Intangible goods capaci di migliorare la vita di ciascuno
Notizie

Il valore aggiunto delle relazioni sociali

A Bologna il dibattito sui beni comuni

Capitale sociale e valore aggiunto delle relazioni sociali sono stati il fil rouge attraverso cui, giovedì 31 marzo 2011 a Bologna, accademici ed esperti di terzo settore hanno dibattuto sulla qualità e l'incidenza delle relazioni sociali oggi.

Sono stati così presentati i risultati di una ricerca Prin (27-29) intitolata "Reti societarie, capitale sociale e valorizzazione dei beni pubblici" condotta da tre unità di ricerca (Bologna, Milano, Verona). Nell’ipotesi di fondo che il capitale sociale sia la variabile interveniente capace di mediare la qualità e la quantità dei beni pubblici, lo scopo della ricerca è stato quello di analizzare, sia dal punto di vista quantitativo che di quello qualitativo, come il capitale sociale possa contribuire a valorizzare tali beni pubblici.

Le unità d’indagine

Nello specifico l’unità di Verona si è occupata delle reti di prossimità indagando come il capitale sociale potesse con il ciclo di vita delle persone; l’unità di Bologna ha indagato le diverse tipologie organizzative di terzo settore e privato sociale sviluppando indicatori ah hoc per ogni organizzazione; l’unità di Milano ha tentato invece una operativizzazione ulteriore del capitale sociale all’interno delle reti multilivello delle organizzazioni di terzo settore.

Le reti di relazioni a carattere fiduciario e cooperativo, che una persona ha nel suo contesto di vita – nella presupposizione che da tali relazioni il soggetto possa trarre risorse materiali e immateriali utili al suo agire – sono state analizzate nelle diverse componenti del terzo settore e del privato sociale (cooperative sociali, associazioni familiari e di mutuo aiuto, reti e gruppi informali, singole organizzazioni che forniscono servizi alle persone e a organizzazioni multilevel) per capire come essere possano contribuire a creare una maggior coesione sociale.

Gli interventi

Il volume (1) presentato ha mostrato come non vi sia un unico modo di misurare la relazione fra il capitale sociale e beni pubblici: una pluralità di metodi d’indagine ha riflettuto probabilmente l’identità ancora ambigua del terzo settore in Italia. Da questo punto di vista, è stato interessante l’intervento di Stefano Zamagni, presidente Agenzia per le Onlus, il quale ha affrontato la possibilità di osservare e misurare i beni pubblici, ponendosi oltre il dibattito fra le posizioni neo-positiviste – che ritengono misurabili solo le misure quantitative – e le derive soggettiviste- che rinunciano ad ogni tentativo di misurazione.

In un’ ottica di promozione di misure di welfare realmente capacitanti per la vita delle persone, Zamagni ha introdotto una visione non additiva, ma emergentista del privato sociale, come soggetto fondamentale per la produzione e ri-generazione del capitale sociale, anche in partnership con pubblico e privato.

Con questo volume, in un’Italia in cui spesso ci dimentichiamo dei beni pubblici e dell’importanza di prendersene cura, si è riaperto il dibattito su quegli intangible goods capaci di migliorare la vita di ciascuno e di arricchire la cultura civica del nostro Paese.

(1) Il valore aggiunto delle relazioni sociali, Pierpaolo Donati, Ivo Colozzi (a cura di), Sociologia e politiche sociali, 1, 211, Roma, FrancoAngeli.



Lascia un commento