Il vandalismo "offende" la città provocando danni economici e sociali alla comunità
Notizie

Educazione civica on the road

Quanto ci costa riparare i danni del vandalismo?

Scarabocchi, tags, affissioni abusive, spesso pubblicitarie ed elettorali, sono esempi classici di come si può danneggiare un bene comune. Quando sui banchi di scuola si provava ad insegnare educazione civica, per molti era un’occasione di svago, non era considerata una materia di studio, forse perché ad essa si associava l’idea, noiosa per qualsiasi giovane studente, di rispetto delle regole. Invece, il caso di un gruppo di alunni di una scuola elementare ci mostra non solo come il rispetto per la propria comunità e il senso civico siano ancora vivi ma anche i costi sociali ed economici del vandalismo.

Un vetro rotto a piazza Re Enzo, nel centro di Bologna, è stata l’occasione per mobilitarsi: i bambini della classe III B della scuola Manzolini sono stati protagonisti di un’iniziativa finalizzata a mettere in luce i costi che paga tutta la comunità per i danni causati ai beni pubblici. Non solo per quelli economici, anche lo scenario che fa da sfondo alla vita quotidiana ha la sua importanza. Vivere in un posto curato e accogliente è più piacevole che vivere in un posto degradato e rovinato, considerando comunque che le spese di riparazione avrebbero potuto finanziare attività più utili.

I bambini, accompagnati dalle maestre Mariaurora Vavalà e Morena Bortolotti, non si sono limitati al vetro rotto, ma hanno continuato il programma didattico percorrendo a piedi le vie del centro storico e documentando fotograficamente i segni e le offese del vandalismo sui muri e sulle strade di Bologna. Educazione civica on the road.
A conclusione dell’iniziativa hanno poi esposto dei cartelloni con le loro foto di denuncia e consegnato ai passanti un volantino che, illustrando il progetto, invitava a “custodire la bellezza della città” ed a riflettere sul fatto che “in una città pulita e curata si vive meglio, tutti”.

L’iniziativa è parte del progetto “La città civile” che vede le scuole bolognesi impegnate nel campo dell’educazione civica insieme a: Centro Antartide, Regione Emilia-Romagna, Comune e Azienda Usl di Bologna, Fondazione del Monte, Legacoop, Manutencoop, Avola coop, Coop Adriatica, Conad, Hera, Archiginnasio, Biblioteca Sala Borsa, Flashgiovani, Arci, Uisp, Ancescao. Il racconto delle iniziative realizzate è sul sito www.lacittacivile.it.

I prossimi appuntamenti di Labsus

Le esperienze concrete di sussidiarietà orizzontale si stanno moltiplicando sul territorio nazionale e Labsus è impegnato direttamente, in sintonia con le istituzioni, in progetti di decoro urbano anche nelle scuole (Rock your school – Scuola di manutenzione civica dei beni comuni), dove gli studenti ancora una volta si sono dimostrati motivati ed entusiasti. Bisogna considerare infatti, che le risorse che ogni anno la provincia di Roma riserva alla manutenzione scolastica sono per più del 5 percento destinate alla riparazione dei danni provocati dagli studenti.

I prossimi appuntamenti sono: il 3 maggio (Liceo Righi di Roma) e il 7 giugno (Liceo Farnesina di Roma); gli interventi concreti di cura civica delle due scuole consisteranno nel recuperare le mura interne imbrattate da graffiti nel primo caso e nel ripulire il giardino nel secondo.

Conoscere la storia di un palazzo, di un ponte, di una strada, di una piazza fa sentire il singolo membro di una comunità, non lo rende rispettoso del bene comune per paura di un’eventuale sanzione, ma perché si sente parte attiva del quartiere, della città, un giorno forse dell’intero paese. Purtroppo il senso di rispetto è legato al diritto di proprietà; nessuno, o quasi, danneggerebbe volontariamente la propria abitazione o il proprio negozio, ma in pochi si preoccupano di ciò che non gli appartiene strettamente.

Maturare un senso di appartenenza, potrebbe essere questa una soluzione al vandalismo; per favorire la nascita di questo legame non è sufficiente l’educazione, ma è necessario permettere ai cittadini di partecipare attivamente alle scelte della pubblica amministrazione e quindi alla gestione delle risorse.
Non bisogna comunque attribuire ai termini appartenenza e comunità un’accezione negativa, escludente, che li accosti al concetto di patria, tendenzialmente pericoloso se non approfondito.

Un’altra strada è quella dell’informazione sui costi economici dell’inciviltà, che priva delle risorse necessarie altri settori; tema nei confronti del quale tutti dimostrano particolare preoccupazione.

Le potenzialità del principio di sussidiarietà potrebbero aprire enormi spazi di intervento per i cittadini attivi nella tutela dei beni comuni, soprattutto se si progettassero dei regolamenti che vincolassero le amministrazioni a gestire le eventuali risorse risparmiate attraverso l’impegno dei singoli, coinvolgendo la cittadinanza.



Lascia un commento