tali categorie fondamentali dell’occidente giuridico scaturisce la pars costruens del libro: quale l’alternativa?

I commons sono un’opposizione frontale alla proprietà ed allo stato e sono il “luogo” di una giuridicità altra, non luogo del “non diritto”.

In definitiva, i beni comuni sono una categoria di contrappeso dell’efficienza economica ed uno strumento per evitare che il diritto contribuisca a generare disuguaglianza.



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