Anche l'Istat scende in campo per l'individuazione di nuovi strumenti di misurazione del benessere
Sussidiarietà ed economia

Il dibattito sul PIL

Anche l'Istat in prima linea

Dopo Francia e Gran Bretagna, anche l’Italia si inserisce nel dibattito sul Pil e sulla ricerca di nuovi indicatori per la misurazione del benessere del paese.
A tale scopo è stato insediato un Comitato di Indirizzo Cnel/Istat, composto da venti membri in rappresentanza delle due istituzioni, della società civile e dell’Ocse.
L’iniziativa si inserisce in un dibattito più ampio sul divario che si sarebbe determinato all’interno delle nostre società tra il benessere, così come rilevato attraverso le variabili macroeconomiche e la percezione dello stesso da parte dei cittadini. Ad essere chiamato in causa è il Pil come strumento di misurazione del benessere di un paese.

Nuovi indicatori del benessere

In una prima fase, il Comitato di Indirizzo Istat/Cnel dovrà identificare i “domini” fondamentali da adottare per la misurazione del benessere in Italia (es. condizioni di vita materiali, salute, istruzione e competenze, governance e diritti di base, ambiente, relazioni sociali, lavoro, ecc.) e integrare la soddisfazione verso aspetti specifici della vita nei domini corrispondenti o identificare un dominio unico in cui inserire tutti gli indicatori soggettivi di soddisfazione. Si dovrà inoltre valutare se i domini avranno la stessa rilevanza per tutti o se ci saranno delle differenze legate a particolari settori della società (giovani, anziani, donne, ecc…)

L’iniziativa dell’Ocse

L’Ocse ha dedicato a questo tema il prossimo incontro che si terrà a Parigi dal 24 al 26 maggio, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione della celebre istituzione economica. Attraverso la “Better Life Initiative”, l’Ocse ha creato uno strumento interattivo denominato “Better Life Index” attraverso il quale i cittadini dei diversi paesi possono elaborare il proprio “indice per una vita migliore” a partire da undici dimensioni individuate come essenziali: abitazione, reddito, lavoro, comunità, educazione, ambiente, governance, salute, soddisfazione di vita, sicurezza, equilibrio vita-lavoro.
L’Indice sarà online a partire dal 24 maggio e registrerà il parere di tutti coloro che vorranno contribuire alla ridefinizione dei criteri di valutazione del benessere.

Oltre frontiera

Anche altri paesi europei hanno da tempo intrapreso una serie di iniziative che vanno in questa direzione e delle quali ci siamo spesso occupati sulle pagine di questa rivista.
Nel febbraio del 28 il presidente francese Sarkozy ha istituito la Commissione Stiglizt, Sen, Fitoussi, il cui operato ha dato vita ad un rapporto che ha aperto un accesso dibattito in tutto il mondo. Nel 29 la stessa Commissione europea ha pubblicato una comunicazione dal titolo: "Non solo Pil. Misurare il progresso in un mondo in cambiamento".
A Novembre del 21 il Primo Ministro inglese David Cameron ha chiesto all’Ufficio nazionale di statistica (Ons) di avviare un dibattito aperto sul benessere nazionale e di elaborare degli strumenti per misurarlo.

La “new economy”

Negli ultimi anni con il termine “new economy” si intendeva fare riferimento alle nuove frontiere dell’economia rese possibili dalla rete. Oggi potremmo dire che a questa accezione, che è ancora tutta all’interno di una visione tradizionale dell’economia e dei suoi strumenti di misurazione, se ne affianca un’altra che guarda ad un altro modo di “fare economia”, che prenda in considerazione una nozione più ampia di sviluppo e di benessere a partire dalle reali esigenze dei cittadini. Gli scettici sostengono che abbandonare gli strumenti di rilevazione quantitativa del benessere per adottare criteri qualitativi sia materialmente impossibile perché comporterebbe il passaggio da una dimensione oggettiva ad una soggettiva.
L’interesse di questo dibattito però non è solo metodologico, perché si prefigge anche una finalità pratica, volta ad indirizzare le scelte politiche che sono sempre più chiamate a confrontarsi con le aspettative dei cittadini e con un modo nuovo di percepire i loro diritti di cittadinanza.



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